Maschere e pugnali

Durante la seconda guerra mondiale, uno scienziato americano arriva in Svizzera per spiare l’attività dei nazisti, già a buon punto con la preparazione della bomba atomica. Quindi si reca in Italia, accompagnato da un agente segreto, per entrare in contatto con un collega italiano costretto, suo malgrado, a mettersi al servizio dei tedeschi. Un Fritz Lang poco ispirato firma uno dei suoi film meno riusciti, appena nobilitato dalla presenza del divo Gary Cooper (anche lui, a dire il vero, un po’ sottotono).
(andrea tagliacozzo)

Il disprezzo

Un produttore cinematografico affida a uno scrittore italiano la stesura di un’importante sceneggiatura. Invaghitosi della moglie di quest’ultimo, fa di tutto per conquistarla. Trasposizione dell’omonimo romanzo di Alberto Moravia, che il regista Godard ha girato alla sua maniera, quasi sperimentale, cogliendo l’occasione per compiere una riflessione personale sul cinema e sul suo ambiente. La versione italiana venne completamente rimaneggiata dal produttore Carlo Ponti.
(andrea tagliacozzo)

Il grande caldo

Un sergente di polizia indaga sul suicidio di un ex collega che egli sospetta essere stato al servizio di una organizzazione criminale. Quando i malviventi uccidono la moglie del poliziotto, questi, destituito dall’incarico, continua le indagini per proprio conto. Tra i film realizzati da Fritz Lang negli Stati Uniti, questo è uno dei migliori: un noir straordinario, stilisticamente pregevolissimo, con numerosi riferimenti all’espressionismo tedesco. L’anno precedente, Gloria Grahame aveva vinto l’Oscar come attrice non protagonista con
Il bruto e la bella
.
(andrea tagliacozzo)

Dietro la porta chiusa

In Messico, una giovane americana conosce un architetto vedovo e se ne innamora. Dopo breve tempo i due si sposano, ma la donna non tarda ad accorgersi che il marito si comporta in modo strano. Soggetto a frequenti crisi nervose, l’uomo crede di aver ucciso la prima moglie. Uno dei migliori film americani di Fritz Lang, un affascinante thriller psicologico ricco di richiami espressionistici. Magistrale, in questo senso, la fotografia di Stanley Cortez.
(andrea tagliacozzo)

M – Il mostro di Düsseldorf

A Düsseldorf, la polizia ricerca un assassino che ha già ucciso diverse bambine. La stretta sorveglianza instaurata dalle forze dell’ordine danneggia la piccola malavita locale che decide perciò di mettersi sulle tracce del mostro. Il film, uno dei migliori di Fritz Lang (il suo primo tentativo nel cinema sonoro), si può quasi ritenere il manifesto e, probabilmente, la punta più alta dell’espressionismo tedesco. Straordinario Peter Lorre, al suo esordio sul grande schermo. Nel 1951, Joseph Losey ne realizzò un remake.
(andrea tagliacozzo)

Furia

Il primo e, forse, il migliore dei film girati negli Stati Uniti da Fritz Lang. Il giovane Joe viene arrestato con l’accusa di aver rapito una bambina. La folla inferocita assalta la prigione e provoca un incendio, nel quale l’accusato viene creduto morto. Ma le indagini successive ne dimostrano la più completa innocenza. La vibrante interpretazione di Spencer Tracy, unita alla vigorosa regia di Lang e all’intelligente copione scritto dal regista assieme a Norman Krasna e Bartlett Cormack, fanno di questo film uno dei migliori pamphlet contro l’intolleranza delle masse, l’inciviltà e la pena di morte. Inquietante e ancora attuale, nonostante il finale consolatorio voluto dal produttore, Joseph Leo Mankiewicz.
(andrea tagliacozzo)

Duello mortale

Verso la fine degli anni Trenta, in Germania, gli agenti della Gestapo arrestano un nobile inglese con l’intenzione di farlo passare come un sicario inviato dalla Gran Bretagna per uccidere Hitler. Emozionante riduzione cinematografica di un racconto di Geoffrey Household, probabilmente realizzata per scopi propagandistici. Ottima la regia di Fritz Lang, che riesce a creare una notevole tensione. Nel ’76, il film ha avuto una nuova versione per la televisione inglese intitolata
Rogue Male
con Peter O’Toole nei panni del protagonista.
(andrea tagliacozzo)