Doppia identità

Seconda regia di Sondra Locke, ex compagna nella vita di Clint Eastwood, dopo l’interessante esordio dell’86 con
Ratboy
. La giovane poliziotta della buoncostume Lottie Mason, spesso costretta a fingersi prostituta per incastrare clienti e spacciatori di droga, è contemporaneamente affascinata e turbata dall’impulso che la spinge a comportarsi come una vera donna da marciapiede. Intrigante e ben costruito, sia nelle annotazioni psicologiche che nei risvolti polizieschi, il film funziona soprattutto grazie all’interpretazione della Russell, qui ancora più ambigua che nei lavori del marito (il regista inglese Nicolas Roeg).
(andrea tagliacozzo)

Un’estate da ricordare

Un giovane sordomuto, introverso e scontroso, non vede di buon occhio il nuovo compagno della madre. La singolare amicizia con un intelligentissimo orango, con il quale riesce a comunicare attraverso il linguaggio dei segni, lo aiuta a uscire dal guscio. Nonostante l’origine televisiva, un ottimo prodotto, interpretato da un cast decisamente eccellente.
(andrea tagliacozzo)

Basic Instinct

La bellissima Catherine Tramel, scrittrice di romanzi gialli, è sospettata dell’omicidio di un ex cantante rock. Il detective Nick Curran, al quale è stato affidato il caso, si lascia ammaliare dalla donna, che ostenta un comportamento provocante e disinibito. Thriller intrigante, furbo e ben fatto, quasi un aggiornamento anni Novanta dei noir dell’epoca d’oro di Hollywood (dove il sesso non era mai mostrato ma solo suggerito). Non tutto funziona, ma la dinamica regia di Paul Veroheven attenua le cadute di tono della sceneggiatura. La Stone aveva già lavorato con il regista olandese due anni prima in Atto di forza. (andrea tagliacozzo)

La miglior difesa è la fuga

Dudley Moore ha il ruolo di un ingegnere che, perennemente distratto dalle donne, stenta a venire a capo del complesso progetto di un sistema di guida per missili che dovrà essere montato su un avveniristico carro armato. Eddie Murphy, invece, interpreta quello del militare successivamente incaricato del collaudo. Una commedia dall’andamento altalenante, che alterna momenti divertenti a improvvise cadute di tono. Interessante il montaggio alternato tra la progettazione dell’ingegner Moore (ambientate nel presente) e le disavventure (temporalmente successive) del collaudatore Murphy.
(andrea tagliacozzo)

Colpevole di omicidio

Storia cupa e già vista di uno sbirro newyorkese che ritorna nel luogo in cui è nato, la località costiera di Long Beach (a Long Island), ormai abbandonata, dove suo figlio, che da tempo si è allontanato da lui, potrebbe aver commesso un omicidio. Tenta di tracciare una saga tragica di padri, figli e opportunità perdute, ma troppo spesso suona falso. Ispirato a una vicenda realmente accaduta. Super 35.

Colpevole d’omicidio

Vincent LaMarca (Robert De Niro) è un rispettato detective di Manhattan, con alle spalle un passato un po’ agitato. Vincent è figlio di un infanticida condannato a morte negli anni Cinquanta e padre di un tossicodipendente accusato di omicidio. Vincent vive separato dalla moglie e ha una relazione con la sua vicina di casa, che però non lo consoce affatto. I giudizi della gente l’hanno sempre spinto a lavorare al massimo, per diventare uno dei migliori poliziotti della città e per potere camminare a testa alta. Questo però è andato a discapito del suo rapporto coniugale e, soprattutto, del rapporto con il figlio. Ora scopre di essere anche nonno e forse c’è l’occasione per fare la scelta migliore e provare a riparare gli errori fatti.
Colpevole d’omicidio,
titolo italiano che non rispecchia per nulla la versione originale
(City by the Sea),
è basato sull’articolo di Mike McAlary,
Mark of a Murder,
pubblicato su
Esquire.
Possibile che il gene omicida si trasmetta di padre in figlio o di generazione in generazione? Ovviamente no, ma alcune coincidenze della vita possono portare a questa conclusione e il peso del passato, poi, incide enormemente sulle scelte del presente. Dopo una sequela di flop totali, De Niro ritorna sul grande schermo con un film almeno sufficiente. Non certo un capolavoro, ma si lascia guardare. Qualche luogo comune buttato qua e la fa storcere il naso, ma nel complesso il ritmo e la scrittura non sono male.
(andrea amato)

Cacciatore bianco, cuore nero

Adatamento maturo e intelligente (anche se qualcosa si nota) del racconto di Peter Viertel del 1953, basato sulla sua esperienza durante le riprese della Regina d’Africa e sulle sue osservazioni di prima mano sul regista “macho” John Huston. Eastwood dà il meglio di sé interpretando un regista avverso e autodistruttivo (e anche molto romanzato), che sviluppa l’ossessione di uccidere un elefante mentre sta eseguendo le riprese in Africa. Potrebbe non essere avvincente se non siete interessati all’argomento, ma il tempo e il luogo sono ricreati in maniera convincente. Sceneggiatura di Peter Viertel, James Bridge e Burt Kennedy.