Notturno Bus

Leila e Franz sono due trentenni che non hanno ancora trovato la propria strada: lui è un perdigiorno con il vizio del gioco, lei vive di espedienti truffando i creduloni. Un giorno però, Leila truffa un uomo importante impossessandosi di un prezioso microchip.

Oggi Sposi

Quattro matrimoni, mille peripezie e un solo obiettivo: raggiungere l’altare e pronunciare il fatidico sì. Nicola, promettente poliziotto pugliese con un passato da Don Giovanni, ha deciso di mettere la testa a posto e di sposare l’incantevole figlia dell’Ambasciatore indiano, Alopa. C’è solo un problema: come farà Sabino, un contadino alla vecchia maniera, ad accettare che il figlio si sposi con rito Indù? Nel frattempo, Salvatore e Chiara, due giovani precari senza una lira e con un figlio in arrivo, mettono a punto un piano per organizzare un matrimonio a costo zero: far imbucare i loro 72 invitati alle nozze dell’avvenente soubrette Sabrina e di Attilio Panecci, magnate della finanza. Ancora non sanno però che anche qualcun altro ha deciso di “imbucarsi” al matrimonio del secolo… Si tratta di Fabio Di Caio, PM romano che indaga da tempo sui loschi traffici di Panecci mentre cerca di dissuadere il suo anziano padre dallo sposare la sua nuova fiamma, una massaggiatrice poco più che ventenne.

Fatti della banda della magliana

Il film, basato sugli atti istruttori della Procura romana, racconta le vicende malavitose della  «Banda della Magliana» che, per più di un quindicennio (1975-1991), insanguinò le strade di Roma e tenne in scacco le forze dell’ordine instaurando rapporti con altre coalizioni criminali.
Per voce del boss Luciano Amodio, detto Riccetto (personaggio costruito sul vero pentito Maurizio Abbatino detto Crispino), si narra la storia della banda, dalla sua costituzione (1977) agli anni di massimo «splendore» (1980-1986) fino a quelli della definitiva scomparsa (1987-1991). 
La narrazione ha inizio dall’interno di un’aula-bunker al cospetto di un magistrato (che al termine del film si rivelerà Leo Gullotta) che ascolta il racconto senza interruzioni. Riportando alla memoria i fatti, Riccetto chiama come testimoni della propria ricostruzione i più influenti esponenti della banda, sia quelli in vita, sia quelli deceduti in quei tragici anni: Sandrone Colangeli (Marcello Colatigli), Ubaldino Jacobis (Renatino De Pedis), Claudio Terenzi detto er Diavolo (Franco er Negro Giuseppucci), Ugo Torrisi detto Operaietto (Edoardo Toscano), Stefano Celletti detto er Paletta (Raffaele Pernasetti) e Fortunato Marras (Nicolino Selis).
Il gruppo di criminali ricostruisce le attività della banda non senza accusarsi reciprocamente di avere responsabilità nelle morti e nelle disavventure degli altri, poiché ognuno ha una propri verità da svelare. Accanto alle sequenze della confessione del Riccetto, si susseguono scene d’azione nelle quali vengono riprodotti i principali fatti di sangue del periodo: l’uccisione del boss di Tordivalle, detto Peppe er Terribile (Franco er Criminale Nicolini), quella di Nando Menicucci, detto er pescetto (Maurizio Proietti della famiglia dei «Pesciaroli»), quella dell’usuraio Domenico Calducci, detto Memmo e altri episodi che macchiarono di sangue la cronaca della capitale.  
L’intenzione del regista Daniele Costantini, già autore dell’omonimo spettacolo teatrale che ha ispirato il lungometraggio, era quella di rappresentare in tutta la sua cruda realtà la parabola di una banda che, per le sue ferree regole interne e le sue modalità di azione, resta unica nel suo genere. Ed è proprio l’influenza della Capitale, la «romanità» che trasuda dal film, la caratteristica di maggiore impatto della pellicola. Non a caso, per conferire maggior realismo alla storia, il regista ha deciso di girare il film all’interno del carcere romano di Rebibbia, utilizzando come attori dei veri detenuti.  
Anche se sulle capacità di interpretazione di quest’ultimi ci sarebbe da discutere, è proprio la veracità criminale che conferisce autenticità al film. Costantini decide di parlare il vero linguaggio della strada, senza nascondersi dietro a falsi moralismi cari alle fiction televisive che hanno trattato argomenti simili. Il regista riesce soprattutto a coinvolgere lo spettatore rievocando il fascino dei B-movie che uscirono proprio negli anni in cui la banda imperversava.
Grazie all’alternanza di un linguaggio sia teatrale che cinematografico, la drammaticità delle vite di questi gangster risulta esemplare anche nella sua negatività, anche se il film non raggiunge i picchi di Goodfellas di Scorsese, cui lo stesso regista dice di essersi ispirato.  (mario vanni degli onesti)  

Operazione vacanze

Non fosse per il periodo dell’uscita e l’ambientazione, si parlerebbe di classico “cinepanettone”. C’è il cantante di piano bar, costretto a fuggire in Basilicata con l’accusa di aver messo incinta la figlia di un potente criminale. Ci sono due famiglie, un tempo amiche, che diventano rivali e non perdono occasione per giocarsi brutti scherzi, anche in ferie. C’è un facoltoso industriale pronto a sborsare qualsiasi cifra pur di togliersi una voglia. C’è il padre di famiglia (poteva mancare?) che ha perso l’occupazione perché hanno arrestato il suo datore di lavoro. Non trovando il coraggio di confessarlo alla moglie, porterà lo stesso la famiglia in vacanza, cercando però di risparmiare su tutto. C’è una detective privata che si aggira sotto mentite spoglie per incastrare i suoi obiettivi. E si potrebbe andare avanti così, di episodio in episodio. Ma, tanto, avete già capito dove si va a parare.