Casotto

Una spaziosa cabina della spiaggia libera di Ostia fa da sfondo a un campionario di umanità varia che, di volta in volta, si alterna all’interno del casotto. Sergio Citti, allievo prediletto di Pier Paolo Pasolini, si serve in maniera eccellente del notevole gruppo d’interpreti (tra i quali spicca Jodie Foster, reduce dal successo di Taxi Driver, che le valse una nomination agli Oscar) e dell’angusto spazio in cui i suoi attori sono costretti a muoversi. In grande evidenza soprattutto Gigi Proietti e Paolo Stoppa. (andrea tagliacozzo)

Meo Patacca

Meo Patacca è un bullo che fa il bello e il cattivo tempo nel suo quartiere. Acquisisce ulteriore fama dopo aver ridicolizzato il suo rivale in amore, Marco Pepe. Ma lo attende una brutta figura quando, messo al comando dell’esercito romano, viene sconfitto dai barbari. Il film è tenuto in piedi dall’incredibile bravura di Gigi Proietti, in una delle sue purtroppo rare sortite cinematografiche. I personaggi s’ispirano ad alcune leggendarie macchiette della tradizione popolare romana.
(andrea tagliacozzo)

Un’estate ai Caraibi

Diversi personaggi della nostra Italia si scontrano ai Carabi per un film corale. Roby è un bancario meridionale ipocondriaco. Una lastra ai polmoni segna la sua condanna evidenziando un male inguaribile. Il suo medico, Giacomo, gli dà appena un mese di vita. Prima di morire decide però di andare ai Caraibi. Vincenzo è un dentista di Napoli. E’ sposato con una donna gelosissima che lo tiene sotto controllo. A ragione, perché l’uomo ha un’amante, Anna, sua ex infermiera. Ma non riesce mai a vederla. Angelo lavora come autista per un palazzinaro romano, Remo. In realtà, più che l’autista, Angelo è lo schiavo di Remo. Angelo, con la morte nel cuore, è costretto a rinunciare alle sue vacanze e ad accompagnare il padrone ai Caraibi. Max lavora in una radio privata di Livorno. Fa il disc jockey, in coppia con l’amico Tommy. Max è fidanzato con Laura, una giovane e bellissima commessa. Proprio nel giorno del loro primo anniversario, Max scopre che Laura ha un altro e ha deciso di lasciarlo. Alberto è un romano trapiantato ad Antigua. Trapiantato per modo di dire. E’ stato costretto a scappare da Roma a causa del suo amore per le carte. Oberato di debiti e inseguito dai creditori fugge ai Caraibi.

Febbre da cavallo – La mandrakata

Un quarto di secolo dopo ricompare Mandrake, sempre con il vizio delle corse, incline ancora una volta a una super truffa ippica. Un omaggio al padre, Stefano Vanzina, regista nel 1976 di Febbre da cavallo. Ma soprattutto un tentativo di rievocare la tradizione della vecchia commedia all’italiana nel nuovo millennio. Risultato? Un film che lascia a desiderare, anche se l’intenzione è buona. Mancano battute forti, il coraggio di osare e di creare quella vivacità, quello humor che invece erano caratteristica essenziale di certa commedia di venti, trent’anni prima.

Bordella

Il segretario di Stato americano Kissinger, idolo dalle donne, annuncia una sua iniziativa: intende fondare un’azienda multinazionale che produca e distribuisca sesso e felicità. Un suo emissario di origini sicule fa un sopralluogo a Milano per sondare il terreno e avviare una casa di tolleranza di cui possano fruire le signore milanesi, che accolgono l’idea con entusiasmo. Film mediocre: una commedia all’italiana piuttosto scollacciata e con ambizioni (rimaste tali) di ritrarre la confusione di una società in via di cambiamento.

F.F.S.S. cioè… che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?

Arbore e De Crescenzo raccolgono una sceneggiatura gettata dalla finestra da Fellini e la mettono in scena. È la storia di una guardiana di gabinetti con velleità da cantante e del suo squallido manager che — però — riuscirà a portarla a Sanremo, in un tripudio di trash. Un viaggio tra i luoghi comuni dell’Italia del tempo e gli stereotipi sul meridione, in una commedia “autarchica” piuttosto ruspante e volgare. Per amanti del genere.

Mi faccia causa

In un tribunale romano, davanti al giudice Giovanni Pennisi, sfila un variegato campionario di vicende e di individui: una impiegata dello Stato che diserta l’ufficio per fare la squillo; un pugile fallito che ha rapito un cane a scopo di lucro; un mafioso che vorrebbe servirsi di un incidente d’auto come alibi per un omicidio; due tifosi scalmanati e altri ancora. Un imponente gruppo di interpreti italiani banalmente sprecato in un film che vorrebbe rifarsi a
Un giorno in pretura
(diretto nel 1954 dallo stesso Steno), ma che è ben lontano dai livelli del modello (in cui imperversava Alberto Sordi nel ruolo di Nando Mericoni).
(andrea tagliacozzo)

Tutti al mare

Protagonista Maurizio che, ogni mattina, si reca al suo chiosco sulla spiaggia dove la gente va a godersi il meritato riposo settimanale. C’è chi ci capita per caso, chi ci va ogni anno e chi giura che “questa sarà l’ultima volta”.

Maurizio, proprietario del chioschetto, oltre al lavoro, deve accudire anche la madre, un’anziana arcigna e capricciosa sulla sedia a rotelle, che lo accompagna ogni giorno e lo comanda a bacchetta.

La fonte principale del suo guadagno è il pesce fresco, di provenienza incerta. Al chiosco si beve, si mangia, si fanno quattro chiacchiere con gli sconosciuti, si ammirano le belle ragazze, si sogna e ci si arrabbia. Oppure si sta lì, a far niente, godendosi una bella giornata. Si affittano ombrelloni e sdraio, con colazione e pranzo inclusi nel prezzo. È un via vai di gente che si scotta al sole, uomini, donne, tipi strani.

La sera poi, quando i bagnanti se ne vanno, il chioschetto si trasforma totalmente e, tra candele, tovaglie bianche e ed eleganti camerieri, tutto si trasforma in un ristorante di classe, Chez Maurice.