Come si fa un martini

Milano, un ristorante alla moda e sette storie che come unico punto di contatto e d’intreccio hanno la cena. Un editore di successo e due scrittori servili, un traduttore di polacco e un’attrice pubblicitaria alle prese con una relazione finita e problemi economici, due coppie che si tradiscono, padre e figlio che si conoscono appena, una coppia ossessiva, una coppia che deve nascere e i camerieri del ristorante alle prese con la vera «ricetta» del martini cocktail. Tratto dai racconti di Marina Mizzau,
Come si fa un martini
ha i tempi del cinema che fa riflettere a ogni scena, a ogni battuta. Nulla è lasciato al caso, tutto porta a qualcosa. Buona prova del regista Kiko Stella e ottimo assortimento del cast: nessuno è fuori ruolo.
(andrea amato)

Suspiria

Il racconto terrificante di una studentessa americana (Harper) che frequenta una scuola di danza europea, che si rivela essere un covo di streghe. Una trama spesso stupida è arricchita e compensata da inquadrature, atmosfera e colonna sonora (di Argento e del gruppo rock dei Goblin) brillanti. In tv potrebbe perdere un po’ della sua efficacia nel far venire i brividi. Disponibile anche in una versione più esplicita senza tagli che dura 107 minuti.

Lezioni di volo

Pollo e Curry sono amici per la pelle. Il primo è italiano, il secondo è indiano ma è stato adottato da una famiglia italiana. Bocciati all’esame di maturità, decidono di fare un viaggio in India. Uno farà i conti con le proprie radici, l’altro troverà l’amore.

Il giorno prima

A Francoforte, quindici volontari di varie nazionalità accettano di passare venti giorni all’interno di un attrezzatissimo rifugio antiatomico. Ma qualche giorno dopo l’inizio dell’esperimento, un annuncio televisivo getta il gruppo nel panico: un missile atomico si sta inesorabilmente dirigendo verso Francoforte. Sulla falsariga di
The Day After,
un dramma psicologico a tema più interessante del modello, ancorché mediocre e afflitto da non poche banalità. Il soggetto del film è stato scritto dal giornalista Piero Angela.
(andrea tagliacozzo)

Il marchese del Grillo

Rievocazione della figura del Marchese Onofrio del Grillo, vissuto a Roma all’inizio dell’800. Il nobiluomo per vincere la noia frequenta spesso gli ambienti popolari. Un giorno in una bettola incontra il carbonaio Gasperino, completamente sbronzo, che gli somiglia come una goccia d’acqua. Se lo porta a casa e lo mette al proprio posto per farsi burla di parenti e amici che non si accorgono della sostituzione. In un ruolo cucitogli su misura, Sordi è perfettamente a suo agio, ma il film, pur con qualche momento riuscito e divertente, non è all’altezza di un regista come Monicelli.
(andrea tagliacozzo)

Caterina va in città

Settembre 2002. La famiglia Iacovoni, Giancarlo, Agata e la figlia Caterina, si trasferisce a Roma da Montalto, paesino della provincia laziale. Tutti e tre vivranno una piccola rivoluzione. Giancarlo, insegnante di ragioneria, vuole uscire dall’anonimato e sfondare come scrittore. Per questo spinge la figlia a frequentare compagne di classe appartenenti a famiglie influenti. Caterina, tredicenne con la passione per il canto polifonico, si trova così catapultata nel mondo di Margherita, piccola leader di sinistra, figlia di una scrittrice e di un intellettuale. Poi partecipa alle feste esclusive di Daniela, figlia di un politico della maggioranza di governo. Anche Agata, nel suo piccolo, vivrà un grande cambiamento, trovando in un altro uomo l’attenzione e la gioia che il marito, troppo occupato ad inseguire sogni di gloria, le nega.
Paolo Virzì rispolvera il canovaccio usato per tutti i suoi precedenti film: quello dell’incontro-scontro tra mondi diversi. Da una parte la gente cosiddetta normale e dall’altra i privilegiati: politici, scrittori, vip. Gli eletti e gli esclusi. Da un lato l’ambiente ricco della nuova destra al governo e quello degli intellettuali di sinistra, girotondisti e un po’ snob. Dall’altro la famiglia Iacovoni: Caterina, che vuol vedere tutti felici; Agata, che desidera una vita semplice e Giancarlo che non ci sta e vorrebbe stare tra gli eletti. Imbarazzante, ingombrante e senza talento, finirà per ammalarsi di depressione. La moglie e i parenti burini di Montalto, ha detto lo stesso regista, sono invece parte di un’Italia ancora pura, che non mira a diventare famosa. In “Ovosodo,” il protagonista trovava la felicità facendo l’operaio in una fabbrica e mettendo su famiglia. Qui il messaggio è simile: meglio coltivare il proprio orticello che cercare di entrare in un mondo che non è il proprio, perché ci si scotta e si finisce per soffrire. Troppo buono questo Virzì. Predica la grazia e l’innocenza, racconta la genuinità delle borgate, ma dal suo film emerge lo snobismo di una sinistra che ha perso il contatto con la gente, oltre che le elezioni. Gli attori sono bravi, Castellitto su tutti, e la giovane protagonista Alice Teghil è una bella sorpresa. La storia però è troppo piena di cliché. Una commedia di buon livello, divertente in molti punti ma troppo simile ai precedenti capitoli della filmografia del regista. (francesco marchetti)