Viva l’Italia

Garibaldi sbarca in Sicilia e sconfigge a più riprese i borbonici fino alla battaglia decisiva sul fiume Volturno, quando il re di Napoli ha già abbandonato la città. Rivisto oggi, a un’attenta, serena e sana analisi,
Viva l’Italia
di Roberto Rossellini appare un film assai meno ingessato e imbarazzante di quanto le necessità celebrative che furono all’origine della produzione potrebbero far supporre. Il bisogno dell’autore di
Roma città aperta
di inaugurare la fase più divulgativa e informale della sua opera trova qui e nel successivo Vanina Vanini una piena espressione, anche se all’epoca – e per tutto il periodo delle produzioni televisive – l’intenzione non fu sufficientemente compresa. Rossellini desiderava lasciarsi alle spalle un’esperienza irripetibile che, a suo giudizio, era sorpassata dall’affermarsi del nuovo mezzo. Il film è accostabile a un’illustrazione cinematografica delle pagine e dei momenti salienti di un sussidiario scolastico sul Risorgimento. Eppure la modernità di
Viva l’Italia
sta tutta nella sua retorica oleografica, intesa come elemento caratterizzante di una performance storica distanziata, volutamente esteriore e propagandistica proprio nel suo chiaro intento didattico. E allo spettatore odierno non può non rivelare, con straniante lucidità, i limiti di un discorso oggettivato dal ricorso agli stessi luoghi comuni della storiografia ufficiale.
(anton giulio mancino)

I due colonnelli

In piena seconda guerra mondiale, due colonnelli, uno inglese e uno italiano, si alternano nella conquista di Montegreco, un piccolo paese dei Balcani. Caduti entrambi in mano alle truppe naziste, i due irriducibili rivali si ritrovano a sodalizzare contro il comune nemico. Steno tenta un discorso ambizioso e semiserio sulla guerra e sul destino degli uomini, ma a funzionare sono soprattutto le interpretazioni di Totò e di Walter Pidgeon, protagonisti di alcuni gustosi duetti.
(andrea tagliacozzo)

Nel blu dipinto di blu

Un musicarello di quelli artigianali e dignitosi, prima dell’era trash Fizzariotti – Morandi – Efrikian (o, addirittura, Al Bano – Romina). Piero Tellini era un valido sceneggiatore (i film neorealisti di Lattuada e Zampa, e poi
Cronaca di un’amore
,
Napoli milionaria
,
Guardie e ladri
) che prima aveva girato solo una commedia un po’ cupa con Paolo Stoppa (
Prima di sera
). Qui scrive con Scola e Zavattini una piccola vicenda populista da tardo neorealismo rosa. Dall’Arcadia di
Poveri ma belli
qualche anno è passato e si sente. Siamo un attimo prima del boom e, tra periferie e borgate, piccoli malviventi e picari, tira un’aria simile a quella dei
Soliti ignoti
, o addirittura di certo Bolognini – Pasolini (
La giornata balorda
). La canzone del titolo viene cantata prima da De Sica e poi diventa elemento essenziale di un finale surreale (zavattiniano?) in cui un elicottero atterra tra le baracche per consentire a Modugno, appunto, di volare.
(emiliano morreale)

Prepotenti più di prima

Fiacco seguito de
I prepotenti
, girato l’anno precedente da Mario Amendola con lo stesso gruppo d’interpreti. Aldo Fabrizi e Nino Taranto sono un romano e un napoletano che, dopo il matrimonio della figlia del primo con il figlio del secondo, litigano aspramente per far stabilire i novelli sposi nelle rispettive città. Ma i giovani, esasperati, fuggono a Milano.
(andrea tagliacozzo)