Miracolo a Milano

Totò il Buono (Golisano) porta allegria in un misero paese di povera gente, aiutato dall’anziana donna che lo aveva allevato e che si trova ora in paradiso. Condanna pungente e comica dei modi in cui vennero sistemati gli europei dopo la seconda guerra mondiale. Due nominatio ai BAFTA Awards.

Salto nel buio

Variazione quasi comica sul tema di Viaggio allucinante , celebre film di fantascienza del 1966. In un attrezzato laboratorio scientifico, il pilota Tuck Pendelton viene miniaturizzato assieme a una capsula spaziale per essere iniettato nel corpo di un coniglio. L’improvvisa irruzione degli scagnozzi di un bieco affarista interrompe l’esperimento. Dopo un rocambolesco inseguimento, uno degli scienziati inietta la capsula nei glutei di un timido commesso di un supermercato. Ricco di invenzioni visive e trovate comiche, il film non ha praticamente un attimo di sosta. Grande regia di Joe Dante, uno dei pochi (con Steven Spielberg, che produce il film) in grado di coniugare il divertimento e lo spettacolo con le proprie esigenze autoriali. Oscar per gli effetti speciali. (andrea tagliacozzo)

Il gabbiano Jonathan

Un film unico, basato sul best-seller di Richard Bach, su un gabbiano “esistenziale”. Una superba fotografia ci permette di cogliere il punto di vista del gabbiano quando lui abbandona il suo stormo per esplorare le meraviglie del volo. Il dialogo non funziona altrettanto bene, neanche l’invasiva colonna sonora di Neil Diamond. Due nomination agli Oscar (Fotografia e Montaggio).

Spiderwick – Le cronache

La famiglia Grace (madre e i tre figli, due gemelli e la sorella maggiore) si trasferisce da New York in una vecchia e cadente casa avuta in eredità da un misterioso pro-zio. Dopo una serie di strani eventi che la famiglia non riesce a spiegarsi, Jared, uno dei gemelli, si ritrova in un fantastico e misterioso mondo popolato da bizzarre creature e…

L’Age d’or

Ci sono vescovi che si trasformano in scheletri e mucche che vagano per la camera da letto nel secondo film di Luis Buñuel, capolavoro surrealista scritto insieme a Salvador Dalì. Manifestanti di destra causarono disordini alla prima (e per molto tempo, unica) proiezione pubblica. L’anticlericalismo del film gli procurò la messa al bando decennale da parte della censura. Oggi, se non più scioccante, è quantomeno affascinante.

La zona morta

Dall’omonimo best-seller di Stephen King. Un giovane insegnante rimane vittima di un incidente stradale ed entra in coma, riprendendo conoscenza solo cinque anni più tardi. Dopo una lunga riabilitazione, il giovane scopre di avere acquisito poteri paranormali che gli permettono di predire eventi. David Cronenberg abbandona gli effetti truculenti dei suoi horror precedenti per dare maggior rilievo ai risvolti psicologici ed emotivi del protagonista, interpretato da un bravissimo Christopher Walken. Un film intelligente, a tratti persino toccante. (andrea tagliacozzo)

Cabal

Ogni notte il giovane Boone è perseguitato da ricorrenti incubi popolati da strani e orrendi esseri. Il ragazzo, in cura da uno psicanalista dall’aria alquanto ambigua che lo convince di essere un barbaro assassino, si reca in un cimitero abbandonato dove, secondo la leggenda, trovano rifugio i mostri. Un horror con pretese intellettualistiche che alterna parti interessanti ad altre noiose. Poco coinvolgente. David Cronenberg interpreta il ruolo dello psicanalista. (andrea tagliacozzo)

I guardiani della notte

In un’epoca lontana le forze della Luce e quelle dell’Oscurità hanno deciso un armistizio. Questa tregua, vuole la profezia, sarà sciolta con la nascita un «eletto». Il bambino dovrà scegliere a quale fazione accostarsi e con la sua decisione romperà l’equilibrio del conflitto. In una Mosca contemporanea dall’atmosfera tecnologica e assente, in mezzo a cittadini ignari di tutto, riprende quota questo latente, millenario conflitto.
Caso cinematografico dell’anno in Russia, dove ha frantumato il record di incasso di qualsiasi pellicola precedentemente prodotta nella ex repubblica sovietica, arrivando a incassare sedici milioni di dollari. La Fox ha colto il segnale attivandosi come distributore internazionale del film ed entrando direttamente nella produzione del terzo e ultimo episodio della saga. Anche da noi questa pellicola sta richiamando l’attenzione di esperti e pubblico in quanto caso cinematografico dai risvolti sociologici. Cinema e società cambiano velocemente anche in Russia: il pubblico è composto in prevalenza da giovani e giovanissimi che non hanno conosciuto l’Unione Sovietica e il cui gusto è stato allevato a forza di blockbuster. Konstantin Ernst, direttore della potente rete tv Channel One Russia, ha colto questa novità e, colpito dal romanzo Night Watch di Sergei Lukyanenko, ha deciso di farne il primo capitolo di una saga. Questa sarà composta da altri due film, tratti da altrettanti seguiti del romanzo, scritti dallo stesso Lukyanenko.
Appena si sono colte le potenzialità per l’esportazione internazionale di questa pellicola orgogliosamente autarchica è scattato il gioco delle analogie e delle influenze. Così I guardiani della notte è stato presentato come Il signore degli anelli russo, o paragonato a Guerre stellari. Se ne sono viste le connessioni di tipo visivo con l’immaginario di Matrix, sfociate nell’accostamento del regista con i fratelli Wachowski. O con Tarantino, o Ridley Scott. Lo star system del mondo occidentale è stato scandagliato da produzione e critica alla ricerca dei paragoni più evocativi: un’operazione ovvia e ovviamente approssimativa.
Il film esibisce una potenza visiva davvero rara. Il regista ha una carriera legata in grande prevalenza a pubblicità e videoclip, così come il cast tecnico, in gran parte formato da suoi collaboratori di vecchia data. Così questo kolossal fantasy con venature horror e, talvolta, splatter, mette in primo piano la velocità, il sangue e l’acrobazia, lasciando spesso sullo sfondo il senso narrativo. Bekmambetov ha un gusto per l’intrattenimento decisamente moderno e «mainstream», al quale spesso sacrifica tutto. Gli occhi trangugiano scene di grande impatto, senza quasi poter prendere il respiro. Un’abbuffata di effetti speciali, pure mirabili sotto il profilo tecnico, che resta in gran parte fine a se stessa e lascia lo spettatore con un vago senso di frustrazione, se non di nausea.
Eppure le premesse di un certo spessore narrativo c’erano tutte: la contrapposizione fra bene e male non è così piatta e frontale, la varietà dei personaggi poteva essere sfruttata, l’ambientazione metropolitana di una saga epica era curiosa. Ma la sceneggiatura latita sia nell’originalità che nella costruzione degli snodi narrativi, che si accartocciano su se stessi senza anima. Anche agli attori è sottratta la possibilità di esprimersi con una qualche profondità, tale è lo sbilanciamento della produzione verso la confezione e l’effetto speciale.
Resta un caso molto interessante dal punto di vista produttivo, che prefigura nuovi scenari per il cinema russo sul palco internazionale. I guardiani della notte, però, non riesce a coinvolgere: è un film artificioso, muscolare e plastificato. Neppure le scene di tensione riescono a mettere davvero in allerta lo spettatore, che si limita ad attendere con curiosità l’effetto speciale successivo e poi, col procedere del film, la sua stessa conclusione. L’impronta pubblicitaria del regista si avverte troppo, nemmeno mitigata dalla furba e comunque discutibile verniciata di umanità che possiedono gli analoghi prodotti occidentali. Un’inattesa e poderosa esibizione di forza, senza contrappesi, che finisce con lo scadere nel puro formalismo. (stefano plateo)

Zardoz

Bizzarro racconto fantascientifico, ambientato nel 2293, incentrato su un’implosione tecnologica in una società dominata da una casta di intellettuali eternamente giovani. Straordinario sul piano visivo, è divenuto di culto ma probabilmente lascerà insoddisfatti parecchi spettatori. Panavision.

Obiettivo mortale

Satira esplicita, bizzarra e disinibita sulla nostra società dominata dalla televisione, incentrata sulla connessione tra un famoso giornalista (Connery) e un gruppo di terroristi, e sui possibili legami di quest’ultimo con il governo americano. Una sceneggiatura approssimativa riesce a centrare pochi obiettivi, ma trae vantaggio dal ritmo mozzafiato della regia.

Little Nicky – Un diavolo a Manhattan

Il più dolce dei tre figli del Diavolo deve andare sulla terra a riprendere i fratelli erranti altrimenti il padre morirà. Nel frattempo i suoi fratelli stanno facendo di New York un inferno in terra. Commedia stravagante, talvolta detestabile, raramente divertente, si compiace della sua volgarità. Piena di cammei comici (molti dei colleghi di Sandler di un tempo al Saturday Night Live

Il Golem

Raggelante storia sul soprannaturale, visivamente abbagliante, basata su un celebre racconto popolare ebraico del XVI secolo. Rodolfo d’Asburgo ha esiliato gli Ebrei, dando loro la colpa di una pestilenza; un rabbino fa apparire un golem (un mostro d’argilla, interpretato da Wegener) in modo da convincere il re ad abrogare l’editto. Questo classico del cinema espressionista tedesco è anche un precursore di Frankenstein, sia per il modo in cui il golem viene portato in vita, sia per la sua attrazione per un bambino. I set sono stati progettati dal famoso architetto Hans Poelzig. Il soggetto è stato portato sullo schermo molte volte; Wegener è stato anche co-regista delle versioni del 1914 e 1917, e Julien Duvivier l’ha girato nel 1938 con Harry Baur. Noto anche negli Stati Uniti col titolo The Golem: How He Came into the World.

The Illusionist

Vienna, seconda metà dell’Ottocento. Edward è un giovane popolano con la passione per la magia: la principessa Sophia si invaghisce di lui ma il loro sentimento è osteggiato dalla famiglia reale. Edward allora decide di partire e non fa ritorno a Vienna per quindici lunghi anni. Al suo ritorno è diventato Eisenheim The Illusionist e incanta le platee con i suoi incredibili trucchi: la sua fama è tale che una sera anche i regnanti decidono di assistere al suo spettacolo.

Gremlins

L’insolito nuovo animale domestico di un adolescente genera una legione di viscidi e violenti mostri che trasformano lo scenario da cartolina della città in un vero inferno. Quest’incubo comico è un incrocio tra La vita è meravigliosa di Capra e Fluido mortale; pieno di citazioni per i fanatici di cinema ma vanificato da una violenza e una confusione troppo forti. Le apparizioni cammeo spaziano dall’animatore Chuck Jones a Robby il robot, ma dovrete prestare molta attenzione per individuare il produttore esecutivo Steven Spielberg. Nella versione originale la voce di Gizmo è di Howie Mandel. Con un sequel.

Twiligh Saga – New Moon

In seguito allo sfortunato diciottesimo compleanno di Bella, Edward Cullen (Robert Pattinson) e la sua famiglia abbandonano la città di Forks, Washington, cercando di proteggerla dalle minacce del loro mondo. Bella trascorre il suo ultimo anno di scuola con il cuore infranto, completamente assente ed isolata dal mondo. Edward riappare a Bella solo quando lei si trova in situazioni estremamente pericolose, e proprio questa stranezza la spingerà a ricercare, ed inseguire, in ogni modo il rischio! Con l’aiuto del suo amico d’infanzia Jacob Black (Taylor Lautner), Bella sistema una vecchia motocicletta che l’accompagnerà in tutte le sue avventure. Bella si lascia lentamente andare, e sempre più coinvolgere dal rapporto speciale che sta nascendo con Jacob, membro della misteriosa tribù Quileute, anche lui custode di un segreto soprannaturale. Quando per un incontro casuale Bella si trova di nuovo di fronte a un vecchio nemico, solo grazie all’intervento di un branco di lupi incredibilmente grandi riesce a salvarsi da un orribile destino. L’incontro è l’agghicciante prova che Bella è ancora in grave pericolo. In una corsa contro il tempo, Bella scopre il segreto dei Quileutes ed il vero motivo per il quale Edward l’ha lasciata. Bella decide di affrontare una riunione che potrebbe essere mortale con il suo amore, una soluzione del tutto lontana da quella in cui aveva sperato.”