I magi randagi

Tre disperati, ex artisti dello sventurato Circo della Mosca, vengono ingaggiati per interpretare i Re Magi in un presepe vivente da un parroco di un piccolo paese. Nonostante l’ostracismo degli abitanti, che li accusano di stupro e li vorrebbero castrare, i tre si salvano con un’improvvisa trovata ma, da allora, si rendono conto di dover cercare davvero il bambinello avendo una strana cometa indicato loro, cosa apparentemente impossibile, prima una femmina e poi due gemelli.

Casotto

Una spaziosa cabina della spiaggia libera di Ostia fa da sfondo a un campionario di umanità varia che, di volta in volta, si alterna all’interno del casotto. Sergio Citti, allievo prediletto di Pier Paolo Pasolini, si serve in maniera eccellente del notevole gruppo d’interpreti (tra i quali spicca Jodie Foster, reduce dal successo di Taxi Driver, che le valse una nomination agli Oscar) e dell’angusto spazio in cui i suoi attori sono costretti a muoversi. In grande evidenza soprattutto Gigi Proietti e Paolo Stoppa. (andrea tagliacozzo)

Accattone

Uno dei film capitali della storia del cinema italiano, e uno dei capolavori di Pasolini. La storia di un giovane sottoproletario, della sua tragica innocenza fuori della Storia negli anni decisivi per la modernizzazione dell’Italia. A vederla oggi, un’opera che porta alla massima chiarezza e incandescenza intuizioni che in mille altri lavori del periodo sono solo accennate, intraviste, abbozzate. Pasolini si inventa un mondo, si inventa uno stile (attingendo a certo Buñuel, e alla propria cultura di allievo di Roberto Longhi), fa un uso liberissimo del montaggio, del doppiaggio e della musica, trasformando una serie di apporti da pastiche in monumento ieratico. Straziante, con una morte davvero apocalittica (e, in fondo, senza redenzione cristiana:
Accattone
si fa il segno della croce alla rovescia). Un film barbaro, il film di un maestro.
(emiliano morreale)

Il Decamerone

Trasposizione cinematografica di alcune novelle del Boccaccio. Due di queste uniscono tutte le altre: nella prima, un usurario con l’inganno riesce a diventare santo; la seconda, invece, ha per protagonista un pittore (interpretato dallo stesso regista). Un’opera intrisa di grande poesia, ma non sempre facilmente digeribile per il comune spettatore. A questo film, primo della Trilogia della vita, Pasolini farà seguire
I racconti di Canterbury
e
Il fiore delle Mille e una notte
. Grandi polemiche alla sua uscita.
(andrea tagliacozzo)

Pier Paolo Pasolini e la ragione di un sogno

A 26 anni dalla tragica morte, Laura Betti cerca di far rivivere Pier Paolo Pasolini attraverso un film-documentario. L’intento della Betti è quello di far conoscere alle nuove generazioni gli insegnamenti di Pasolini e di rinfrescare la memoria a quelli che se lo sono dimenticato. La poesia, la prosa, i film e semplicemente le sue parole rimbombano nella sala e colpiscono in fondo al cuore, grazie anche al sapiente montaggio che lascia il tempo di far arrivare a segno i macigni del poeta. Suggestiva la musica intervallata da immagini di repertorio e testimonianze di coloro che hanno conosciuto Pasolini. Laura Betti ha concluso il suo lavoro con una significativa citazione: «Perché realizzare un’opera quando è così bello sognarla soltanto? (Pier Paolo Pasolini)». (andrea amato)

Mamma Roma

Al secondo film, Pasolini tenta di ibridare la straordinaria scoperta/invenzione dell’esordio
Accattone
con un pezzo di storia del cinema italiano, Anna Magnani. All’epoca il tentativo parve ai più una forzatura, ma oggi
Mamma Roma
appare davvero uno degli esiti più alti del regista. La storia – melodrammatica e assolutamente credibile – della prostituta costretta a tornare sulla strada e del suo amore folle e distruttivo per il figlio si dipana in una sorta di magico equilibrio, nel quale i «tipi» lukacsiani diventano icone e allegorie. Alcuni momenti del film sono degni di figurare fra le vette del cinema italiano: basterebbero solo la sequenza iniziale del matrimonio e quella finale, con la contenzione del ragazzo e l’urlo muto della Magnani (che riprende quello celebre di
Roma città aperta
, cui Pasolini aveva già dedicato una poesia), a fare di questo film un capolavoro.
(emiliano morreale)