Lo spazio bianco

Maria aspetta una bambina, non è incinta più ma aspetta lo stesso. Aspetta che sua figlia nasca, o muoia. E se c’è una cosa che Maria non sa fare è aspettare. E’ per questo che i tre mesi che deve affrontare, sola, nell’attesa che sua figlia Irene esca dall’incubatrice, la colgono impreparata. Abituata a fare affidamento esclusivamente sulle proprie forze e a decidere con piena autonomia della propria vita, Maria si costringe ad un’apnea passiva che esclude il mondo intero, si imprigiona nello spazio bianco dell’attesa. Ma questo sforzo di isolamento doloroso consuma anche l’ultimo filo di energia a disposizione: la bolla di solitudine in cui Maria si è rinchiusa è messa a dura prova e alla fine esplode. E’ necessario che Maria salvi se stessa per riuscire a salvare la bambina. Non c’è che una soluzione: consentire al mondo di irrompere nella propria esistenza e concedersi il privilegio di ritornare a vivere. E così inventarsi la forza per accompagnare Irene alla nascita.

Le parole di mio padre

Zeno si inserisce nella famiglia di Giovanni Malfenti, con cui ha iniziato a lavorare. Non ha ancora superato il trauma della morte di suo padre ma trova un posto in cui, nonostante i conflitti, non esiste la solitudine. Zeno si innamora della primogenita Ada, che prima lo ricambia ma poi non ne vuole più sapere. Viene quindi sedotto dalla secondogenita, Alberta. Zeno si lascia coinvolgere dalla loro rivalità ma quando Alberta tenta il suicidio, si allontana dalla famiglia Malfenti. Passa un anno e Giovanni lo invita alla festa di compleanno di Augusta, la terza figlia. Zeno viene rifiutato da Ada e cerca il consenso di Alberta, ma invano. Sarà invece Augusta a dichiarargli il suo amore. Zeno contraccambia, gli resta però una domanda: ma è amore? Francesca Comencini ha avuto il coraggio di aprire alle immagini il romanzo di Italo Svevo, La coscienza di Zeno . Non tutta la storia, si è concentrata su due capitoli del libro, in una libera interpretazione che porta a Roma, e non a Trieste, il male di vivere di Zeno Cosini. La regista romana ha confermato, riattualizzandola, la modernità di uno dei capolavori della letteratura europea. (fabio bonvini)