Lezioni di volo

Pollo e Curry sono amici per la pelle. Il primo è italiano, il secondo è indiano ma è stato adottato da una famiglia italiana. Bocciati all’esame di maturità, decidono di fare un viaggio in India. Uno farà i conti con le proprie radici, l’altro troverà l’amore.

Pier Paolo Pasolini e la ragione di un sogno

A 26 anni dalla tragica morte, Laura Betti cerca di far rivivere Pier Paolo Pasolini attraverso un film-documentario. L’intento della Betti è quello di far conoscere alle nuove generazioni gli insegnamenti di Pasolini e di rinfrescare la memoria a quelli che se lo sono dimenticato. La poesia, la prosa, i film e semplicemente le sue parole rimbombano nella sala e colpiscono in fondo al cuore, grazie anche al sapiente montaggio che lascia il tempo di far arrivare a segno i macigni del poeta. Suggestiva la musica intervallata da immagini di repertorio e testimonianze di coloro che hanno conosciuto Pasolini. Laura Betti ha concluso il suo lavoro con una significativa citazione: «Perché realizzare un’opera quando è così bello sognarla soltanto? (Pier Paolo Pasolini)». (andrea amato)

Questione di cuore

Attraverso uno schema narrativo vecchissimo, e per questo sempre nuovo, adoperato addirittura già nell’Iliade. Aiace ed Ettore, guerrieri di eserciti diversi, nel libro settimo si feriscono in duello e vengono ricoverati nella stessa tenda. E avviene l’incontro fra mondi inconciliabili, che la malattia e la paura della morte rendono più disponibili e percettivi.

Sceneggiando il romanzo quasi-autobiografico di Umberto Contarello, la Archibugi ritrova la strada della commedia all’italiana, giocata sullo scontro di due caratteri opposti a cui i protagonisti offrono tutta la loro carica di simpatia. Il tema certo non attraente della morte è alleggerito da numerose e divertenti scenette.

Verso sera

Verso la metà degli anni Settanta, il giovane Oliviero chiede al padre, un professore universitario in pensione, di occuparsi della figlia, la piccola Mescalina. Qualche tempo dopo, a casa dell’ex insegnante si presenta Stella, madre della bambina. Il secondo film della Archibugi, dopo il buon esordio dell’88 con Mignon è partita , lascia con l’amaro in bocca per l’occasione sprecata: il soggetto, indubbiamente interessante, è stato sviluppato in modo quasi superficiale. Eccellenti, comunque, i due protagonisti. (andrea tagliacozzo)

Domani

Cacchiano, nella cui chiesa si trova una Madonna incinta del Beato Angelico, è uno dei paesi umbri rimasti vittime del terremoto. Nei giorni della ricostruzione seguiamo le vicende di un consigliere comunale e dei suoi parenti, che dividono il container con un’altra famiglia. E poi la storia d’amore tra la maestra e il restauratore, le incomprensioni tra compagne di classe, la solidarietà e i conflitti… Francesca Archibugi, regista educata e perbene, è affetta in sommo grado da uno dei vizi capitali del nostro cinema: l’assenza di curiosità. Il suo immaginario ha un’estensione circoscrizionale: in Domani , pur animata dalle migliori intenzioni e senza ombra di sciacallaggio, si limita a rimettere in scena il microcosmo di Mignon è partita (il suo film migliore, il più sensuale). Anziché piazza Melozzo c’è un container, ma per il resto non manca niente: i bambini che ci guardano, le mamme comprensive in crisi, le maestre sfortunate in amore, l’arrivo dell’adolescenza.
E se la pellicola respira negli esterni fotografati da Bigazzi (la Archibugi ha uno sguardo pulito, mai volgare), crolla negli interni, con Baliani-Muti-Mastandrea. Il film è ispirato ai temi di alcuni bambini delle zone terremotate, ma lo «svolgimento» è corretto e noioso, da prima della classe. (emiliano morreale)