Come si fa un martini

Milano, un ristorante alla moda e sette storie che come unico punto di contatto e d’intreccio hanno la cena. Un editore di successo e due scrittori servili, un traduttore di polacco e un’attrice pubblicitaria alle prese con una relazione finita e problemi economici, due coppie che si tradiscono, padre e figlio che si conoscono appena, una coppia ossessiva, una coppia che deve nascere e i camerieri del ristorante alle prese con la vera «ricetta» del martini cocktail. Tratto dai racconti di Marina Mizzau,
Come si fa un martini
ha i tempi del cinema che fa riflettere a ogni scena, a ogni battuta. Nulla è lasciato al caso, tutto porta a qualcosa. Buona prova del regista Kiko Stella e ottimo assortimento del cast: nessuno è fuori ruolo.
(andrea amato)

Da zero a dieci

«Coi voti cominciano appena nasci. Siamo qui per prendere e dare voti. Non c’è niente di male. Se non c’è niente di male a smettere di fare quello che vuoi per fare solo quello che ti fa avere buoni voti». Parte così il secondo film di Luciano «Liga» Ligabue. Dopo un omaggio alla musica blues, «la musica degli oppressi». Giove, Libero, Biccio e Baygon hanno ormai 35 anni e decidono di tornare a Rimini vent’anni dopo un week end che gli ha cambiato la vita, solo per fare tutto quello che non erano riusciti a fare quella volta. Sono tutti di Correggio e Giove è il fratello di Freccia, il protagonista del primo film della rock star italiana,
Radiofreccia
. In riviera i quattro ritrovano le amiche di allora e insieme a loro cercano di rivivere alcuni momenti persi nel lontano 1980, ma gli anni sono passati, anche se loro si ostinano a fare finta di niente.
Da zero a dieci
delude un po’, forse perché dopo
Radiofreccia
ci si aspettava un’altra bella storia, raccontata con leggerezza e freschezza, in maniera originale. Invece questa volta Ligabue scade nel didascalico, tuto ciò che vuole dire lo spiattella in maniera violenta, saltando dalla strage di Bologna alle tematiche no-global, dalla crisi dei quarantenni eterni Peter Pan, alla malattia e alla morte. Il cast è bene assortito e gli attori appaiono quasi sempre convincenti, ma la sceneggiatura è un po’ confusionaria. Forse, sarebbe stato meglio lasciare qualcosa di sottinteso per fare viaggiare lo spettatore. E poi, il viaggio alla ricerca dei bei tempi che furono l’ha già abbastanza inflazionato Salvatores più di dieci anni fa.
(andrea amato)

La felicità non costa niente

Sergio (Mimmo Calopresti) è un architetto brillante, con una moglie devota, un figlio sveglio e simpatico, un’amante giovane e un gruppo di cari amici. Un incidente d’auto gli fa cambiare completamente approccio alla vita. Si accorge di tutte le ipocrisie e contraddizioni della sua esistenza e, a poco a poco, con le sue stesse mani distrugge tutte le certezze che lo circondano. Cerca risposte, di notte, vagabondando per una Roma «turisticamente didascalica», ma accogliente e complice. Ogni tanto cerca di rimanere aggrappato alla vita reale, quella fatta di routine, di rapporti umani e sociali, di lavoro e famiglia, ma non ce la fa, ha bisogno di scappare e cercare. Unico compagno di viaggio è un manovale che lavora per lui, con cui instaura un rapporto a metà tra il sogno e la realtà. Una notte, per le strade di Roma, incontra una donna misteriosa, bellissima, che cattura tutto il suo interesse. Occuparsi di questa persona diventa la sua preoccupazione principale, si innamora, ritrova equilibrio e voglia di vivere, ma… Un altro film di Mimmo Calopresti, questa volta nella triplice veste di regista sceneggiatore e protagonista. Una pellicola sulla ricerca ossessiva della felicità, nel mondo esterno, per poi giungere alla conclusione che forse è solo uno stato personale, intimo. Si tratta di una questione di equilibrio, niente più. Il cammino è tortuoso, affronta molte delusioni e sembra quasi soccombere alla depressione. Non un film sull’amore, perché in fondo è solo un aspetto della vita, non certo l’unico o il più importante. Forte la somiglianza con L’ora di religione nello stile registico e in alcuni escamotage narrativi. Convincente ancora come regista e piacevole sorpresa come attore protagonista. Un Calopresti promosso al 100 per cento. (andrea amato)

Melissa P.

Guarda la

photogallery
di Melissa P.

Sicilia. Estate. Melissa (Maria Valvedere) non sa nuotare. Ha 15 anni, è un’adolescente come tante: la scuola, i litigi con i genitori, l’amichetta del cuore, il diario segreto, le cotte per i più grandi. Daniele (Primo Reggiani) è il bello della scuola, ricco, arrogante e un po’ bastardo. Melissa vivrà con lui la sua prima esperienza amorosa, destinata però a costituire una profonda delusione e a farla cadere in una spirale di depravazione. Infatti, memore dell’umiliazione subita, la ragazza si trasformerà da preda in predatrice, passerà da un letto all’altro, sfruttando i diversi partner come oggetti erotici ma senza mai farsi coinvolgere. Melissa vive il sesso in modo sempre più crudo, senza alcun ombra di sentimento, con esperienze varie e molteplici. Intorno a lei, la situazione è precaria: il padre non vive in casa, la madre è troppo indaffarata, l’unica persona con cui riesce a mantenere un rapporto autentico e sincero è la nonna Elvira (Geraldine Chaplin): un po’ pazza, fuma una sigaretta dopo l’altra ascoltando vecchi pezzi rock, e tutte le sere, prima di andare a letto, passa cento volte la spazzola tra i capelli della nipotina. Un momento magico, quasi un rito purificatorio, una dolce pausa nell’amara frenesia della neo-adolescente. Ma Melissa resterà una vittima alla mercé dei sadici e malsani giochi degli uomini che incontrerà, dovrà soffrire e cambiare, per scoprire che cosa vuol dire essere una donna. E, finalmente, imparare a nuotare.

Tratto dal primo romanzo della baby-scrittrice Melissa Panariello,
Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire.
Un bestseller contenente elementi di erotismo al limite della pornografia, scritto sotto forma di diario, con uno stile furbo e accattivante che ne ha fatto subito un fenomeno mediatico. Il film, come il libro, rappresenta il sesso vissuto in modo perverso e ossessivo, e se ne differenzia invece per il fatto che la protagonista è inserita in una rete di rapporti personali (vissuti a scuola e in famiglia) inesistenti nel romanzo.

Quella di Guadagnino non è una pellicola molto riuscita, a tratti sembra la versione all’italiana di

Thirteen.
Qua e la tenta di citare Pasolini e il Kubrick di

Eyes Wide Shut,
perdendo ovviamente il confronto con gli originali. Banale anche il finale, in cui Melissa si accorge finalmente del compagno di classe, strano ed eccentrico, che l’ama segretamente da tanto tempo. Il film affronta il tema dell’adolescenza attraverso facili stereotipi e da una posizione maschilista secondo cui gli uomini possono avere un rapporto libero con il sesso, mentre le donne, se ci provano, devono poi cambiare e rimettersi al loro posto: il finto anticonformismo di Melissa diventa quindi presto rassicurante conformismo.

Fra le poche note positive, la fotografia e la scenografia oltre alla prova piuttosto convincente della protagonista, la spagnola Maria Valvedere. Consigliato, comunque, solo ai fan di Melissa.
(aurelie callegari)

Preferisco il rumore del mare

Rosario e Matteo sono due ragazzini di estrazioni sociali differenti, ma amici per la pelle. Il primo è figlio di un malavitoso, l’altro di un borghese benestante. La loro amicizia crolla sotto al peso delle diversità. Un bel film, toccante e semplice, con bravi attori e costruzione dei personaggi molto centrata. Da segnalare la bellissima colonna sonora rock.

Paz!

Siamo nella Bologna di fine anni Settanta, quella del disegnatore di Pescara, studente fuorisede e fuoricorso al Dams, in un appartamento al quinto o sesto piano di un palazzone in via Emilia Ponente 43. Qui vivono tre ragazzi, Massimo Zanardi (detto Zanna), Enrico Fiabeschi e Pentothal. Convivono, ma senza mai incontrarsi, solo sfiorandosi. Zanardi, interpretato da Flavio Pistilli (
Auguri professore, La guerra degli Antò
), è uno studente liceale pluriripetente ed è inseparabile da Roberto Colasanti, bello e ricco, e Sergio Petrilli, brutto e povero. I tre sono accusati di aver crocefisso il gatto della preside della scuola e la prova di colpevolezza è l’agenda di Zanna, trovata in giardino. Mentre Zanardi è impegnato a recuperare la sua agenda, Enrico Fiabeschi, interpretato da Max Mazzotta (
L’ultimo capodanno dell’umanità
), deve sostenere un esame di cinema al Dams. L’argomento è il film
Apocalypse Now
, ma il nostro ne sa poco: «Apocalipsi näu: regia di Francis Ford Coppola, musiche dei Doors». L’unico che non si muove dalla sua stanza è Pentothal, che ha il volto di Claudio Santamaria (
La stanza del figlio, L’ultimo bacio
), ventenne meridionale, fumettista, in botta per la sua ex ragazza Lucilla che lo ha lasciato. Pentothal vive perennemente in pigiama con un paio di Clark ai piedi, sempre slacciate e logore. Operazione difficile quella di Renato De Maria, un amico dei tempi bolognesi di Andrea Pazienza, ma che è riuscito a raccontare i personaggi del disegnatore di Pescara, Bologna e una generazione. Realizzato con costi ridottissimi, girato in digitale, De Maria è riuscito con una sapiente fotografia, una scenografia azzeccata e un montaggio curato a supplire i limiti di budget. E poi gli attori, soprattutto quelli famosi, che hanno partecipato «in amicizia». Un film vietato ai minori di 14 anni, che per poco ha rischiato di essere vietato ai 18. Sarebbe stato un insulto, un volere imbavagliare un grande disegnatore e come ha detto il regista: «Censurare una generazione, la nostra». Per fortuna non è stato così.
(andrea amato)