Giallo

Torino. Un tassista dal volto deforme (Brody) sequestra modelle, le mutila e le uccide. L’unica idea del film è far interpretare poliziotto e assassino dallo stesso attore, che nella seconda parte si nasconde dietro lo pseudonimo-anagrama di Byron Dedra. Peccato che Brody, anche co-produttore, sia ridicolo sotto il mascherone grottesco e giallognolo che è costretto a portare, dato che il titolo (demenzialità o autoparodia?) si riferisce non solo al genere cinematografico ma anche all’itterizia che affligge il personaggio. Argento, con una sceneggiatura che sta su un foglietto, cerca di rinnovare i fasti del suo cinema passato, nella città che gli è più cara. Per i primi 5 minuti ci si crede anche. Poi è il vuoto condito con ammiccamenti al torture porn, al di sotto dei telefilm della serie Masters of Horror.

Condannato a morte per mancanza d’indizi

Un onesto magistrato, in crisi di coscienza perché troppo spesso costretto a prosciogliere imputati accusati dei crimini più agghiaccianti, entra a far parte di un tribunale massonico che s’incarica di riparare con l’omicidio alle mancanze della giustizia. Un thriller di discreta fattura, confezionato con indubbio mestiere da Peter Hyams. Buono anche il cast.
(andrea tagliacozzo)

Giovane e innocente

Uno degli ultimi film girati in Inghilterra da Alfred Hitchcock. Un giovane pittore (Derrick De Marney), ingiustamente accusato d’omicidio, trova un insperato aiuto nella figlia (Nova Pilbeam) del poliziotto incaricato delle indagini. A dispetto del budget limitato – arduo non notare che la stazione ferroviaria è in realtà un modellino – lo stile del maestro del brivido è già maturo. Come in molte altre sue opere, la trama gialla si fonde alla perfezione con la commedia. Memorabile una delle sequenze finali: la macchina da presa attraversa interamente una sala da ballo fino a inquadrare in dettaglio gli occhi dell’assassino.
(andrea tagliacozzo)

Cosa avete fatto a Solange?

Un college inglese è sconvolto dalla morte di tre giovanissime allieve, barbaramente uccise da un misterioso assassino. L’insegnante di italiano, sentimentalmente legato a una delle vittime, s’improvvisa investigatore, mentre l’anziana Ruth Holden, che poteva fornirgli informazioni utili, viene assassinata. Classico giallo all’italiana: poca suspense, molta noia. Gli interpreti sono mediocri (e doppiatissimi), la regia banale.
(andrea tagliacozzo)

L’occhio privato

Carney è un vecchio investigatore privato che cerca di risolvere il caso dell’omicidio del suo ex compagno (Duff), “aiutato” da una donna fragile e incerta (Tomlin). Echi di Chandler e Hammett risuonano nella sceneggiatura, complessa ma godibile, di Benton. La chimica fra Carney e la Tomlin è perfetta. In seguito ne fu tratta la serie tv — dalla vita breve — Eye to Eye.

Misterioso omicidio a Manhattan

Leggero ma divertente giallo, con Allen e la Keaton nel ruolo di una coppia sposata che sospettano l’apparentemente innocuo vicino di casa di aver ucciso la moglie. Una sorta di ritorno ai primi, più divertenti film di Allen, non si tratta di un classico ma è decisamente piacevole, con le solite battute fulminanti e alcune situazioni esilaranti. La cosa migliore è la meravigliosa chimica fra Allen e la Keaton (che interpreta un ruolo originariamente pensato per Mia Farrow), che esprimono le loro rispettive nevrosi con agio intuitivo. Allen firma la sceneggiatura con Marshall Brickman, già collaboratore per Io e Annie e Manhattan.

Boomerang – L’arma che uccide

Terzo film del regista Elia Kazan che, nello stesso anno, vinse l’Oscar per la miglior regia con
Barriera invisibile.
In piena campagna elettorale, la polizia, alle prese con l’omicidio insoluto di un vecchio prete e avendo l’urgenza di assicurare alla giustizia l’assassino, accusa ingiustamente un poveruomo. Ma un incorruttibile procuratore distrettuale nutre non pochi dubbi sulle prove ai danni dell’accusato. Un ottimo thriller diretto con stile quasi paradocumentaristico.
(andrea tagliacozzo)

Non cercate l’assassino

La moglie di un tassista tradisce apertamente il marito con un gangster. Durante una furiosa lite fra i due amanti, il bandito uccide la donna e, nel tentativo di sviare le indagini, nasconde il cadavere nell’auto del marito. Buon film di serie B, girato con stile asciutto ed efficace da Phil Karlson. John Payne aveva già collaborato con il regista l’anno precedente ne
Il quarto uomo
.
(andrea tagliacozzo)

Tiffany memorandum

Il corrispondente da Parigi di un grande giornale statunitense, assiste involontariamente all’assassinio di un uomo politico sudamericano. Spinto dalla curiosità professionale, comincia a indagare per suo conto alla ricerca dei responsabili. Banale film di spionaggio. Dietro lo pseudonimo del regista Hathaway si nasconde l’italiano Sergio Grieco.
(andrea tagliacozzo)

Così bella, così sola, così morta

Giallo ben costruito che ruota intorno all’assassinio di una fotomodella. L’ispettore Birkett, incaricato delle indagini, sospetta di tre amici della ragazza: un innamorato respinto, un ricattatore e un ammiratore senza speranza. Il poliziotto scopre così che tutti gli indiziati sono coinvolti in traffici ai limiti della legalità.
(andrea tagliacozzo)

Il delitto della signora Allerson

La dottoressa Christine Allerson viene condannata per aver praticato l’eutanasia. Dopo aver scontato la pena, la donna riceve un aiuto dal proprio avvocato, del quale è innamorata, che le affida le cure di una malata di mente. Melodramma poco riuscito nonostante la consumata bravura dei protagonisti. Nel cast del film figura anche Diane Cilento, all’epoca sposata con Sean Connery. I due divorzieranno nel 1972.
(andrea tagliacozzo)

F/X 2 – Replay di un omicidio

Rollie Tyler, che un tempo lavorava nel mondo del cinema come tecnico degli effetti speciali, viene contattato dalla polizia per provocare la finta morte di un uomo, ex marito della sua ragazza. Ma qualcosa va storto e l’uomo muore realmente. Rollie, nei guai fino al collo, chiede aiuto a un poliziotto di sua vecchia conoscenza, Leo. Banale thriller poliziesco che non regge minimamente il confronto con il precedente episodio realizzato da Robert Mandel nell’86.
(andrea tagliacozzo)

Dopo l’uomo ombra

In questo delizioso secondo episodio della serie, Nick e Nora Charles si trovano a San Francisco: nei rari momenti di lucidità, i coniugi dovranno improvvisarsi investigatori nel tentativo di scagionare il cugino di Nora dall’accusa di omicidio. Forse un po’ troppo lungo, ma comunque assai godibile e con un finale davvero a sorpresa. Anche in versione colorizzata.

Night Game – Partita con la morte

A Galveston Beach, mentre la squadra locale di baseball trionfa in campionato, un misterioso maniaco uccide, con una scadenza quasi regolare, alcune donne. L’arma del delitto è sempre la stessa: un uncino. Le indagini vengono affidate al veterano tenente di polizia Michael Seaver. Roy Scheider e la Young fanno quello che possono e anche la regia di Masterson si mantiene su livelli decenti, ma il soggetto, prevedibile e privo d’inventiva, proprio non funziona.
(andrea tagliacozzo)

Blue Steel – Bersaglio mortale

L’agente di polizia Megan Turner sventa una rapina in un supermercato uccidendo un delinquente armato di pistola. L’arma viene raccolta da un cliente, l’agente di borsa Eugene Hunt, che riesce a dileguarsi senza farsi notare. L’uomo, psicologicamente disturbato, incide il nome della poliziotta su alcuni proiettili e, durante una passeggiata notturna, uccide la prima persona che gli capita a tiro. Un eccellente thriller, estremamente elegante e stilizzato nella messa in scena. I preziosismi stilistici della Bigelow riescono a mascherare le pecche della sceneggiatura, intrigante ma non perfetta. (andrea tagliacozzo)

Fatal Beauty

Nella San Fernando Valley, un’agente della squadra narcotici fa di tutto per riuscire a incastrare un ricco uomo d’affari, apparentemente rispettabile, che in realtà controlla il traffico di droga della zona. L’uomo, dal canto suo, non esita ad assoldare un killer per togliere di mezzo la poliziotta. Un mediocre film poliziesco diretto da un regista solitamente incline all’horror (suoi
Ammazzavampiri
e
La bambola assassina
). Alcuni dialoghi sono al limite dell’imbarazzante.
(andrea tagliacozzo)

Con tanti cari… cadaveri, detective Stone

Un giallo piuttosto involuto, in cui un detective privato afro-americano (Williamson) si trova a indagare su una serie di omicidi legati alla guerra per il controllo del traffico di droga a Venice, in California. Bret Morrison, che interpretava il personaggio di “The Shadow” alla radio, qui fa un regista di film porno. Decente, ma niente di più.

Alibi seducente

Uno scrittore di romanzi gialli assiste casualmente al processo di un romena accusata di omicidio. Persuaso della sua innocenza, decide di fornirle un alibi, ma una serie di strane circostanze, inducono ben presto lo scrittore a dubitare della ragazza. Il film si regge soprattutto sulla simpatia del protagonista, sulla bellezza della modella cecoslovacca Paulina Porizkova e su alcune gag abbastanza azzeccate. Un po’ poco.
(andrea tagliacozzo)

Lo stato delle cose

Un giallo affascinante anche se discontinuo per Wenders, incentrato su quello che accade mentre una troupe cinematografica in Portogallo tenta di completare un remake di Il mostro del pianeta perduto di Corman. Interessante come sbirciatina dietro le quinte della realizzazione di un film, e come omaggio a Corman.

La maledizione dello Scorpione di Giada

CW Briggs è un investigatore di una compagnia assicurativa. È il 1940. All’improvviso arriva nella società una nuova dirigente, nonché amante del titolare della compagnia, che deve rimettere ordine negli uffici secondo metodi razionali e più moderni. Immediata antipatia tra i due. Durante uno spettacolo finiscono sul palco nelle mani di un ipnotizzatore. Sembra finita lì. In realtà, cominciano a verificarsi una serie di furti e il primo sospettato è proprio CW. Tutta colpa dello scorpione di giada che è servito per l’ipnosi. Naturalmente, tra i due colleghi che si detestano scoppia l’amore… Ultimo film di Woody Allen, garbato, carino, una battuta dietro l’altra (ma senza risate a crepapelle), ben fatto, dialogo filante, con accurate e seppiate ricostruzioni degli ambienti. Poi c’è la bellona seduttrice (Charlize Theron), c’è l’odiosa collega che sotto sotto è dolce (Helen Hunt e le sue smorfie), c’è un omettino, lo stesso Allen, che sembra sempre più gracile e indifeso, ma in realtà riesce a sfoderare armi alla Humphrey Bogart. Si ride, ma soprattutto si sorride. Una commedia classica sentimental-gialla senza trovate particolarmente originali né esilaranti. Comunque un film che mette di buon umore. Può essere abbastanza.