Batman Begins

Il giovane Bruce Wayne (Christian Bale), dopo aver assistito all’assassinio dei genitori, inizia a viaggiare per il mondo alla ricerca di un modo per sconfiggere ogni tipo di ingiustizia e di sopruso. Tornato a Gotham City, si trasformerà in Batman, l’eroe mascherato in lotta contro il male. Il film di Christopher Nolan ripercorre le origini della leggenda dell’uomo-pipistrello.

Prick Up, l’importanza di essere Joe

Biografia del commediografo inglese Joe Orton. Negli anni Sessanta, il giovane Joe, grazie ad alcune commedie dai toni trasgressivi, si fa un nome nell’ambiente teatrale londinese. Ma non è tutta farina del suo sacco. Lo aiuta il suo amante, il più anziano Kenneth, con il quale convive da diversi anni. Una buona regia di Stephen Frears, elegante e incisiva, anche se il ritratto di Orton (e dell’epoca) è tutt’altro che esauriente. Degne di nota anche le prove di Gary Oldman (reduce da
Sid e Nancy
) e Alfred Molina.
(andrea tagliacozzo)

Doppio inferno

Racconto sfacciatamente schietto su un uomo (Oldman) il cui esaurimento nervoso — causato dalla guerra di Corea — lo conduce in un manicomio della Florida in stile Karloff. Ordinario dramma di denuncia — sebbene basato su fatti realmente accaduti — con Hopper in un celeberrimo cammeo nella parte di un paziente; la McDormand e la Reed sono bravissime, rispettivamente nei panni della moglie e della combattiva sorella di Oldman.

Dracula di Bram Stoker

Uno dei migliori lavori recenti di Coppola, regista che da una ventina d’anni è in crisi economica e soprattutto creativa. Ormai divenuto retorico narratore di fiabe, si rivolge qui a uno dei miti più «neri» della letteratura e del cinema, realizzando un film fascinoso e roboante. Certo, il lato metacinematografico è fin troppo esibito, con l’equazione vampirismo-cinema alla quale, per sicurezza, si aggiunge la metafora di riserva vampirismo-Aids. Pur discontinuo e progettato a tavolino, Dracula esibisce però un kitsch tutt’altro che incongruo, che quando riesce a trasformarsi in immagine e in racconto regala alcuni passaggi notevoli. L’inseguimento finale è un delizioso Méliès western, ma tutto il film è disseminato di soluzioni efficaci e di sincera e megalomane passione per il cinema. Quasi invisibile una strombazzata partecipazione di Monica Bellucci. (emiliano morreale)

Harry Potter e l’Ordine della Fenice

Il maghetto Harry Potter è cresciuto e si appresta a frequentare il quinto anno a Hogwarts. Dovrà vedersela anche con l’avversione dei compagni e degli insegnanti che non credono al suo incontro con Lord Voldemort, avvenuto durante il torneo Tre Maghi. Harry deciderà così di creare un gruppo di studio alternativo per imparare, con i suoi compagni più fedeli, tutti gli incantesimi di difesa contro le arti oscure, che la nuova insegnante Dolores Umbridge sembra considerare pura teoria.

J.F.K. – Un caso ancora aperto

Stati Uniti, 1963. Il procuratore Jim Garrison, poco convinto delle tesi che vogliono il Presidente Kennedy ucciso da un assassino solitario, l’ex marine Lee Harvey Oswald, apre un’inchiesta per smascherare le fila di un eventuale complotto. Tipico film alla Oliver Stone, impostato come una lunga, appassionata, interminabile requisitoria di tre ore, ricca di dati, supposizioni e, probabilmente, qualche azzardo storico. Si tratta, comunque, della migliore regia del discusso cineasta americano, che riesce a mescolare abilmente le scene del film alle immagini di repertorio (alcune vere, altre ricostruite con la tecnica del documentario) riuscendo a creare un’opera altamente spettacolare, cinematografica, ma allo stesso tempo di un realismo impressionante. Oscar 1991 al montaggio (davvero straordinario) e alla fotografia (di Robert Richardson).
(andrea tagliacozzo)

Hannibal

Il miliardario Mason Verger, unica vittima sopravvissuta alla furia omicida del dottor Lecter, sta cercando in tutto il mondo reliquie del suo antagonista e indizi per acciuffarlo. Nel frattempo Hannibal Lecter vive sotto mentite spoglie a Firenze, preparandosi a rivestire la funzione di bibliotecario nella prestigiosa Biblioteca Capponi. Clarice Starling, divenuta un veterano dell’Fbi, a dieci anni esatti dalle vicende che la legarono al serial killer cannibale si trova nei guai a causa di un’operazione di polizia risoltasi in un’inutile strage. Questi tre destini tornano a incrociarsi quando Rinaldo Pazzi, frustrato ispettore di polizia, scopre la vera identità del bibliotecario e cerca di venderlo a Verger.

Un qualsiasi confronto tra
Il silenzio degli innocenti
di Jonathan Demme e il suo sequel
Hannibal
sarebbe inutile, fuorviante e controproducente. Per
Hannibal
, s’intende. È chiaro che il capolavoro di Demme costituisce uno di quei casi – più unici che rari nella storia del cinema – destinati a non incoraggiare paragoni. Di
Il silenzio degli innocenti
, come di
Psycho
, ne esiste uno solo, unico e inimitabile. Del resto, nel caso di
Hannibal
era chiara sin dal principio l’operazione commerciale impiantata da Dino De Laurentiis. Il mediocre romanzo di Thomas Harris nasce già in funzione del progetto cinematografico e i vari contributi artistici (Ridley Scott alla regia, David Mamet e Steven Zaillian alla sceneggiatura, Pietro Scalia al montaggio) sono garanzie per quella che resta una speculazione commerciale sulle spalle di un classico. Budget alle stelle, con trenta degli ottanta milioni di dollari investiti finiti delle tasche di Anthony Hopkins, la ragion d’essere stessa del film.

Ed eccoci arrivati al risultato finale: com’è
Hannibal
? Cos’è l’annunciato evento cinematografico di una stagione asfittica come questa? È uno splatter nobilitato da interpretazioni magistrali e da un dispiego di mezzi che, durante i gloriosi anni Settanta, Tobe Hooper e Wes Craven potevano solo sognarsi. Tutti storcerebbero il naso di fronte a budella penzolanti, cervellini fritti impanati, carotidi recise, crani addentati da cinghiali. Qui è diverso: portati in serie A, questi materiali diventano grand guignol, fanno parte dello spettacolo colto, si armonizzano con le dissertazioni su Dante, i poeti stilnovisti, la Firenze rinascimentale e medicea, la psicanalisi e le grandi firme della moda italiana. Occorre dire comunque che i singoli raccapriccianti numeri sono la cosa migliore del film, lasciati galleggiare in un mare narrativo tremendamente farraginoso e noioso. Sembra quasi di vedere tre o quattro pellicole cucite l’una dopo l’altra per rinvigorire la suspense con iniezioni macabre ad hoc. E la parte fiorentina, che dovrebbe essere la più originale e caratteristica, si risolve in un lungo episodio frigido e supponente, suggestivo solo a livello scenografico.

Ma la differenza più macroscopica rispetto al
Il silenzio degli innocenti
la si trova nella caratura del protagonista. Il doctor Lecter di Demme era il Male assoluto incarnato, immobile e inquietante, al limite dell’astrazione iconica. Qui Hopkins diventa un eroe a suo modo positivo: uccide i cattivi, protegge e flirta spudoratamente con la giovane agente dell’Fbi. Ma la sua onnipotenza è ridotta alla capacità di agire incontrastato, come un qualsiasi criminale di talento. Stavolta fa molta più paura il suo antagonista, Verger, interpretato – dietro una maschera mostruosa – da Gary Oldman. In assenza di spessore filosofico e concettuale, rimangono l’ostentazione dell’orrore, la narrazione diluita, le ambiguità svelate e sottolineate. E tante immagini patinate e frenetiche: il tutto nella migliore e peggiore tradizione di un ex pubblicitario quale Ridley Scott, ormai lontano dagli esiti di
Alien
e
Blade Runner
.

Freddo, accademico, formalista. Tutt’altro che un film cattivo e spiazzante. Al più un po’ cinico e dissacrante.
(anton giulio mancino)

A Christmas Carol

Anche quest’anno Scrooge non ha intenzione di godersi il Natale. Durante il ritorno verso casa però, incontrerà il fantasma del suo vecchio socio in affari, Joseph Marley, che cercherà di aiutarlo a riparare gli errori del passato. Rivisitazione del famoso romanzo di Charles Dickens in una moderna animazione 3D.

Harry Potter e il calice di fuoco

Photogallery

Nuovo anno scolastico per
Harry Potter
(Daniel Radcliffe) e quarto capitolo della saga: il maghetto che ha conquistato adulti e bambini, creato dalla penna di
J.K. Rowling,
è cresciuto ed è ormai un adolescente, così come i suoi inseparabili amici, Ron (Rupert Grint) ed Hermione (Emma Watson).

Ad Hogwarts c’è grande eccitazione per il
Torneo Tremaghi
che avrà luogo nella celebre scuola di magia diretta da Albus Silente (Michael Gambon). Non solo: per la competizione saranno ospiti della scuola i concorrenti dell’Istituto Durmstrang e le graziose candidate dell’Accademia di Beuxbatons.
A scegliere il campione di ogni scuola sarà il
Calice di Fuoco
ma tutti sanno che per partecipare è necessario avere compiuto diciassette anni. E invece, dopo aver estratto tre nomi, il Calice di Fuoco consegna anche quello di Harry Potter che si ritrova così catapultato nell’ennesima impresa più grande di lui, circondato dal sospetto e in preda a dolorose fitte alla cicatrice inflittagli da Voldemort (Ralph Finnies), presagio di un Male sempre più vicino.

Harry si ritrova faccia a faccia con un enorme drago sputafuoco; si trasforma in uomo-pesce per affrontare le acque oscure del Lago Nero; finisce sulla prima pagina della Gazzetta del Profeta… A vegliare su di lui, il nuovo professore di «Difesa contro le Arti Oscure», Malocchio Moody (Gary Oldman). Ma non è sufficiente, il clima è troppo cambiato per non turbare Harry profondamente. Imbarazzato dall’attrazione per Cho Chang, respinto da Ron, stupito dell’intesa tra Hermione e Viktor Krum, Harry si sente sempre più solo.

Alla fine, sarà la sua mano a toccare la Coppa Tremaghi, ambito premio del torneo, e non sarà la sola.
Cedric Diggory,
l’altro campione di
Hogwarts, si ritroverà catapultato insieme a Harry in un oscuro viaggio che gli risulterà fatale.

Nonostante la regia affidata a
Mike Newell,
famoso per commedie romantiche come
Quattro matrimoni e un funerale,
il film è pervaso da tinte cupe. É la perdita dell’innocenza legata sì ai primi turbamenti amorosi ma soprattutto all’incontro con il dolore assoluto, con la morte del giovane eroe buono, bello e leale. Un dolore che segna e offusca la vittoria finale del determinato Potter tanto che in Inghilterra il film è stato vietato ai minori di dodici anni non accompagnati. In questo clima dove orrori e paure prevalgono, c’è poco spazio per le magie «quotidiane» che hanno decretato il successo del maghetto. Da segnalare all’inizio del film, l’arrivo spettacolare degli ospiti del torneo, tra carrozze volanti e velieri-sottomarini. Ma, dicevamo, è solo l’inizio del film.
(sara dania)

Il quinto elemento

Racconto esagerato e immaginifico ambientato nel XXIII secolo, in cui uno stanco tassista di Brooklyn si ritrova coinvolto da una strana donna che potrebbe salvare il mondo dalla distruzione. Una giostra visiva di immagini futuristiche, ma la caratteristica migliore del film è il suo senso dell’umorismo. Sfortunatamente, verso la fine diventa un po’ noioso e convenzionale, con il personaggio sopra le righe del presentatore radiofonico (Tucker) che si prende la ribalta. Concepito da Besson durante la sua adolescenza. Super 35.

Stato di grazia

L’agente di polizia Terry Noonan viene infiltrato nel quartiere irlandese di New York, dove è nato e cresciuto in mezzo al crimine. I vecchi amici non sanno che lavora per conto delle forze dell’ordine e si fidano ciecamente di lui. Ritrova così Kathleen, la ragazza della quale era innamorato molto anni addietro, sorella dell’amico d’infanzia Jackie. Un gangster movie originale ed elegante. Ottima la regia iperbolica di Phil Joanou (
Analisi finale
) e l’interpretazione di Gary Oldman nel difficile ruolo del nevrotico Jackie.
(andrea tagliacozzo)

Leon

Un sicario (Reno) si allea con una ragazzina rimasta senza famiglia (Portman, nel suo film di debutto) e insieme lottano contro criminali e sbirri a New York City. Questo ben diretto debutto americano del francese Besson (Nikita) risente di situazioni già troppo viste e artificiose e di una bizzarra performance mastica-scena di Oldman. Questo film è stato riproposto in Francia nel 1996 col titolo Leon — Versione integrale con 26 minuti di girato addizionale. Anche il Director’s Cut disponibile in homevideo dura 133 minuti. Technovision.