Striptease

Un film indicibilmente noioso — per non dire sgradevole — basato su un romanzo di Carl Hiaasen, su una donna che ha perso la custodia della giovane figlia a favore dello spregevole ex marito e si mette a fare la spogliarellista per guadagnare in fretta i soldi necessari per il ricorso in tribunale. Poi ha una storia con un arrapato membro del Congresso. Non abbastanza divertente, o drammatico, o sexy, o brutto, per essere qualificato come intrattenimento in qualsiasi categoria. È la vera figlia della Moore che interpreta la ragazzina.

La casa di sabbia e nebbia

Un ex graduato dell’aeronautica militare iraniana emigra con tutta la sua famiglia negli Stati Uniti. Per mantenere moglie e figli lavora giorno e notte accettando di svolgere i mestieri più umili. Il suo sogno americano prende la forma di una casa acquistata durante un’asta a un prezzo molto vantaggioso. L’immobile è stato sequestrato a una giovane donna a causa di un disguido burocratico e l’ex proprietaria non ha nessuna intenzione di abbandonarlo.

Tratto dall’omonimo bestseller di André Dubus III, l’opera prima di Vadim Perelman è un melodramma in cui convergono diversi temi: il sogno americano, l’immigrazione, la sicurezza sociale, sviluppati attraverso la descrizione del contrasto tra un esule iraniano e una cittadina statunitense, fiero e intraprendente il primo, inerte e disperata la seconda.
La casa di sabbia e nebbia
commuove spingendo all’immedesimazione con i suoi protagonisti, alle prese con uno dei problemi più pressanti del nostro tempo insieme a quello della sicurezza del posto di lavoro. La storia raccontata dal film è un crudele caso di
mors tua vita mea
che oppone due persone tutt’altro che malvagie, impossibilitate a provare pietà per l’avversario a causa dei propri legittimi bisogni. La felicità dell’uno equivale alla disperazione dell’altro (e viceversa) e la sceneggiatura non costringe lo spettatore a schierarsi, costringendolo a «soffrire» fino al tragico finale. È stato lo stesso Dubus a pensare a Ben Kingsley nel costruire il protagonista del suo romanzo e l’attore inglese lo ha ripagato con una prova che gli è valsa la nomination all’Oscar, toccata anche all’iraniana Shohreh Aghdashloo nella categoria riservata alla migliore attrice non protagonista.
(maurizio zoja)

Il ritorno di una stella

Dopo quindici anni di assenza, la leggendaria Roxy Carmichael ritorna a Clyde, il piccolo paese dell’Ohio che le diede i natali. La giovane Dinky Bossetti (Winona Ryder), una ragazza ribelle e anticonformista, è convinta che la donna sia la sua vera madre. Unica nota positiva del film – piuttosto mediocre, diretto da uno degli autori de
L’aereo più pazzo del mondo
– la brillante interpretazione della Ryder.
(andrea tagliacozzo)

Gli spietati

Insolito western dai toni mesti: un ex killer, ora redento, interrompe il suo ritiro mosso dalla necessità di denaro per la sua famiglia. Potente analisi della moralità e dell’ipocrisia nel vecchio west — e sulle conseguenze che ha l’uccidere qualcuno e l’essere uccisi — ma guastato da una trama che arranca. Ottime riprese di Jack N. Green. Quattro Oscar: miglior regia, film, attore non protagonista (Hackman) e montaggio (Joel Cox).

Titanic

Scampata al naufragio del Titanic, oltre settant’anni dopo Rose può essere d’aiuto per recuperare una preziosa collana rimasta sepolta negli abissi. Intervistata, la vecchia signora racconta l’incredibile viaggio: dalla partenza all’incontro – lei, donna dell’alta società – con l’affascinante proletario Jack Dawson… Un caso unico, un iceberg nel cinema del decennio, per il coraggio e la capacità di riportare Hollywood ai tempi del grande kolossal. Una follia produttiva, ma anche un progetto consapevole e d’autore in cui Cameron ci dà dentro fin dall’inizio, con una discesa negli abissi che è già un momento altamente visionario. Poi il fumettone si dipana maestoso e sornione, con un’aria finto-ingenua; ma quando il Titanic becca lo scoglio la vicenda riparte con un ritmo insostenibile, fino a uno scioglimento nel quale sogna addirittura di redimere il tempo. Un film anche sull’America-Terra Promessa («nuovi cieli e nuove terre…»), un trionfo della computer-graphic ma non un’operazione troppo arida o decerebrata. Sfido chiunque a guardare l’orologio nelle ultime due ore, e – inutile negarlo – nel finale strappalacrime ci si commuove davvero… Pluripremiato dall’Academy con ben 11 Oscar, tra cui Miglior Film, Regia, Fotografia, Musiche, Montaggio e Scenografia (emiliano morreale)