La verità è che non gli piaci abbastanza

La verità è che non gli piaci abbastanza

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Alex e Gigi

Nove personaggi alle prese con l’amore, tra speranze, sotterfugi, delusioni e inganni. Gigi (Ginnifer Goodwin) è convinta che, se un uomo trascura una donna, in realtà ne è innamorato. Alex (Justin Long), invece, le dice chiaramente che se un ragazzo non la richiama, “la verità è che non gli piaci abbastanza.” Tra i due, quindi, nasce un rapporto di amicizia/consulenza, e, forse, qualcosa di più.

E poi ci sono Neil e Beth (Ben Affleck e Jennifer Aniston), che stanno insieme da sette anni: lei vorrebbe sposarsi, lui odia l’idea del matrimonio. Cosa ne sarà della loro relazione, dunque? Si lasceranno definitivamente o troveranno un compromesso?

Il matrimonio di Ben e Janine (Bradley Cooper e Jennifer Connelly), invece, procede da anni in modo monotono. Le cose si complicano quando Ben incontra Anna (Scarlett Johansson) al supermercato. Lei è un’attraente insegnante di yoga che gli dà il suo numero. Tra i due cresce un’attrazione reciproca, che sfocia in una relazione extraconiugale. Ben, tuttavia, non regge il senso di colpa e confessa il tradimento a Janine, la quale tenta di salvare il loro matrimonio. I coniugi riusciranno a riprendere le redini della loro vita o dovranno lasciarsi?

Curiosità

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Neil e Beth
  • Il film risale al 2009 ed è stato diretto da Ken Kwapis. La sceneggiatura è basata sull’omonimo romanzo di Greg Behrendt e Liz Tuccillo, sceneggiatori di Sex and the City.
  • Con un budget di circa 40 milioni di dollari, la pellicola ha incassato ben 178,4 milioni di dollari in tutto il mondo. Insomma: un grande successo, soprattutto per il pubblico giovane.
  • Il titolo originale è He’s Just Not That Into You. La traduzione italiana, quindi, è abbastanza letterale.
  • La pellicola ha ottenuto una nomination ai People’s Choice Awards e una nomination ai Teen Choice Award.
  • Le riprese sono state effettuate in California, Oregon, Maryland e Regno Unito.
  • Le musiche sono del compositore californiano Cliff Eidelman (Rotta verso l’ignotoFree Willy 3) che torna a collaborare con il regista ken Kwapis dopo la commedia per famiglie L’amore è un trucco.
  • Nella colonna sonora sono inclusi brani di Maroon 5,R.E.M.Talking HeadsCuree il singolo Last Goodbye, cover del brano di Jeff Buckley cantata da Scarlett Johansson.

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Mona Lisa Smile

Autunno 1953. Katherine Watson ottiene l’incarico di insegnante di storia dell’arte nel campus di Wellesley, nel New England. L’impatto con il prestigioso istituto non è dei migliori. Qui si formano le future mogli e madri di famiglia della borghesia americana. Le ragazze «devono» sognare l’anello di fidanzamento e non certamente l’ammissione all’università. La carriera è una prerogativa dei loro mariti. In questo clima conformista la giovane insegnante conquisterà poco a poco la fiducia delle proprie allieve, le incoraggerà a ragionare in modo indipendente e a conquistarsi spazi di autonomia. Tra le ragazze c’è Joan, in procinto di fidanzarsi e desiderosa di fare domanda d’iscrizione alla Facoltà di Legge di Yale. Giselle Levy è invece la più disinibita della classe e intreccia relazioni con uomini maturi, tra cui il professore di italiano, Bill Dunbar e il suo psicanalista sposato. Ma sarà Betty Warren, figlia di una delle più facoltose e conservatrici famiglie del paese, a dare il maggior filo da torcere alla nuova insegnante.

Mona Lisa Smile
è stato annunciato come la versione al femminile de
L’attimo fuggente
(1989). In effetti gli ingredienti che accomunano le due pellicole sono molti. Anche qui un insegnante anticonformista tenta di sovvertire le ferree regole di un istituto scolastico e si scontra con l’immobilismo della classe docente ancorata alle tradizioni. Julia Roberts come Robin Williams. Ma
Mona Lisa Smile
non commuove come
L’attimo fuggente,
che aveva più pathos, affrontava un tema delicato come quello del suicidio e scavava molto più in profondità nei drammi dei diversi personaggi.
MLS
si mantiene invece su toni più pacati, da commedia piuttosto che da film drammatico. Per metà un inno all’indipendenza delle donne e per l’altra piccolo affresco della società americana del dopoguerra. Un mondo ancora lontano dal femminismo, in cui le ragazze che si laureavano erano pochissime e la pubblicità raffigurava la donna come una perfetta massaia, accanto al tacchino o con indosso una panciera. Danneggiata da una sceneggiatura debole, la Roberts non riesce a essere trascinante come in altre passate interpretazioni e i momenti di maggior tensione emotiva sono sottolineati dagli archi della colonna sonora più che dalle battute del copione. La sensazione complessiva è quella del già visto o sentito. L’idea di fondo era interessante ed originale, occorreva però insistere di più sulle donne, il vero motore del film. I personaggi sono invece sbiaditi, poco taglienti. La colpa non è però della mediocrità degli attori ma piuttosto di quella del racconto, troppo monocorde, troppo avaro di stimoli per lo spettatore. Nessuna scena o battuta entrerà nella storia del cinema, come invece aveva fatto la celebre «oh capitano, mio capitano» de
L’attimo fuggente.
(francesco marchetti)