Scusi, dov’è il West?

La storia insolita di un rabbino polacco che attraversa gli Stati Uniti nel 1850 e diventa amico di un giovane rapinatore di banche. La prova di Wilder e alcune gustose scenette compensano molti altri difetti. Al suo penultimo film, Aldrich si diverte a riproporre i luoghi comuni del western. Non una parodia ma una parabola gentile e incruenta che ha il difetto principale di andare per le lunghe.

Bebé mania

Duffy è un disegnatore di fumetti di grande successo. Nonostante mille tentativi, sua moglie Meg non riesce a dargli un figlio. Per questa, e altre ragioni, il loro matrimonio si va rapidamente deteriorando. Duffy si unisce a una ragazza molto più giovane di lui che, dopo un breve periodo di convivenza, rimane incinta. Prevedibile commedia di sentimenti, tenuta in piedi dalla presenza di Gene Wilder e dall’ottima prova della solare Mary Stuart Masterson.
(andrea tagliacozzo)

Gangster Story

Bonnie e Clyde, lui impotente e lei intraprendente e di liberi costumi, sono una coppia di gangster che mette a ferro e fuoco l’America degli anni Trenta, fino all’inevitabile epilogo tragico. Film epocale, con due divi belli, giovani e bravi (e la rivelazione Gene Hackman) e una storia d’amore rovente e tragica. Uno dei capolavori di Penn, uno dei classici di quella rivisitazione del passato – sospeso tra nostalgia e demistificazione – che diventerà uno dei cardini del cinema statunitense degli anni Settanta. Ritmatissimo, spezzettato, follemente libertario ma condotto fin dall’inizio sotto il segno dell’autodistruzione, un film che possiede la saggia e rispettosa memoria dei classici del gangster movie (
La donna del bandito di Ray, La sanguinaria di Lewis
) ma anche tutta la spinta ideale del ‘68. Un grande incrocio di tempi storici e mitici; un avvincente, nevroticissimo romanzo americano.
(emiliano morreale)

Frankenstein junior

Il dottor Friedrich von Frankenstein, perfetto americano moderno, torna in Europa e rimane invischiato nel progetto del suo celebre avo di ridare la vita ai morti. E in una notte di tempesta, la Creatura di Frankenstein verrà alla vita. Una delle migliori parodie cinematografiche di sempre, di certo l’unico film perfettamente riuscito di Mel Brooks. Pur risentendo del gusto camp anni Sessanta, che trova nelle bizzarrie dell’horror un terreno fecondo, Brooks fa un equilibrato, raffinatissimo, ipnotico clone dei classici della Universal anni ’30 (Frankenstein, ovviamente, ma anche La moglie di Frankenstein e Il figlio di Frankenstein , di cui è in effetti il remake). Alcuni dei maggiori nomi dell’umorismo ebreo-americano si ritrovano in un film esilarante, tutto giocato sull’idea che Hollywood ha dell’Europa: Wilder non è mai stato così bravo, Marty Feldman è un’icona. La parodia non scantona mai verso il demenziale metafilmico (tipo Io, Beau Geste e la legione straniera , o tipo Zucker and Abrahams). Tutto è millimetricamente mantenuto sul filo del calco: non si esce mai dal genere, ma si ride come raramente è capitato. La Creatura è Peter Boyle, il vecchio cieco Gene Hackman. (emiliano morreale)

La signora in rosso

Rifacimento americano di Certi piccolissimi peccati , una commedia realizzata in Francia da Yves Robert. Un pubblicitario, felicemente sposato, perde la testa per una bellissima modella. Tenta di combinare un appuntamento, ma in seguito a un banale equivoco è una sua collega bruttina a presentarsi. Dopo varie peripezie riesce ad avere un sospirato incontro. La trama è praticamente identica all’originale film francese, anche se Gene Wilder si è limitato a inserire qua e là alcune delle sue tipiche gag surreali. Divertente, ma senza grandi sorprese. Celebre la colonna sonora firmata da Stevie Wonder. (andrea tagliacozzo)

Mezzogiorno e mezzo di fuoco

Il primo grande successo firmato Mel Brooks è una rutilante parodia di western, con Little nei panni di uno stravagante sceriffo e Korman in quelli del cattivo Hedley Lamarr; la Kahn invece è una chanteuse simil-Dietrich. Non ci sarà più un altro film di Brooks tanto scompisciante: onore agli sceneggiatori Andrew Bergman, Richard Pryor, Norman Steinberg e Alan Uger, oltre ovviamente a Brooks. La title song è cantata da Frankie Laine. Tre nomination agli Oscar. Panavision.

Fate la rivoluzione senza di noi

Eccentrica commedia su due coppie di gemelli che prima vengono scambiati e poi si incontrano alla vigilia della Rivoluzione francese. Ignorato nel 1970, adesso ha un meritato seguito di cultori; il cast — soprattutto Wilder — è spassoso.

Non dirmelo…non ci credo

George, bugiardo patalogico, viene affidato alle cure del lestofante Eddie che, pur di uscire di prigione, si offre come volontario per alcuni servizi di assistenza sociale. George viene identificato da uno sconosciuto come il miliardario Abe Fielding misteriosamente scomparso. Eddie decide di sfruttare la situazione per trarne un grosso guadagno. Film poco divertente, nonostante gli sforzi degli interpreti (in quello stesso anno Mercedes Ruhel vincerà l’Oscar come migliore attrice non protagonista con
La leggenda del Re Pescatore
). Ritmo piuttosto fiacco. Si salvano solo un paio di gag.
(andrea tagliacozzo)

I seduttori della domenica

Amore e sesso in quattro paesi. L’episodio britannico, con Moore, è una farsa vecchia maniera. Il bozzetto francese, con Ventura, è intrigante ma non va da nessuna parte. La scenetta italiana è a tratti decisamente divertente. La parte americana, scritta, diretta e interpretata da Wilder, è una favola pretenziosa con un paziente d’ospedale, brutta e imbarazzante. Conosciuto anche come Sunday Lovers.

Nessuno ci può fermare

Skip e Harry, amici per la pelle, decidono di lasciare l’opprimente New York per andare verso Sud in cerca di fortuna. A causa di un banale equivoco, i due vengono scambiati per rapinatori, arrestati e condannati a 125 anni di prigione. Secondo, esilarante film interpretato dalla coppia Wilder-Pryor, già all’opera nel 1976 in
Wagon-Lits con omicidi
. La non trascendentale sceneggiatura di Bruce Jay Friedman e la regia di Poitier sono completamente al servizio dell’estro comico dei due attori, davvero incontenibili.
(andrea tagliacozzo)

Hanky Panky – Fuga per due

Uno stravagante architetto newyorkese viene coinvolto nella caccia a un nastro contenente un importante segreto militare. La sorella di un pittore, misteriosamente assassinato, aiuta l’uomo a sfuggire agli agenti della sicurezza nazionale e ad alcuni malavitosi fortemente interessati alla preziosa registrazione. Poco originale nello spunto (preso in prestito da
Intrigo internazionale
), piuttosto fiacco nella realizzazione, un film che non ha quasi nulla di realmente divertente, nonostante l’impegno di Gene Wilder e di sua moglie Gilda Radner. Nel 1981, Sidney Poitier aveva diretto Wilder in coppia con Richard Pryor nel più riuscito
Nessuno ci può fermare
.
(andrea tagliacozzo)

Il più grande amatore del mondo

Commedia non sempre divertente, ambientata negli anni Venti di Hollywood, con Wilder che si propone al pubblico come il nuovo sceicco del cinema e la moglie (Kane) che lo lascia per il vero Valentino. Una farsa sfrenata non sempre si combina con alcune grossolanità e momenti di commozione. Ispirato a Lo sceicco bianco di Fellini.

Per favore non toccate le vecchiette

Questo classico esempio di pura follia ha per protagonista l’incomparabile Mostel nei panni dello sfortunato produttore di Broadway Max Bialystock, che truffa il suo timido contabile (Wilder) inducendolo ad aiutarlo in uno scandaloso piano: vendere il 25% di una commedia teatrale che è un sicuro insuccesso, e poi dritti a Rio col contante in eccesso. Uno di quei rari film che diventa più divertente a ogni successiva visione, culminante nella leggendaria messa in scena del numero musicale Springtime for Hitler. Il primo lungometraggio di Brooks gli ha fruttato l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nella versione originale si sente la sua voce doppiata in Springtime for Hitler. In seguito un musical a Broadway.