Il mistero di Oberwald

Statico adattamento cinematografico di una pièce di Cocteau, L’aquila a due teste. Una regina protegge un assassino incaricato di ucciderla e poi se ne innamora. Da ricordare per essere stato girato in video e poi trasferito su pellicola: gli esperimenti coloristici del regista sono interessanti, ma non alleviano la noia dell’intreccio. Antonioni aveva bisogno di un pretesto per un esperimento tecnico (il film è stato girato in video per intervenire elettronicamente sul colore, ed è stato quindi riversato in pellicola), ma se il testo è ridicolo e anacronistico, i giochi coi colori che dovrebbero esprimere l’interiorià dei personaggi sono stucchevoli e stancano presto.

La chiave

Dal romanzo (1956) di Junichiro Tanizaki. Una coppia dalle pulsioni erotiche in declino affida alle pagine dei rispettivi diari sensazioni e avventure, sperando che il coniuge le legga. Successo di scandalo, che rilanciò la Sandrelli come star erotica e alzò le quotazioni di Brass dopo il disastro di Io, Caligola.

Gran bollito

Lea, una napoletana trapiantata da molti anni in una città del Nord, è morbosamente attaccata al figlio Michele. Quando questi si fidanza, la donna, per il timore di vederlo andar via, fa un patto con la Morte, sacrificandole tre amiche zitelle, dai corpi delle quali ricava sapone e biscotti. Il tono grottesco del film poco si addice a un regista come Mario Bolognini, che comunque fa un buon uso del cast messogli a disposizione (curioso, infatti, l’impiego di tre interpreti maschili nei panni del trio di zitelle). Il soggetto è ispirato alla vicenda della «saponatrice di Correggio», Leonarda Cianciulli, che con le sue gesta inorridì l’Italia intera.
(andrea tagliacozzo)