I clowns

A partire da un flashback infantile (l’arrivo del circo nella Rimini di Federico bambino), il film diventa una inchiesta che il regista, interpretato dallo stesso Fellini, tenta di condurre sui superstiti del mondo del circo. La logica antinarrativa de
La dolce vita
è ormai diventata la struttura del cinema di Fellini: qui il regista riprende la finta inchiesta del blocknotes di un regista con più consapevolezza, assumendola come un vero e proprio «genere». Il gioco del cinema nel cinema è già oltre la maniera, dentro l’incubo. Un lungo funerale che è anche un cartone di Roma e di
Amarcord
, ma in una chiave ancora più atroce e cupa (la prima mezz’ora è strabiliante, con una descrizione della provincia italiana tra le più cattiva che si siano mai viste). L’inchiesta, tutta di fantasmi e come impossibilitata a uscire dal cerchio del circo/cinema, con Fellini re dei clown, ha una libertà sovrana, ma come sempre funeralesca.
(emiliano morreale)

Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa

Maria Sarti, un’attrice romana di poca fortuna, è costretta a improvvisarsi cantante in un cabaret di Napoli. Durante uno spettacolo, la donna inventa la famosa «mossa», con cui scandalizza i benpensanti e che le costa un processo per oscenità. Affettuosa rievocazione dell’Italia dei primi del Novecento, riuscita solo in parte, anche se può contare sull’apporto di una bravissima Monica Vitti nei panni della protagonista (che nella realtà si chiamava Maria Campi).
(andrea tagliacozzo)