I figli di nessuno

Amedeo Nazzari è proprietario di una cava, Yvonne Sanson una dipendente. L’amore è ostacolato dalle differenze di classe e quando lei partorisce un figlio interviene la madre di lui a sottrarglielo. Alla povera Sanson non rimane allora che chiudersi in convento. Partito con
Catene
da posizioni apparentemente neorealistiche (ma in verità da romanzo popolare ottocentesco), Matarazzo tocca qui accensioni schiettamente fantastiche. Le giravolte della trama, le ellissi alla Douglas Sirk, i trasparenti e l’esasperazione delle passioni fanno di questo film uno dei massimi deliri del melò italiano (e del resto, Matarazzo è l’autore del fiammeggiante e ormai invisibile Ferraniacolor di
La nave delle donne maledette
). Certo, il motore dell’azione sono equivoci e corna, ma sotto ci sono gli impulsi autodistruttivi dei personaggi e le figure femminili sono martoriate fino all’inverosimile. Autore, checché se ne dica, arcaico e maschilista (si confronti Yvonne Sanson con Jane Wyman!), Matarazzo è di assoluta coerenza nella messinscena, con una tetragona idea del cinema e delle passioni umane.
(emiliano morreale)

Non c’è pace tra gli ulivi

Tornato dalla seconda guerra mondiale, dopo aver cercato invano lavoro, Francesco ruba delle pecore a un pastore che si è arricchito ai suoi danni. Ma questi, con lo scopo d’insidiarne la fidanzata, riesce a far condannare Francesco a quattro anni di carcere. Giuseppe De Santis, che l’anno precedente aveva ottenuto un grande successo con
Riso Amaro,
riprovò a bissarne gli esiti con un altro dramma a sfondo sociale, molto raffinato nella messa in scena, stilisticamente agli antipodi dell’allora imperante neorealismo.
(andrea tagliacozzo)

Senza pietà

Primo di tre film consecutivi che Carla Del Poggio girerà con Lattuada tra il ’48 e il ’50. Dopo aver lasciato i genitori, la giovane e sprovveduta Angela va a Livorno in cerca del fratello. Arrestata alla stazione per non avere pagato il biglietto del treno, la ragazza riesce fortunosamente a fuggire e s’imbatte in Jerry, sergente nero dell’esercito americano. Un film cupo e pessimista, diretto con eleganza ma anche crudo realismo dal regista. Scritto, tra gli altri, da Federico Fellini. La colonna sonora porta la firma di Nino Rota.
(andrea tagliacozzo)

I compagni

Alla fine del secolo scorso, un gruppo di operai di una fabbrica di Torino, prendendo lo spunto da un grave incidente di lavoro subito da un compagno, decide di ribellarsi all’orario massacrante dei turni che comprende quattordici ore al giorno. Mastroianni, con barba e occhialini, è il rifugiato politico che da Genova arriva a Torino da un amico e vuole organizzare lo sciopero. Dettagliatissima e ambiziosa ricostruzione d’epoca, diretta con mano felice da un insolito Monicelli, autore della sceneggiatura assieme ad Age e Scarpelli. Nel cast una giovanissima e irriconoscibile Raffaella Carrà.
(andrea tagliacozzo)

La risaia

Il padrone di una risaia, riconoscendo in una sua mondina la figlia illegittima, la protegge senza svelarle la verità. L’interesse per la giovane è male interpretato dal nipote, un giovanotto scapestrato, che ne approfitta per tentare inutilmente d’insidiare la ragazza. Un buon melodramma – diretto da un esperto del genere – sulla scia del successo di
Riso amaro
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(andrea tagliacozzo)

L’armata Brancaleone

Nell’Italia del tardo Medioevo, il soldato di ventura Brancaleone si associa a un gruppo di briganti per raggiungere il feudo di Aurocastro che, in base a un documento rubato a un viaggiatore, dovrebbe diventare suo. Esilarante avventura picaresca, realizzata con intelligenza, brio e grande inventiva, sia per quanto riguarda le situazioni comiche che per i dialoghi, parlati in un italiano finto arcaico che mescola il latino con l’italiano dell’alto Lazio. Grande prova di Gassman che cinque anni dopo, sempre diretto da Monicelli, tornerà a interpretare lo stesso personaggio in
Brancaleone alle crociate
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(andrea tagliacozzo)