Trappola in alto mare

Con uno stratagemma, Strannix, ex agente dei servizi segreti americani, sale a bordo della Missouri, una corrazzata armata con missili nucleari, e con l’aiuto di un commando di pochi uomini ne prende possesso. Ma il cuoco, Casey Ryback, che anni prima si era distinto nella guerra del Vietnam, darà filo da torcere ai terroristi. Nonostante i limiti interpretativi (ed espressivi) di Steven Seagal, il film è veloce, divertente e ricco d’azione. Tommy Lee Jones tornerà a collaborare con il regista Andrew Davis l’anno seguente in Il fuggitivo, grazie al quale vincerà l’Oscar come migliore attore non protagonista. (andrea tagliacozzo)

Soldier

Nel prossimo futuro, Russell, cresciuto per essere un soldato, viene dichiarato obsoleto, ritenuto morto e scaricato su un pianeta usato come immondezzaio. Diventa amico delle persone che erano finite lì per un incidente tempo prima; poi i suoi vecchi compagni di combattimento si fanno vivi per “ripulire” il pianeta. Russell è bravo, ma il film è ben poco originale, la “scienza” è ridicola e il risultato altamente prevedibile. Per favore torna, cavaliere della valle solitaria!

Point Break – Punto di rottura

A Los Angeles, il poliziotto dell’FBI Johnny Utha, appena giunto in città, indaga assieme al più esperto collega Angelo Pappas su una serie di rapine eseguite dalla stessa banda di criminali. Intuendo che i responsabili si nascondono tra i patiti del surf, Johnny s’infiltra nell’ambiente, entrando nel gruppo capeggiato dal mistico Bohdi. Un film d’azione apparentemente nella norma è portato a livelli stratosferici da una regia tiratissima, al cardiopalma, dal ritmo praticamente vertiginoso. Due, in particolare, le sequenze d’antologia: il lungo inseguimento tra Utha e Bohdi per le strade della città e il tuffo dall’aereo senza paracadute. (andrea tagliacozzo)

Il socio

Benché di sicuro non il miglior lavoro di Sydney Pollack, con il passare del tempo Il socio – tratto dal solito, arzigogolato legal-thriller di John Grisham – acquista spessore e rischia di apparire un buon film. Anzi, sebbene pieno di passaggi narrativi improbabili e di personaggi un po’ troppo sopra le righe, «è» un buon film. E, soprattutto, a risultare sempre meno fantapolitica e sempre più attinente alla realtà, è l’idea centrale del giovane avvocato in carriera che si vede lautamente remunerato da uno studio legale che si occupa delle cause del crimine organizzato. Ovviamente, la sua sarà una carriera irreversibile. Pena: la morte. Sorvolando sugli aspetti sensazionalistici, vanno messi in conto – positivamente – lo spirito anarcoide che spinge il protagonista a guardarsi sia dai gangster che dall’Fbi, la convinzione che per fermare l’apparato criminale occorre innanzitutto arrestare gli avvocati e il postulato, sotteso, che un vistoso benessere implica sempre affari assai loschi. Niente male per una parabola sulla perdita delle certezze e dello spazio privato, confezionata da uno dei grandi intimisti hollywoodiani. Eppoi, come non ammirare l’accoppiata Tom Cruise-Sydney Pollack, che preannuncia l’exploit kubrickiano di Eyes Wide Shut ? Ottima la colonna sonora di Dave Grusin. (anton giulio mancino)

Una calibro 20 per lo specialista

Esordio nella regia di Cimino e uno dei più bei road-movies degli anni Settanta, se non uno dei più bei film americani del decennio tout court. Affogato in tramonti e stradoni, malinconico senza un’ombra di retorica, è figlio legittimo del miglior Penn e del miglior Peckinpah. Ma al barocco preferisce l’epica, la precisa volontà di raccontare una nazione. Il cinema degli anni Settanta sarà anche stato anti-hollywoodiano, ma è stato dominato (molto più che quello dei decenni successivi) dalla volontà di rileggere globalmente le radici di un paese. Ed è stata anche l’ultima volta in cui si sono fatti seriamente i conti con i generi, prima del citazionismo postmoderno. In questa storia di banditi in fuga che recuperano il bottino e cominciano a diffidare l’uno dell’altro, la sceneggiatura è di perfetta solidità e consente alla regia gli slanci lirici esatti. Decadenza e nostalgia non è per Cimino deragliamento e caos: c’è una sorta di classicità antihollywoodiana, di epica della decadenza, di precisione della fine. Nomination all’Oscar per Jeff Bridges. (emiliano morreale)

Giorni di passione

Hopper offre una profonda interpretazione in un ruolo inconsueto: un insegnante/fattore di una cittadina del Midwest che continua a rinviare il matrimonio con la fidanzata (Irving), ma poi viene sedotto — non contro la sua volontà — da una vamp adolescente (Locane). La profusione di nudi può attirare l’attenzione. Basato sul romanzo di Jim Harrison. Barreto è il marito della Irving, e la Pointer è sua madre.

Arma letale

Dopo la morte della moglie, l’agente di polizia Martin Riggs trasferisce tutta la sua rabbia nel lavoro diventando indisciplinato e incurante del pericolo. I superiori pensano bene di affiancargli Roger Murtaugh, poliziotto responsabile ed estremamente ligio al dovere. Sceneggiato dall’ottimo Shane Black, uno spettacolare cocktail di umorismo e azione. La coppia Gibson-Glover, prevedibilmente fondata sugli opposti, funziona comunque a meraviglia. Senza guizzi particolari ma efficace e funzionale la regia di Richard Donner. Di questo film verranno realizzati quattro seguiti. (andrea tagliacozzo)

Omicidio nel vuoto

Film d’azione solido ma prevedibile, con il poliziotto americano Snipes che dà la caccia ad alcuni criminali paracadutisti intenzionati a sottrarre delle informazioni ad alcuni agenti segreti della narcotici, per rivenderle ai boss della droga. La sceneggiatura è ridicola, ma ci sono abbastanza acrobazie volanti mozzafiato che riuscirete comunque a divertirvi.

Un mercoledì da leoni

Le vicende di Jack, Matt e Leroy, incontrastati campioni del surf e idoli delle spiagge californiane, dall’estate del 1962 alla primavera del 1974: il tempo, gli amori e la guerra del Vietnam finiscono lentamente per separarli. Il migliore dei film di John Milius, tra momenti di grande spettacolarità (straordinaria la fotografia di Bruce Surtees, all’epoca collaboratore abituale di Clint Eastwood) a riflessioni più profonde e intimistiche sul tema dell’amicizia. Emozionante, a tratti addirittura struggente.
(andrea tagliacozzo)

A prova di proiettile

Una banda multinazionale di terroristi sequestra un poderoso quanto sofisticatissimo carro armato e l’intero suo equipaggio rifugiandosi in Messico. L’ex agente della CIA Frank McBain, soprannominato
Bulletproof
(ovvero,
a prova di proiettile
), riceve l’incarico di recuperare la preziosa macchina da guerra. Un poliziesco di pessima fattura, non tanto per il modo in cui è girato, quanto per l’idiozia della trama.
(andrea tagliacozzo)

Paura e delirio a Las Vegas

Insieme a
Brazil
, il capolavoro di uno dei pochi visionari autentici del cinema contemporaneo. È il film che chiarisce definitivamente il retroterra dell’autore, generazionalmente più vicino a Scorsese che a Tim Burton o a Spielberg. Gilliam si confronta con un libro cult della controcultura (
Paura e disgusto a Las Vegas
di Hunter H. Thompson) e, pur lanciandosi in una serie di invenzioni visive trascinanti, ne compie una rilettura critica e postuma. L’utopia è da sempre il tema prediletto di Gilliam: e
Paura e delirio a Las Vegas
è una pellicola sulla morte dell’utopia, e sulle droghe come simbolo e vettore di questa morte.
«Las Vegas è il sesto Reich», dice uno dei protagonisti. Il loro carnevale (eccezionali e irriconoscibili Johnny Depp e Benicio Del Toro, che sembrano davvero due cartoon) nasce sulle ceneri del movement: i titoli di testa insanguinati compiono un fulmineo riepilogo di tutta un’epoca, esattamente come all’inizio del film definitivo sul ‘68,
Le fond de l’air est rouge
di Chris Marker (autore di
La jetée
, già modello di Gilliam per
L’esercito delle dodici scimmie
).
(emiliano morreale)

Unico indizio la luna piena

Dal racconto The Cycle of the Werewolf di Stephen King. Una numerosa serie di delitti sconvolge una tranquilla cittadina degli Stati Uniti. Il giovanissimo Marty intuisce che l’autore dei misfatti potrebbe essere un lupo mannaro. Trovatosi faccia a faccia con il mostro, il ragazzo riesce miracolosamente a sfuggire alla morte. Il buon lavoro da parte degli interpreti non riesce a salvare un film che sfiora spesso il ridicolo. (andrea tagliacozzo)

Warriors. Scontro finale

Vail è uno degli insegnanti più validi di una speciale forza di combattimento. Creduto morto agli occhi del mondo, l’uomo vive segregato in una base segreta. Vail riceve un messaggio che lo spinge ad abbandonare la base. Il suo miglior allievo, Colin, ha il compito di rintracciarlo e, se necessario, ucciderlo. Spettacolare, roboante e terribilmente scontato. Gary Busey ha fatto di meglio. Ma anche di peggio.
(andrea tagliacozzo)