Le fate ignoranti

Antonia, felicemente sposata, dopo la morte accidentale del marito scopre che questi la tradiva. La seconda sorpresa è che, per sette anni, il compagno fisso del consorte era stato un uomo. Antonia scopre così una sorta di famiglia gay, vi si ambienta e arriva sul punto di innamorarsi dell’ex amante di suo marito…

Lo spunto non è originalissimo, per la verità, né gli sviluppi sono imprevedibili. Özpetek ha però una sua sobrietà di messinscena, riesce a non essere televisivo, tenta un film «medio» e anche un po’ buonista mettendosi in ascolto dei personaggi, lasciando spazio alle atmosfere e alle sfumature. La comune gay è piuttosto rosea, anche se ognuno dei caratteri conserva, chi più chi meno, un proprio spessore o un proprio interesse. La Buy ce la mette tutta; Accorsi per la verità pure, ma non ce la fa e rimane statico e forzato, specie quando la vicenda si dirige verso il melodramma con l’aiuto delle belle musiche di Andrea Guerra. C’è qualche scivolone (qualche momento più da commedia, la scena in cui si accenna «Gracias a la vida»); un po’ narciso e demagogico il finale, che alterna brani di backstage e riprese del Gay Pride. Ma è uno di quei film che sembrano sapere di cosa parlano, e non è poco.
(emiliano morreale)

La finestra di fronte

Giovanna (Giovanna Mezzogiorno) e Filippo (Filippo Nigro) hanno trent’anni, sono sposati da nove e hanno due bambini. Giovanna lavora come contabile in una polleria industriale, mentre Filippo in un deposito carburanti, con turni notturni. Giovanna spia un manager single (Raoul Bova) dalla finestra di fronte alla sua cucina. Idealizza quest’uomo, la sua figura, il suo personaggio, apparentemente così diverso da suo marito. Un giorno Filippo e Giovanna incontrano un uomo anziano e distinto per strada (Massimo Girotti), che ha perso la memoria e non ricorda più nulla della sua vita, se non alcuni flashback e allucinazioni che lo riportano a sessant’anni prima. Filippo decide di aiutare questo signore, nonostante la riluttanza di Giovanna, troppo presa dalla sua vita, dai figli, dai sogni frustrati e mai realizzati e dalla sensazione di essere l’unico traino familiare. Giovanna a poco a poco si avvicina a questa persona, riuscendo anche a decifrare il rebus della sua memoria. Ma non è l’unico incontro che cambierà la vita di Giovanna… Dopo il grandissimo successo ottenuto con
Le fate ignoranti,
Ferzan Ozpetek ritorna al grande schermo con un’altra pellicola destinata a riscuotere consensi di critica e pubblico. Sempre più maturo, convincente, poetico e intenso, Ozpetek ci presenta un film sulla memoria, sulla storia che non va dimentica, sui sogni repressi, sulle isole felici che ci si crea per evadere, ma che una volte raggiunte risultano molto meno interessanti. Molta carne al fuoco, ottima regia, leggera e delicata. Solo due note un po’ stonate: un Raoul Bova anello debole del film, finito a recitare in un cast di tutto rispetto da cui ne esce con le ossa rotte. E poi alcuni dialoghi che scadono nell’eccesso di retorica e banalità, errori non commessi nel precedente film. Una nota particolare, invece, per l’ultima grande interpretazione di Massimo Girotti.
(andrea amato)

Saturno contro

Un eterogeneo gruppo di amici affronta i problemi della vita quotidiana e della coabitazione tra festose cene e brevi week-end. Hanno tutti dai trenta ai quarant’anni, c’è chi deve mandare avanti una famiglia, chi di figli non ne ha e chi di figli non ne avrà mai perché non ne vuole o perché non può farli con il suo partner del suo stesso sesso. Una coppia eterosessuale affronta una repentina separazione dovuta ai continui tradimenti di lui con una fioraia di lusso dal corpo sensuale dal seno prorompente ma la vera separazione la dovrà vivere la coppia omosessuale, perché uno dei due improvvisamente muore e l’altro ha irrimediabilmente e catastroficamente Saturno contro. Un’amica finta astrologa e con veri problemi di droga, l’unica single del gruppo, rimane esterrefatta e incapace di vegliare l’amico che prima di morire “vive” gli ultimi giorni in coma. Tutti gli amici aspetteranno in ospedale la morte definitiva e cercheranno in tutti i modi di stargli vicini, ricostruendo una parvenza di stabilità.

La recensione

Il sesto film di Ferzan Ozpetek è anche quello che racconta in maniera più diretta il mondo gay. Già ne

Le fate ignoranti

Un giorno perfetto

Emma e Antonio, genitori di due figli, l’adolescente Valentina e il piccolo Kevin, sono separati da circa un anno. Mentre Antonio vive solo nell’appartamento che era stato di famiglia, Emma e i figli si sono trasferiti dalla madre di lei. Ma una notte, una vicina di Antonio chiama la polizia, dicendo di avere sentito degli spari venire dall’appartamento. Gli agenti della volante fanno così irruzione nella casa dell’uomo… Il film è il racconto di ciò che accade nelle ventiquattro ore precedenti questo momento, la vita della famiglia e di un gruppo di personaggi che entrano in contatto con loro durante questo “giorno perfetto”.

Mine Vaganti

Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre. È il monito che l’anziana nonna rivolge al nipote Tommaso rientrato a
casa da Roma deciso ad affermare le proprie scelte personali anche a costo di scontrarsi con la famiglia.

Quella di Tommaso, il figlio minore dei Cantone, proprietari di un pastificio in Puglia, è una famiglia numerosa e stravagante. In casa c’è molta attesa per il suo ritorno: la nonna ribelle e intrappolata nel ricordo di un amore impossibile, la mamma Stefania, amorosa ma soffocata dalle convenzioni borghesi, il padre Vincenzo deluso nelle aspettative sui figli, la zia Luciana a dir poco eccentrica, la sorella Elena che rifugge un destino da casalinga, il fratello Antonio da affiancare nella nuova gestione del pastificio di famiglia. Insieme a loro Alba, la cui strada incrocia professionalmente quella dei Cantone. Non mancano però sorprendenti rivelazioni e colpi di scena. Ed anche per questo il soggiorno di Tommaso dovrà protrarsi ben più a lungo del previsto…

Harem Suare

Una ragazza europea entra a far parte dell’harem del sultano della Turchia. Alleandosi con un eunuco, cerca di diventare la favorita: ma l’impero sta per crollare, l’harem sarà distrutto e le donne si disperderanno. La vicenda si snoda in una serie di flashback a incastro, nel racconto della superstite. La storia (vera) è straordinaria, ma il film è in gran parte un’occasione mancata. Perché Özpetek, esordiente con il pregevole Hamam – che era un film sulla seduzione e la violenza del vicino Oriente, narrato quasi in prima persona – qui fatica a vedere attraverso gli occhi di un’europea trascinata nei rapporti di forza e di fascino dell’harem. E così maschera il racconto tra drappeggi neanche tanto sontuosi (il film è piuttosto povero), tentando il mélo viscontiano ma rimanendo sempre a una certa distanza dai personaggi. La costruzione finisce perciò col diventare artificiosa, e del film si intuisce innanzitutto ciò che poteva essere.
(emiliano morreale)