Jack

Un bambino nato prematuro, ma completamente sviluppato, invecchia a un ritmo quattro volte più veloce del normale. A dieci anni, con le caratteristiche fisiche di un uomo di quaranta, lascia la casa dove aveva vissuto per andare a scuola ed entrare in contatto con altri ragazzi della sua età per la prima volta nella vita. Williams è la scelta perfetta per il ruolo di questo uomo-bambino, ma la sceneggiatura non porta da nessuna parte. Esageratamente lungo, troppo adulto per i bambini e troppo ridondante per gli adulti; destinato a non soddisfare nessuno.

Cadillac Man (Mister occasionissima)

Assillato dall’ex moglie, dalle amanti e da un boss mafioso a cui deve del denaro, il povero Joey, venditore di macchine usate, rischia anche di perdere il posto se non riuscirà a vendere almeno una dozzina di vetture. Come se non bastasse, proprio in quello stesso giorno, un folle armato di mitra fa irruzione nell’autosalone minacciando di compiere una strage. Robin Williams si fa in quattro per coprire le non poche lacune del film. Ci riesce solo in parte. Bravo anche Tim Robbins, all’epoca poco conosciuto.
(andrea tagliacozzo)

Doctor Detroit

Un ingenuo giovanotto, docente di letteratura cavalleresca all’Università di Chicago, incontra per caso quattro splendide ragazze, prostitute d’alto bordo. Per salvarle dalle grinfie della terribile Mom, il boss della città, il professore si trasforma nel fantomatico Doctor Detroit. Un film sconclusionato, poco divertente nonostante gli sforzi del bravo Dan Aykroyd.
(andrea tagliacozzo)

Ho solo fatto a pezzi mia moglie

Una delle più sonore bufale da almeno cinquant’anni in qua. La roba di Arau è inguardabile anche se camuffata da primizia iconoclasta, antireligiosa, ricercata e originale. Il macellaio Allen fa a pezzi la moglie Stone che lo tradisce col poliziotto Sutherland e con mille altri. La mano col medio alzato di lei viene trovata da una cieca a El Niño nel New Mexico, dove tutti la prendono per un dono del cielo: compie miracoli. La Chiesa vede scandalo, ma solo perché il prete del paese si titilla nel confessionale con la prostituta Cucinotta. La storiella cretina dell’apparente santa reliquia capace di esaudire i desideri di cittadini che fanno della loro fede un mercato è la prova definitiva che siamo ormai in un paese di imbecilli. I ghirigori formali di Storaro che gira col formato Univision vorrebbero portare il film in territorio Arturo Ripstein, ma fanno piangere. Il mix di grottesco e surreale, volgare demenza e spinta eretica, stanca appena dopo l’inizio, e dopo cinque minuti ti induce a uscire. La comicità è ai livelli dei film con Gigi e Andrea, ma almeno quelli erano sanamente scemi e senza alcun secondo fine. Gli interpreti, poveretti, non sanno cosa guardare dire e fare: uno spreco di dimensioni colossali. Si accomodino pure tutti coloro che riescono a tirar fuori qualcosa di perlomeno sopportabile da questa offesa all’intelligenza di una persona anche meno che comune. (pier maria bocchi)