La corona di ferro

Nell’immaginario regno di Kindaor, Sedemondo uccide re Licinio, suo fratello, e ne usurpa il trono. Vorrebbe far seguire la stessa sorte ad Arminio, figlio del monarca spodestato, che abbandona nella foresta alla mercé dei leoni. Ma il ragazzo riesce a scampare alla morte. Quarto capitolo della fertile collaborazione tra Alessandro Blasetti e Gino Cervi. Raffinata la regia di Blasetti, capace di realizzare un film di pura fantasia, quasi una favola, ma con frequenti allusioni al clima politico dell’epoca. (andrea tagliacozzo)

Cronaca di un amore

Primo film di Michelangelo Antonioni, all’epoca trentottenne, che qualche anno prima aveva avuto un’esperienza (alquanto traumatica) come aiuto-regista di Marcel Carné. Un industriale milanese, sposato a una giovane di Ravenna, fa compiere delle indagini sul passato della moglie. Un amico di quest’ultima, in gioventù innamorato della ragazza, intuisce la cosa e si reca a Milano per avvertirla. Fin da questo suo esordio, nel bene e nel male (a seconda dei gusti e dei punti di vista), il cinema di Antonioni ha già quelle caratteristiche che si ritroveranno nelle opere successive del regista: ritmi lenti e piani sequenza interminabili nell’analisi lucida e spietata dei tormenti esistenziali dei protagonisti. (andrea tagliacozzo)

I promessi sposi

Dignitosa trasposizione cinematografica del celebre romanzo di Alessandro Manzoni realizzata con dovizia di mezzi dalla Lux. Verso la fine del ‘600, durante la dominazione spagnola, l’unione di due giovani lombardi è ostacolata dal perfido Don Rodrigo, innamorato della ragazza. Buona l’interpretazione di Gino Cervi nei panni di Renzo. (andrea tagliacozzo)

Un’avventura di Salvator Rosa

Il protagonista della vicenda è un pittore dalla doppia personalità che, sotto le spoglie dello spadaccino Formica, si batte per il popolo oppresso dal viceré di Napoli e dal conte Lamberto. Grande senso del ritmo e dello spettacolo da parte di Alessandro Blasetti che al suo apogeo di regista firma uno dei suoi film migliori. Tra gli interpreti, Osvaldo Valenti, in quegli anni spesso relegato in parti da «cattivo», e lo straordinario Gino Cervi, protagonista di molti altri film del regista. (andrea tagliacozzo)

La lunga notte del ’43

A Ferrara, nel 1943, il partito fascista è lacerato da due diverse correnti: quella moderata del Bolognesi e quella più ortodossa e fanatica del federale Artuisti. Quest’ultimo fa assassinare il rivale e incolpa gli antifascisti, scatenando un’immediata rappresaglia da parte delle camicie nere. Felice esordio dietro alla macchina da presa del giornalista politico Florestano Vancini con un film di grande intensità, scritto da Ennio De Concini e Pier Paolo Pasolini. Ottimo Enrico Maria Salerno, premiato con il Nastro d’argento, mentre il film si aggiudicò il premio come Opera prima al Festival di Venezia.
(andrea tagliacozzo)

Il ritorno di Don Camillo

Trasferito in uno sperduto paesino di montagna, il povero Don Camillo sente terribilmente la mancanza dei suoi ex concittadini. Il sindaco Peppone, suo antico rivale, si adopera con il vescovo per ottenerne l’immediato ritorno. Il film, sorretto da una discreta sceneggiatura e da una regia senza guizzi particolari ma funzionale, si risolve nella solita gara di bravura tra Fernandel e Gino Cervi. Ai due, in un ruolo di contorno, si aggiunge l’eccellente Paolo Stoppa.
(andrea tagliacozzo)

Il cardinale Lambertini

Dall’omonima commedia di Alfredo Testoni. Nel 1739 Bologna è presidiata dalle truppe spagnole comandate dal crudele Duca di Montimar. Il cardinale Lambertini prende a cuore l’amore contrastato di un giovane laureato e di una bella contessina che l’ambiziosa matrigna vorrebbe dare in sposa al Duca. Ottima l’interpretazione di Gino Cervi, un po’ meno la convenzionale regia di Pastina.
(andrea tagliacozzo)

Ettore Fieramosca

Pur amando il soldato di ventura Ettore Fieramosca, la castellana di Monreale sposa il più titolato Graiano d’Asti. Ma dopo il matrimonio quest’ultimo si rivela un traditore: fa uccidere gli uomini del castello e dà libero passo alle armate francesi. Non è una delle migliore pellicole in costume di Alessandro Blasetti, anche se sul piano puramente visivo non manca di una certa eleganza. Ottima, come al solito, la prova di Gino Cervi. (andrea tagliacozzo)

Don Camillo monsignore…ma non troppo

Quarto film della fortunatissima serie. I due simpatici antagonisti hanno fatto carriera: Peppone ha ottenuto la sospirata carica di senatore, mentre Don Camillo ha fatto un bel passo in avanti nella gerarchia ecclesiastica diventando monsignore. Ma a Brescello, il loro piccolo paese, le liti sono ancora all’ordine del giorno. Le situazioni sono quelle di sempre, ma continuano a divertire. Il merito, ovviamente, è soprattutto dei due protagonisti.
(andrea tagliacozzo)

Anni ruggenti

Dopo
Anni difficili
e
Anni facili
, il regista Luigi Zampa torna a parlare del ventennio fascista, stavolta ispirandosi al racconto di Gogol
L’ispettore generale
. Un assicuratore si reca nel Meridione per ragioni di lavoro, ma a causa di una serie di equivoci viene creduto un gerarca in incognito. Quando sta per fidanzarsi con la figlia di uno degli uomini più importanti della cittadina, la verità viene a galla. Non troppo apprezzato dalla critica, il film andrebbe rivalutato, non fosse altro che per l’ottima prova di Nino Manfredi. Inferiore, comunque, ai film precedenti sopracitati.
(andrea tagliacozzo)

Le miserie del signor Travet

Dalla commedia omonima di Vittorio Bersezio. Nella Torino della fine del secolo scorso, un impiegato dal carattere mite e remissivo deve subire le angherie del principale e le sfuriate della bella e giovane moglie. Quando la donna si lascia corteggiare dal superiore del marito, quest’ultimo, per reazione, si ribella. Una delle migliori regia dello scrittore Mario Soldati. Ottimi tutti gli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

La signora senza camelie

Una commessa divenuta starlette di pellicole dozzinali sposa un produttore per fare il salto di qualità e darsi al cinema impegnato. Il film che gira è un fiasco: il marito finisce sul lastrico e ben presto si giunge al divorzio. La donna torna a recitare in un filmetto senza pretese per risollevare le proprie sorti, ma tutto va male. Un tagliente affresco sul mondo di Cinecittà, con titolo che parodia il celebre romanzo La signora delle camelie. Film di transizione.

Che gioia vivere

Nella Roma del primo dopoguerra, all’avvento del fascismo, un giovane s’impiega in una tipografia dove lavorano dei simpatizzanti anarchici. Per una serie di circostanze partecipa a un attentato antifascista, attirando l’attenzione dei gerarchi. Una gustosa commedia farsesca, diretta con grande mestiere e senso del ritmo da René Clement. Divertentissimo Tognazzi, tutto vestito di nero, nella parte di uno degli anarchici. (andrea tagliacozzo)

Fabiola

Nella Roma del periodo imperiale, l’assassinio del senatore Fabio Severo scatena la persecuzione dei cristiani accusati ingiustamente dell’omicidio. La figlia del senatore, Fabiola, convintasi della loro innocenza, si schiera dalla parte dei perseguitati. Fedele ricostruzione di un oscuro episodio della storia romana, tratto dal romanzo Fabiola, ovvero la Chiesa delle catacombe scritto nel 1854 dal cardinale Nicholas Wiseman. Realizzato con mezzi imponenti e un grande cast a disposizione, il film soffrì probabilmente delle numerose ingerenze da parte dei produttori (il film venne finanziato dal Vaticano) e della vena poco felice di Blasetti, in passato autore di eccellenti drammi in costume. (andrea tagliacozzo)