La tela di Carlotta

Natale alla fattoria Zuckerman è un momento felice per gli uomini, ma non certo per gli animali. Anche per il maialino Wilbur le preoccupazioni non mancano: rischia infatti di finire tra le portate del banchetto come arrosto. Insieme a Carlotta, la sua amica ragno, cerca di studiare un piano per la fuga

Letters To Juliet

Amanda Seyfried interpreta Sophie Hall, aspirante scrittrice per rotocalchi, che assieme al suo ragazzo Victor (Gael García Bernal), vola da New York in Italia per godersi un po’ di tanto desiderato romanticismo. Mentre Victor non c’è a causa di alcuni affari, Sophia si ritrova a Verona nel famoso cortile di Giulietta Capuleti, dalla tragedia di Giulietta e Romeo, dove le visitatrici di tutto il mondo lasciano a Giulietta lettere di amori perduti o amori desiderati. Sophie trova una lettera scritta 50 prima a Giulietta da Claire Smith, alla ricerca di un giovane italiano che le faceva la corte quando era una teenager. Sophie decide di rispondere al messaggio lasciato da Claire, rimasto inspiegabilmente inevaso, e rimane molto sorpresa quando la sua lettera ispira questa, adesso nonna, a partire con lei per Verona in cerca del suo antico amore perduto. Accompagnate da Charlie, il nipote di Claire, il trio cerca per tutta la Toscana e prende atto che il coraggio che serve a tutti e tre è quello di avere a che fare con l’amore, e non è cosa semplice. Sophie è inizialmente molto entusiasta di imbarcarsi in questa avventura che vede come un’occasione d’oro per la sua carriera. E’ una giornalista concreta che vuole fare un salto di qualità e ha la netta sensazione che questa storia potrebbe costituire una svolta. Ma, facendosi coinvolgere da Claire in questa ricerca di una seconda occasione, si rende conto che la vera ragione che la porta ad inseguire questa storia è perché sta scappando dalle vicende della sua vita.

Bride Wars – La mia miglior nemica

Liv (Kate Hudson) ed Emma (Anne Hathaway) sono amiche del cuore e fin dall’infanzia hanno pianificato nei minimi dettagli i rispettivi matrimoni. In cima all’elenco delle “cose indispensabili”: celebrare la cerimonia in quello che a New York rappresenta il non plus ultra del lusso e della raffinatezza – il Plaza Hotel. E ora, a ventisei anni, entrambe sono sul punto di sposarsi, di realizzare il loro sogno e di vivere per sempre felici e contente. O forse no… Quando un errore crea una sovrapposizione di date – il giorno del matrimonio è lo stesso per entrambe! – Liv, Emma e la loro amicizia di una vita vengono messe a dura prova. Liv, che è un avvocato di successo ed è abituata a ottenere ciò che vuole, inclusi il lavoro perfetto e l’uomo perfetto, non si accontenterà di niente di meno del matrimonio perfetto che ha sognato per anni. Emma, un’insegnante che si è sempre presa cura degli altri, ma non altrettanto di se stessa, scopre in sé un lato alla Godzilla, crudele e vendicativo, che inizia a manifestarsi quando il suo sogno nuziale è in pericolo. E così, le due migliori amiche, che avrebbero fatto qualsiasi cosa l’una per l’altra, si trovano coinvolte in una guerra senza esclusione di colpi e senza prigionieri, che rischia di trasformarsi in un conflitto totale.

30 anni in un secondo

Quanti, fra i trentenni di oggi, non hanno visto, sul finire degli anni Ottanta, film come Da grande, col nostro Pozzetto, o Big, con Tom Hanks? Eravamo in pieno yuppismo applicato ai desideri dei bambini (che volevano bruciare le tappe della crescita per poi trovarsi a risolvere l’immaturità degli adulti), il tutto condito col mito-ossessione tipicamente americano della seconda opportunità, della scelta giusta dopo aver compreso i propri errori. Il meccanismo narrativo e la morale annessa (solo un cuore intatto può sanare gli errori dei grandi) erano quindi collaudati ampiamente, ma l’operazione di recupero di sceneggiatori e produttori (gli stessi di What women want o di Perfetti innamorati) s’impreziosisce in questo caso del valore aggiunto della nostalgia. Chi non ricorda le feste dei 13 anni con le musiche di Madonna o Michael Jackson, il makeup «pesante», e il solito cliché d’importazione dei belli e le belle della scuola, irraggiungibili, e spietati con gli sfigati? Ingenui o scorretti che li si possa giudicare oggi, ci siam cresciuti e il film stimola furbamente questa zona erogena della nostra memoria adolescenziale.
Eccoci dunque nei panni della tredicenne Jenna Rink (Jennifer Garner), nel 1987, in piena crisi puberale: si fa usare dal sestetto di compagne bellocce e sbruffone, stravede per il fustone biondo della scuola e ignora il migliore amico e vicino di casa, Matt (Mark Ruffalo), «tricheco» con la passione della fotografia e un debole per lei. Dopo l’umiliazione cocente alla sua festa di compleanno, prega con rabbia di diventare grande («vincente e seducente», come recitava l’articolo sulle trentenni della rivista Poise)… E l’indomani eccola svegliarsi splendida trentenne, scoprirsi caporedattrice guardacaso di Poise, famosa, ricca e vincente. Solo che è la Jenna di 17 anni prima, fresca e ingenua, e per cavarsela in un mondo di squali che la spaventa chi può cercare se non il suo vecchio amico Matt? Purtroppo con lui, diventato nel frattempo un fotografo squattrinato e rimasto coerente con la sua natura, ha rotto ogni rapporto da quella sfortunata festa, in più scopre che sta per convolare a nozze. Non le resta che mettere le cose a posto e guadagnarsi la sua seconda opportunità. Il finale è dei più leziosi che si possano immaginare (almeno Pozzetto e Tom Hanks tornavano bambini per godersi con più saggezza la loro età, mentre qui si salta di nuovo all’età adulta per concretizzare la scelta giusta) ma che volete, generazione che vai finale che trovi…
Comunque, buono il ritmo, retto da un’azzeccata colonna sonora, Mark Ruffalo ha il physique du rôle perfetto per incarnare il trentenne dolce e corretto in un mondo di arrivisti insoddisfatti (ma lo direste mai che era il poliziotto sexy di In the cut ?) e la Garner rivela una mimica deliziosa nel rendere le espressioni di una tredicenne sul volto di una trentenne. Grazioso, ma con una riserva: tolto l’effetto nostalgia, i non trentenni sapranno apprezzarlo?
(salvatore vitellino)

Tadpole – Un giovane seduttore a New York

Siamo a New York, nel quartiere alto borghese dell’Upper East Side ed è la vigilia del giorno del Ringraziamento. Un quindicenne sta tornano a casa dal collegio in cui vive e confessa al suo migliore amico di essere innamorato. In breve tempo si scopre che il giovane studente, un autentico personaggio rinascimentale, sensibile e compassionevole, appassionato di Voltaire e dei classici, è innamorato della moglie di suo padre, ben più grande di lui. La sua inquietudine e il suo amore proibito lo porteranno a cacciarsi in situazioni imbarazzanti, ma si accorgerà ben presto che piace molto alle donne mature, a partire dalle amiche della matrigna. Una commedia contemporanea, arguta, fresca e irriverente, scoperta al Sundance Film Festival di Robert Redford, girata in soli quattordici giorni con una videocamera digitale e con un budget limitato. Molto ben scritto e ben interpretato, soprattutto dal giovane Aaron Stanford, al suo debutto cinematografico, perfettamente calato nel ruolo. Un’altra bella scoperta del Sundance, immediatamente catturata dalla Miramax, che negli Usa ne ha fatto un caso con un buon successo al box office. La Manhattan di sfondo è molto rilassata e perfetta complice di questi giochi proibiti. L’effetto della camera digitale, anche se all’inizio può fare storcere il naso, risulta essere la scelta vincente, come un occhio che spia che cosa succede in questi condomini alto borghesi. Probabilmente la commedia meglio riuscita dell’anno. (andrea amato)