Meo Patacca

Meo Patacca è un bullo che fa il bello e il cattivo tempo nel suo quartiere. Acquisisce ulteriore fama dopo aver ridicolizzato il suo rivale in amore, Marco Pepe. Ma lo attende una brutta figura quando, messo al comando dell’esercito romano, viene sconfitto dai barbari. Il film è tenuto in piedi dall’incredibile bravura di Gigi Proietti, in una delle sue purtroppo rare sortite cinematografiche. I personaggi s’ispirano ad alcune leggendarie macchiette della tradizione popolare romana.
(andrea tagliacozzo)

Totò, Peppino e… la dolce vita

Un Totò della piena maturità, del periodo in cui – pur semicieco – distillò alcune delle sue perle. Anche se la parodia della
Dolce vita
è abbastanza azzeccata, la trama non c’è e il film vale per le improvvisazioni sue e del divino Peppino. Come al solito due-tre sketch memorabili, fra cui quello irresistibile che vede la coppia alle prese col night di lusso. Nella ideale trilogia «tra città e campagna» (
Totò, Peppino e la… malafemmina; Totò, Peppino e le fanatiche; Totò, Peppino e… la dolce vita
), quest’ultimo è forse l’episodio più debole, privo dei proverbiali picchi del primo e del ritmo scatenato da farsa regionale del secondo (con una meravigliosa Titina De Filippo). Ma siamo sempre a metà strada tra il versante demenziale delle parodie dei generi e quello neorealista dei film di Monicelli. Il livello tecnico è ancora piuttosto alto, prima del crollo che si registrerà con l’arrivo degli spaghetti-western: insomma si ride ancora, e tanto.
(emiliano morreale)

Il divorzio

Dopo quindici tumultuosi anni di matrimonio, Leonardo, architetto di mezza età, decide di separarsi dalla moglie e si rituffa nella vita da scapolo con l’entusiasmo di un ventenne. Ma una serie di insignificanti e squallide avventure finiscono per stancarlo in breve tempo. Una commedia priva di qualsiasi originalità, indegna di un attore del calibro di Vittorio Gassman. Le musiche del film sono composte da Fred Bongusto.
(andrea tagliacozzo)

Il lumacone

Il maturo Gianni, abbandonato dalla moglie, si riduce a vivere in uno scantinato con un giovane ladruncolo, Ginetto. L’uomo, deciso a portare il giovanotto sulla buona strada, vorrebbe comprare un vagone ferroviario per trasformarlo in un ristorante. Minato da una regia non felicissima, un film modesto anche se tutt’altro che disprezzabile. La sceneggiatura, infatti, porta la prestigiosa firma di Ruggero Maccari, da moltissimi anni prezioso collaboratore del regista Ettore Scola.
(andrea tagliacozzo)