Il medico dei pazzi

Don Felice si reca a Napoli a trovare il nipote che crede laureato in medicina e direttore di una clinica psichiatrica. Il giovane, in realtà, è solo uno scapestrato che, dopo aver già spillato allo zio un bel po’ di quattrini, fa passare la pensione dove abita per la sua clinica. Da una commedia di Eduardo Scarpetta (come
Un turco napoletano
e
Miseria e nobiltà
, entrambi diretti dallo stesso Mattoli), un veicolo ideale per l’incontenibile comicità di Totò. Rispetto ad altri lavori del comico napoletano, la trilogia tratta dai lavori teatrali di Scarpetta si distingue per la felice cura della regia e dell’ambientazione.
(andrea tagliacozzo)

Totò terzo uomo

In una cittadina, due gemelli sono in lite per una questione d’interessi: il primo, sindaco del paese, non vuole pagare il secondo, proprietario del terreno dove dovrebbe sorgere un nuovo penitenziario. A complicare le cose arriva un terzo gemello, di cui nessuno sospettava l’esistenza. Grande tour de force di Totò, che passa da un ruolo all’altro dei tre fratelli, diversissimi tra loro in quanto a carattere, con estrema disinvoltura. Il tema del sosia (o del gemello) tornerà in altri tre film del comico napoletano:
Totò e Cleopatra, Totò a Parigi
e
Totò diabolicus
. Pare che proprio girando questo film Totò annotasse su un pacchetto di Turmac le parole della celeberrima
Malafemmena
.
(andrea tagliacozzo)

Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi

Carlo e Gabriella, giovani studenti, si conoscono durante una gara di nuoto e s’innamorano. Quando finalmente lui prende il diploma da geometra, decidono di sposarsi. Ma il primo incontro tra le rispettive famiglie non è tra più felici: i due padri hanno mentalità troppo diverse per andare d’accordo. Regia e sceneggiatura nella media, anche se a fare la differenza ci pensano Totò e Fabrizi che nei panni dei due genitori danno vita ad alcuni indimenticabili duetti.
(andrea tagliacozzo)

Amor non ho, però però

A Roma, un uomo semplice e mite salva dalle acque del Tevere una povera ragazza che, fidanzata a un giovane ingiustamente imprigionato per un delitto che non ha commesso, ha tentato il suicidio in un momento di sconforto. L’ometto promette d’aiutarla. Niente di originale, ma in definitiva un buon canovaccio (scritto da Giuseppe Marotta, Augusto Bosselli, Franco Riganti e Vittorio Veltroni) capace di esaltare sia l’estro comico che le sfumature malinconiche dell’ottimo Renato Rascel. Bianchi tornerà a dirigere Rascel solo dieci anni più tardi in
Gli attendenti
.
(andrea tagliacozzo)

Fifa e arena

A causa di una sostituzione di fotografie, un commesso viene scambiato per un pericoloso criminale. Il pover’uomo è costretto a fuggire, esibendosi in una serie interminabile di travestimenti. Si ritroverà in Spagna, a toreare pavidamente nell’arena. Seconda (dopo
I due orfanelli
) di ben sedici pellicole che Mario Mattoli ha realizzato con il grande Totò. Il modello da parodiare, ovviamente, è
Sangue e arena
. Il comico napoletano è in grande forma, ben spalleggiato da Isa Barzizza e il fedele Mario Castellani. Celebri le scene in cui Totò affamato si prepara un panino con crema da barba e borotalco e quando cerca di sbirciare la Barzizza nuda al di là di un acquario. Il film ebbe un tale successo che in alcune sale dovette intervenire la polizia per mettere ordine nelle code.
(andrea tagliacozzo)

Una bruna indiavolata!

Un giovanotto, avendo vinto una grossa somma al gioco, lascia la natia Torrazze, un paesino vicino Cremona, e si reca a Roma con l’intenzione di darsi alla bella vita. Ma giunto nella capitale, il poveretto viene derubato del portafogli con tutto il denaro. Scatenata commedia, incentrata quasi totalmente sul brio e sulla bellezza di Silvana Pampanini. Uno dei primi film di Ugo Tognazzi, all’epoca ventinovenne. (andrea tagliacozzo)