Il silenzio è d’oro

Un film di Clair minore, con Chevalier che fa un regista di mezza età nella Parigi dl 1906 che prende come suo protetto il sensibile e giovane Perire. Originariamente della durata di 106 minuti. La versione americana non è doppiata né sottotitolata: Chevalier narra ciò che accade nella colonna sonora, ma non funziona. Include anche uno speciale prologo, girato sotto la supervisione di Robert Pirosh, nel quale Chevalier canta Place Pigalle.

Z – L’orgia del potere

Oscar per il miglior film straniero e per il montaggio, basato su fatti realmente accaduti e incentrato sull’assassinio politico di Montand e sulle sue agghiaccianti conseguenze. Troppo parlato, apprezzabile più per la sua attualità che non per le qualità cinematografiche, ma comunque avvincente. Buona la recitazione.

Orfeo

Avvincente allegoria cinematografica ambientata in tempi moderni in cui il poeta interpretato da Marais incontra la Principessa della Morte, ed entrambi esplorano la loro reciproca seduzione. A tratti va troppo oltre, ma rimane comunque speciale. Rifatto da Jacques Demy col titolo Parking. Originariamente durava 112 minuti. Una nomination ai BAFTA Awards.

Il testamento di Orfeo

L’addio profondamente autobiografico di Cocteau è una summa della sua filosofia e delle sue fantasie. A tratti troppo pretenzioso, questo sogno non ha una progressione narrativa vera e propria: solo una successione di immagini oniriche stupefacenti, con un cast apparentemente impossibile. Alcune sequenze hanno una colorazione sorprendente. Terzo episodio della “Trilogia di Orfeo”, dopo Le Sang d’un poète e Orfeo. Il titolo per esteso è Le testament d’Orphée, ou ne me demandez pas pourquoi! Una nomination ai BAFTA Awards.