La Bella e la Bestia (2017)

La Bella e la Bestia

mame cinema LA BELLA E LA BESTIA - STASERA IN TV LA FAVOLA DISNEY scena
La celebre scena del ballo

Diretto da Bill Condon, La Bella e la Bestia (2017) è la trasposizione cinematografica più recente della classica favola Disney. Nel XIX secolo, in Francia, un principe (Dan Stevens) vive tra lussi e sfarzosità. Un giorno, un’anziana mendicante giunge al suo castello, offrendogli una rosa in cambio di ospitalità. Il principe la caccia, ma resta senza parole quando la vecchia si mostra nella sua vera forma: è in realtà un’incantevole fata. Come punizione per la sua superbia e spietatezza, la fata lancia un incantesimo sul giovane nobile, trasformandolo in un’orrenda bestia. E tutta la sua corte viene trasformata in oggetti da mobilio, in attesa che il principe trovi qualcuno che possa amarlo nonostante il suo aspetto. Ovviamente, ciò dovrà avvenire prima che la rosa offertagli dalla fata perda tutti i suoi petali.

Belle (Emma Watson) è, naturalmente, la Bella, ossia colei che si imbatte nella Bestia nel tentativo di salvare il proprio padre, rimasto prigioniero nel castello stregato. Sulle note delle canzoni con cui tutti siamo cresciuti, il film fa rivivere la favola amata da grandi e piccoli di tutto il mondo. E la magia torna a coinvolgere gli spettatori.

Curiosità

  • È il primo film Disney in cui compare un personaggio omosessuale: si tratta di Le Tont, interpretato da Josh Gad.
  • Dopo l’annuncio della presenza del primo personaggio omosessuale della filmografia Disney, Le Tont, un cinema dello stato dell’Alabama, l’Henagar Drive-In Theatre, ha confermato di aver tolto dalla programmazione il film. Nei cinema russi invece è stato vietato ai minori di 16 anni per via di una legge del 2013 che pone il film sotto l’accusa di “propaganda omosessuale rivolta ai bambini”.
  • Il 26 gennaio 2015 Emma Watson annuncia che avrebbe interpretato la protagonista Belle, percependo un salario base di 3 milioni di dollari più una percentuale sugli incassi. Per interpretare il personaggio, l’attrice ha preso lezioni di canto.
  • Le riprese principali sono iniziate agli Shepperton Studios di Londra il 18 maggio 2015 e concluse il 21 agosto seguente.
  • La colonna sonora del film è composta da Alan Menken, già autore delle musiche del film d’animazione, con testi italiani adattati da Lorena Brancucci. La colonna sonora include canzoni dal film originale e nuove canzoni scritte da Menken e Tim Rice.
  •  Ariana Grande e John Legend cantano una nuova versione di Beauty and the Beast, brano originariamente cantato da Céline Dion e Peabo Bryson nel film d’animazione originale.
  • Il 12 aprile 2017 il film supera il miliardo di dollari d’incasso mondiale, diventando così il 30° film a superare la soglia del miliardo.
  • Inoltre, la pellicola è stata candidata ai premi Oscar e ai Golden Globe, entrambi nelle categorie Migliore scenografia e Migliori costumi. Emma Watson ha vinto gli MTV Movie & TV Awards nella categoria Miglior attrice, mentre il film li ha vinti nella categoria Miglio film.

Abbasso l’amore

New York, 1962. Autrice del bestseller Abbasso l’amore, con il quale incita le donne ad affrancarsi dal potere degli uomini dicendo «no» all’amore e «sì» a sesso, carriera e potere, Barbara Novak è una delle donne più ammirate d’America. Il giornalista Catcher Block, maschilista, rubacuori e uomo di mondo, vuole scrivere un pezzo su di lei per smontare le sue teorie e ridimensionare il suo successo. Per farlo cercherà di sedurre la scrittrice per indurla a rinnegare i capisaldi del suo libro.

Già regista del trascurabile Ragazze nel pallone, Peyton Reed ha confezionato una spassosa commedia romantica dichiaratamente ispirata a pellicole come Il letto racconta… (1959) e Non mandarmi fiori (1964), in cui Rock Hudson e Doris Day si trovano inizialmente insopportabili per poi finire l’uno nelle braccia dell’altra. Grazie a una fotografia che mette in risalto i colori intensi del Technicolor, a una spumeggiante colonna sonora e agli irresistibili vestitini sfoggiati dalla protagonista, Reed ha ricreato una perfetta ambientazione anni Sessanta a uso e consumo dello spettatore di oggi, stereotipata quanto basta per essere divertente e mantenere nello stesso tempo credibilità. Renée Zellweger è una Bridget Jones di successo che dietro a mosse e smorfiette nasconde un grande bisogno d’amore, Ewan McGregor una simpatica canaglia il cui cuore è destinato a capitolare. Una menzione meritano anche David Hyde Pearce, già coprotagonista della serie televisiva Frasier e qui impegnato nei panni del capo di Block-McGregor, e Sarah Paulson, vista in What Women Want e ora intraprendente editor del bestseller pre-femminista. Dialoghi serrati, doppi sensi mai troppo volgari e una sceneggiatura che tiene abilmente a bada la banalità. Con un cameo dell’ultraottantenne Tony Randall, già partner di Doris Day e Rock Hudson in numerose occasioni, tornato sullo schermo a dieci anni dalla sua partecipazione a Fatal Instinct per interpretare il ruolo dell’editore del libro. (maurizio zoja)

Stay

Sam (Ewan Mc Gregor) è uno psichiatra, fidanzato con un’artista (Naomi Watts) che ha salvato da un tentativo di suicidio. Henry (Ryan Gosling) è un suo nuovo paziente, un giovane artista disturbato che ha pianificato il suicidio di lì a tre giorni. Nel tentativo di salvarlo, Sam resta invischiato nel mondo di Henry, tra realtà e fantasie, fino a perdere anche le certezze su cui aveva sempre fondato la sua vita.

Nightwatch

McGregor viene assunto part-time come guardiano notturno di uno spettrale obitorio, mentre un serial killer imperversa in città. La Arquette interpreta la sua ragazza, Brolin lo spavaldo amico del cuore e Nolte l’ispettore di polizia assegnato al caso. Questo remake di Nattevagten, successo danese del 1995 dello stesso regista-sceneggiatore Bornedal, è elegantemente raccapricciante, ma diventa pesante nell’ultimo terzo. E ricordate: non lasciate chiudere quella porta… Super 35.

Moulin Rouge!

Un giovane intellettuale, Christian, rampollo di un padre bigotto e moralista, arriva a Montmartre. Per condurre una vita bohemién, inseguendo l’amore, la poesia, l’arte, gli ideali… Gli cade letteralmente dal soffitto Toulouse-Lautrec che con altri due scombiccherati sta mettendo in piedi uno spettacolo per il Moulin Rouge. Ma gli cade tra le braccia la più bella di tutte le cortigiane della Parigi di fine Ottocento. È Satine, protetta da Zidler l’impresario del teatro. Travolgente passione tra i due, rovinata però da un nobile danaroso, il viscido Duca, che dovrebbe finanziare lo spettacolo. E che pretende l’esclusiva per le grazie di lei. Ma la splendida Satine, per salvare lo spettacolo, farà finta di non amare più il romantico poeta… Intanto, la tisi sta minando il suo fisico… Folle, sfarzoso, kitsch, scintillante musical, un po’
Traviata
, un po’
Rocky Horror
, un po’
Bohéme
, un po’
Cantando sotto la pioggia
. Sullo sfondo, una Parigi che sta passando dall’Ottocento al Novecento sotto una luna che parla. Ma, vestite da ballerine di can-can, le signorine cantano i Beatles ed Elton John, i Rolling Stones e i Nirvana, Madonna e Sting, i Queen e Marilyn Monroe… Una stravagante storia d’amore e di passioni, con colpi di scena, invenzioni crudeli, salti temporali, lungaggini, scene melense, scene urlate, e la follia di sentire un omone vestito come cent’anni fa che intona
Like a Virgin
… Geniale Baz Luhrmann (l’autore di
Romeo + Juliet
), l’australiano al suo terzo film si cimenta con questo stravagante musical rock ai tempi di Puccini. Bravissima Nicole Kidman, che balla (bene), canta (bene) ed è bellissima. Bravo anche Ewan McGregor, l’ingenuo e gelosissimo poeta innamorato della sua Violetta (o Mimì, o Satine…). Ma bisogna lasciarsi trascinare dalla musica, dalle scene, dai costumi, dai personaggi matti, dalla follia della storia, altrimenti…

Sex List – Omicidio a tre

Jonathan McQuarry è un revisore contabile, troppo dimesso e riservato per essere adeguato al mondo delle grandi società e dei potenti di New York, per i quali lavora. Allo stesso modo è inesperto della vita sentimentale, dedicandosi completamente al lavoro. Ma l’incontro con il rampante e carismatico avvocato Wyatt Bose gli fa scoprire un ambiente finora sconosciuto, fatto di lusso, donne e divertimento estremo. Per i grandi manager della città impegnati a lavorare e privi del temo e della voglia necessari per avere una stabile relazione con una donna, esiste infatti la “lista”, una sorta di organizzazione del sesso, che permette a chi ha il giusto numero di telefono di godersi una eccitante serata di sesso con una ragazza affascinante, senza nessun legame successivo, solo rispondendo alla parola d’ordine “Sei libero stasera?”. Jonathan rimane casualmente coinvolto nel sistema, scoprendo aspetti di se stesso che mai avrebbe immaginato. Ma a causa dell’incontro con la misteriosa e affascinante S. scopre anche un mondo fatto di misteri, tradimenti e omicidi, nei confronti del quale non è preparato.

L’uomo nell’ombra

Un bravissimo ghostwriter britannico accetta di completare le memorie dell’ex Primo Ministro britannico Adam Lang. Il suo agente gli assicura che è l’occasione della sua vita, ma il progetto sembra maledetto fin dall’inizio: lo storico assistente di Lang morì
in uno sventurato incidente, e il ghostwriter, mentre lavora, scopre che il suo predecessore si è imbattuto in un segreto oscuro che collegava Lang alla CIA.

Star Wars Episodio II – L’attacco dei cloni

La Repubblica è minacciata da un movimento separatista che cerca di uccidere Padmé Amidala. Intanto Anakin Skywalker ha 19 anni, dieci in più
dell’Episodio I – La minaccia fantasma,
ed è l’apprendista del maestro Jedi Obi-Wan-Kenobi. I due Jedi devono difendere l’ex principessa di Naboo, ora senatrice della repubblica. Obi-Wan gira per lo spazio indagando su chi mina la stabilità della Repubblica. Intanto Anakin protegge Padmè e tra i due nasce un amore, un sentimento ostacolato dalle loro vite: la donna è troppo dedicata al suo lavoro politico e il giovane apprendista Jedi non può per regola legarsi sentimentalmente a qualcuno. Obi-Wan scopre il complotto ordito dall’ex Jedi Conte Dooku, ma ormai la guerra sembra inevitabile e così sarà. Aspettando l’ultimo tassello. A tre anni
dall’Episodio I,
continua la saga di George Lucas che ci presenta un imponente opera che, nel 2005 con l’uscita del terzo episodio e sommando la prima trilogia del 1977-1980-1983, vanterà dodici ore di storia raccontata in sei episodi, tutti legati l’uno con l’altro, ma tutti autonomi. Il lavoro di una vita, che consacrerà il regista nell’Olimpo della storia del cinema. Un film appassionante, imponente, mastodontico, curato in ogni particolare, un vero kolossal. Girato interamente in digitale,
Episodio II
si candida a essere il nuovo campione d’incassi della stagione, soprattutto per questo ritorno di Lucas in stile
Ritorno dello Jedi,
dopo la poco convincente prestazione
dell’Episodio I
del 1999, andando a toccare i temi a lui cari e che hanno fatto la fortuna dei primi film: forza, introspezione, filosofia, democrazia e giustizia. I set utilizzati per le riprese sono stati: Australia, Inghilterra, Italia (lago di Como e Caserta), Tunisia e Spagna. Non rimane altro che godersi il film, ma in attesa del 2005 e dell’ultimo capitolo Lucas ha minacciato: «Il terzo episodio lo distribuirò solo ai cinema attrezzati per il digitale». E se lo dice lui c’è da crederci…
(andrea amato)

Stormbreaker

Alex Rider è un normale adolescente che frequenta il liceo. Un giorno suo zio muore in circostanze misteriose e la vita del ragazzo cambia improvvisamente. Scopre che il parente defunto in realtà non era un impiegato di banca ma un agente segreto della MI6 caduto al rientro da una missione. L’agenzia contatta Alex e gli propone un’assunzione: dovrà indagare intorno a un programma di realtà virtuale chiamato Stormbreaker.

Young Adam

Un cigno si muove sull’acqua gelida del canale Clyde. Ma ecco riaffiorare un corpo di donna. Lo trovano due chiattaioli. Ma chi è la donna? Chi l’ha uccisa? Se qualcuno l’ha uccisa… Nella Glasgow degli anni Cinquanta, il giovane fascinoso Joe da un paio di mesi lavora sulla chiatta di Leslie e di sua moglie Ella, donna spigolosa e acida. I tre vivono insieme con il bambino della coppia e trasportano carbone tra Glasgow ed Edimburgo. Joe diventa l’amante di Ella. E mentre i due consumano frettolosi (e scomodissimi) rapporti sessuali, mentre lei si addolcisce, mentre Les scopre tutto e se ne va, riemerge anche il passato di Joe. Che fatalmente conosceva la vittima, che si scopre essere irresistibilmente e anche perversamente attratto dall’altro sesso. E che dietro il suo enigmatico sorriso, i suoi silenzi, la sua apparente apatia, la sua indifferenza e il suo distacco…

Young Adam
è un noir del giovane regista inglese David Mackenzie, al suo secondo lungometraggio, tratto fedelmente (tranne per la scena del salvataggio del figlio di Ella) dall’omonimo romanzo di Alexander Trocchi, uno scrittore scozzese, tra i maggiori rappresentanti della beat generation degli anni Cinquanta. Un maledetto del suo tempo. E il suo romanzo passa per essere la versione scozzese de
Lo straniero
di Camus. Qui c’è la storia di un anti-eroe, scrittore fallito, un giovane che va avanti senza passioni, senza valori, senza emozioni, e apparentemente senza interesse alcuno se non il sesso, ora violento, ora perverso, più arrabbiato che innamorato, ma molto frequente (il film è vietato ai minori di 18 anni). Molto forte la scena di sesso (zeppa di citazioni) tra Joe e Cathy, l’ex ritrovata poi nel canale, con contorno di ketch-up, maionese e crema pasticcera. Una vita, quella del protagonista, anaffettiva sottolineata dai colori grigi del film, dai dialoghi scarni e distaccati, ma soprattutto da un bravissimo Ewan McGregor
(Trainspotting, Guerre stellari, Moulin Rouge!),
sigaretta sempre in bocca, andamento lento, sistenza annoiata, tranquillamente e inesorabilmente in fuga. Brava nella sua sgradevolezza di tratto e di carattere anche Tilda Swinton, nel ruolo della moglie e dell’amante, donna rassegnata, che riscopre solo per poco il sorriso, il vestito buono, il parrucchiere, il rossetto. Simpatico invece il personaggio di Les (Peter Mullan), l’unico che sembra vivere, l’unico che ha il coraggio di prendere una decisione… Ben utilizzato il flash back dal regista, che nega una soluzione o una presa di coscienza. Che fa del protagonista un uomo non innocente ma non completamente colpevole (perché in fondo è affascinante). E dipinge un mondo di atmosfere cupe, di carbone, facce sporche, nebbie e acque stagnanti come Joe. Sembra dire che la vita è questa, che il male è figlio anche dell’indifferenza, della pigrizia, dell’amoralità, della non-responsabilità… Fastidioso, morboso, interessante, intrigante.
(d.c.i.)

Piccoli omicidi tra amici

Tre amici di Edimburgo che condividono un appartamento — un trio sardonico con una visione del mondo iconoclastica — prendono un inquilino. Quando lo trovano morto e con una valigia piena di soldi, vengono fuori i loro peggiori istinti che li condurranno a una tragica escalation per tenersi il denaro. Un thriller molto affilato, firmato dallo sceneggiatore John Hodge e dall’esordiente regista Boyle, freddo come il ghiaccio (e troppo cattivo per alcuni) ma allo stesso tempo affascinante. Una variante scozzese di Blood Simple con molti legami stilistici con quel film fiammeggiante.

Trainspotting

Trainspotting

Gli avveduti che hanno letto il romanzo Porno già lo sapevano: i ragazzi traviati di Trainspotting un futuro l’hanno avuto. Almeno nella fantasia di Irvine Welsh. Mettendo da parte le droghe e cercando di affiliarsi all’ipertrofica industria della pornografia, la risanatrice. Bolsi, falliti ma sempre pronti ad atti sregolati e, forse in qualche modo, geniali, sempre che si intenda geniale, e così avvicinabile alle coordinate prestate dal Perozzi in Amici miei, il gesto di follia compiuto in un pub dal più anziano del gruppo base, Begbie, nel film del 1996. Cosa è stato Trainspotting per il cinema e la società degli anni ’90? Qualcosa che ha liberato l’estetica e l’immaginario popolare, come Gioventù Bruciata negli anni ’50, Arancia Meccanica nei primi ’70 e Matrix trent’anni dopo. Una scossa di violenza e visionarietà ad agitare il torpore dei tempi.

La storia dei quattro di Trainspotting non è un elogio alla follia nichilista, ma alla dipendenza, della più forte tra le droghe comuni, l’eroina. “Provate a immaginare l’orgasmo più bello della vostra vita, moltiplicatelo per mille, e capirete cosa vuol dire farsi di eroina”. L’autodistruzione in questo film è frutto di quest’unica causa, che porta nelle vite dei personaggi che ne abusano eccessi travolgenti, rappresentati dal regista con humour feroce e un ribellismo da contestualizzare in quella tundra d’apatia che sono stati gli anni ’90 della techno, del dopo Tatcher e delle ultime avanguardie giovanili, prima dell’avvento livellatore di sua maestà Internet.

Il meglio

Ma forse i momenti migliori del film di Boyle sono i meno appariscenti. I dialoghi sulla scozzesità, i volti allucinati dei personaggi, la strabordante vitalità da loro espressa, anche se nel suo risvolto negativo. Forse l’unico alter ego made in England di Trainspotting è Naked di Mike Leigh (1993), da cui Boyle deve aver tratto qualche ispirazione. Tanto il de profundis dello scozzese è corale, quanto quello dell’inglese è macabramente individuale e capace anche per questo di lasciare lo spettatore ancora più solo con i suoi dubbi: ma questa è già un’altra storia.

Senza apparente motivo

Jane (Michelle Williams) è una giovane madre la cui vita sembra perfetta. Vive con il marito ed il figlio in un bel palazzo che sovrasta una magnifica piazza georgiana a Londra. E’ il compleanno di suo figlio e lui non potrebbe essere più felice perché sta andando a vedere un’importante partita di calcio col padre. Jane ha però un amante, Jasper Black (Ewan McGregor), un giornalista che vive in uno dei grandi appartamenti al piano sotto al suo. Un incontro clandestino di Jane e Jasper viene un giorno interrotto dalle trasmissioni in diretta delle esplosioni dello stadio di calcio dove si trovano suo figlio e suo marito. La sua vita perfetta è finita. Nel periodo di lutto che segue, lei lotta contro il senso di colpa e il dolore e rifiuta i tentativi di Jasper di confortarla. Si sente, però, attratta dal capo di suo marito, Terrence Butcher (Matthew Macfadyen), l’ufficiale di polizia incaricato delle indagini. Mentre i due uomini sono in lotta per lei, la verità dietro agli eventi di quella giornata inizia ad emergere.

The Island

In un futuro non troppo lontano, Lincoln Six-Echo (Ewan McGregor) vive in un ambiente controllato sotto ogni punto di vista. Sogna di essere prescelto per andare sull’Isola, un luogo mitico, propagandato come l’ultimo paradiso incontaminato rimasto sul pianeta Terra. Ignora tuttavia la verità: egli, come migliaia di altri, è un clone, creato in segreto e fatto vivere in un ambiente totalmente virtuale, in attesa di essere soppresso (mandato sull’Isola) per ricavare organi, tessuti o prole, che saranno poi ceduti a facoltosi clienti. Gli umani sono infatti disposti a pagare cifre astronomiche pur di non invecchiare o soffrire. L’opinione pubblica tuttavia ignora l’esistenza di questa «fabbrica dei cloni». Viene lasciato credere che i vari «pezzi di ricambio» siano ricavati da organi prodotti in laboratorio. Lincoln e la bella Jordan Two-Delta (Scarlett Johansson), smascherano l’imbroglio ed evadono dalla loro prigione virtuale per andare alla ricerca dei «creatori» umani, con l’intento di convincerli a denunciare pubblicamente il complotto.
Peccato, occasione sprecata. Un film che aveva tutte le premesse per diventare un nuovo cult fantascientifico, mutuando atmosfere cupe e temi avveniristici (ma non troppo) da Matrix come da Blade Runner. Invece The Island è un polpettone fumettistico dove si salva solo l’azione, elargita con fin troppa generosità. Michael Bay non è Ridley Scott e neppure il duo dei fratelli Wachowski. E si vede. Come si vede l’ancora acerba interpretazione della Johansson (bella ma a due dimensioni, come una Jessica Rabbit bionda) e quella invece più spessa di McGregor, impegnato nella parte del clone protagonista e del suo omologo umano. Il tema – quello della ricerca priva di scrupoli dell’immortalità – rimane di estrema attualità. Speriamo che qualcun altro lo raccolga con intenti meno commerciali. (enzo fragassi)

Colpo di fulmine – Il mago della truffa

Steven Jay Russell, poliziotto texano, sposato e praticante, conduce una vita piuttosto ordinaria. Fino a quando un grave incidente d’auto non gli fa aprire gli occhi: si rende conto di essere gay.
Si separa così dalla moglie, ma per mantenere un certo tenore di vita, inizia ad organizzare truffe. Finirà in carcere, dove però, inaspettatamente, troverà l’amore della sua vita: un uomo sensibile e dai modi gentili che si chiama Phillip Morris.

Big Fish

Edward Bloom ha sempre raccontato storie fantastiche, eccessive, surreali. A se stesso, agli altri e soprattutto a suo figlio. Che vuol capire finalmente chi è suo padre. Vuole capire una volta per tutte dov’è la realtà e dove la fantasia. Perché teme che il padre racconti tutte quelle storie per nascondere qualcosa d’altro. Edward Bloom infatti sta morendo. Will ascolterà ancora una volta tutte quei racconti favolosi, per comprendere forse che quel padre non è stato poi così svitato, infantile e fantasioso…

Tim Burton firma un film visionario, folle, fantastico, poetico, bellissimo. Una favola. Tra Fellini e
Il mago di Oz,
tra
Alice nel paese delle meraviglie
e
Freaks.
C’è una madre che vuol far fare la pace a un padre e a un figlio prima che sia troppo tardi. E allora ecco che con una serie di flash back il protagonista – da vecchio è un bravissimo Albert Finney, da giovane Ewan McGregor
(Moulin Rouge!, Abbasso l’amore)
davvero somiglianti – racconta per l’ennesima volta (questa volta alla giovane nuora incinta) la sua vita. Da quando stava stretto nel suo paesello e voleva andare alla conquista del mondo in compagnia di un gigante (numero di piede 62½, Guinness mondiale). Ma prende una strada sterrata e si ritrova in un paese di sogno dove tutti sono a piedi scalzi, non fanno nulla se non sorridere e da dove nessuno se n’è mai andato… Ecco, qui comincia l’avventura meravigliosa di questo ragazzo che con la fantasia, l’ottimismo e la tenacia ha conquistato la donna dei suoi sogni (Jessica Lange che, da ragazzina negli anni Cinquanta, è Alison Lohman), è riuscito a farsi la casa con la balaustra bianca… Ha camminato in foreste magiche, si è imbattuto in una donna con un occhio in cui si vede il futuro, in un lupo mannaro, in due gemelle siamesi, in un pesce enorme che non si fa catturare… Un lungo viaggio tra magie e incubi che scivola via come un sogno. Bravi tutti i protagonisti (con perle di Danny De Vito e Steve Buscemi), perfetta la ricostruzione degli anni Cinquanta della provincia americana, mai pesanti gli eccessi di fantasia, splendida la fotografia. Un film per sognare e per evadere. Perché «senza storie, ci resterebbero solo la politica e i supermarket. E che razza di mondo sarebbe un mondo così?».
(d.c.i.)

Una vita esagerata

Commedia nera su un custode che rapisce la figlia del suo ex capo, un’ereditiera viziata che trova la vita una noia. Nel frattempo due emissari dal Paradiso (Hunter e Lindo) devono trovare il modo di fare innamorare queste due anime predestinate. I fan delle piacevoli star forse saranno più clementi degli altri nei confronti di questa bizzarra, a tratti divertente produzione dal team di Piccoli omicidi fra amici e Trainspotting. Super 35.

Sogni e delitti

Due fratelli tentano disperatamente di migliorare la loro difficile vita. Il primo è un giocatore d’azzardo cronico sommerso dai debiti, l’altro un ragazzo innamorato di una bella attrice che ha conosciuto da poco. Pian piano rimangono invischiati in una situazione sinistra dalle conseguenze infauste. Allen, anche sceneggiatore, conclude la trilogia inglese che comprende Match Point e Scoop; incupisce i toni e non salva nulla, dalla famiglia alle donne. Ma il tono questa volta è stanco e predicatorio, gli eventi sono troppo prevedibili per diventare una tragedia moderna, la riflessione sull’ironia della sorte scontata. Musiche originali di Philip Glass.

Miss Potter

Miss Beatrix Potter è una trentaduenne della Londra di fine Ottocento che vive a casa di genitori fortemente tradizionalisti. Non è sposata e non ha amici, fatta eccezione per gli animaletti che disegna con i suoi acquerelli fin da quando era solo una bambina. Si tratta di una sognatrice che inizia a trovare una personale realizzazione solo nel momento in cui le vengono aperte le porte della casa editrice Frederick Warne, che accetta di pubblicare i suoi libri per l’infanzia, conferendole così una grande fiducia in se stessa e una notevole indipendenza economica. La vera rivelazione non è tuttavia il successo, seppur straordinario, delle pubblicazioni, bensì l’incontro con l’editore Norman Warne, un uomo gentile e un po’ impacciato che riesce a conquistare il cuore dell’indipendente Beatrix. L’unione viene fortemente osteggiata dai genitori della scrittrice che non riescono ad accettare che la propria figlia si sposi con un uomo di rango inferiore, costringendola a tenere segreta la storia almeno per la durata di un’estate nel Lake District, un luogo incantato che ha ispirato Beatrix sin dalla fanciullezza.

La recensione

Miss Potter
svela la reale personalità di un’icona della letteratura inglese, l’originale creatrice di Peter Rabbit, Mrs Tiggy-Winkle, Jeremy Fisher, Jemima Puddle-Duck e tanti altri personaggi

Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…I cavalieri Jedi Anakin Skywalker e Obi-Wan Kenobi liberano il cancelliere Palpatine, ostaggio del malvagio generale Grevious. Accolto da eroe al suo ritorno a casa, Anakin si trova a fare i conti con la doppia vita sin lì condotta. Da un lato è infatti un valoroso Jedi, dall’altro è segretamente sposato alla bellissima Padmé Amidala. Quest’ultima è incinta e una notte Anakin sogna la sua morte durante l’imminente parto. Facendo leva sulla paura di Anakin di perdere l’amatissima moglie, Palpatine gli rivela il lato oscuro della Forza. L’unico che, secondo l’ambiguo cancelliere, gli permetterebbe di salvare la vita a Padmé.

La vendetta dei Sith, terzo e ultimo prequel della saga di
Guerre stellari,
è l’episodio migliore fra quelli che raccontano gli antefatti della saga iniziata nel 1977. Se in
La minaccia fantasma
Lucas aveva puntato più sugli effetti speciali che sulla sceneggiatura e ne
L’attacco dei cloni,
girato dopo l’11 settembre, aveva inserito chiare allusioni alla situazione politica mondiale, in questo terzo episodio le vicende dei protagonisti della saga tornano al centro del film, così come nella prima trilogia. «Tutti i pezzi vanno a posto, consentendo di fare tutti i collegamenti», ha detto a ragione il regista. La vendetta dei Sith è anche il prequel che verrà maggiormente apprezzato dai fan della prima trilogia, che scopriranno come e perché il prode Anakin Skywalker, vinto dal lato oscuro della Forza, si trasforma nel malvagio Dart Fener. È proprio la Forza (definita da Paolo Mereghetti una «sorta di aggiornamento hollywoodiano delle filosofie sull’élan vital di Bergson e l’inconscio collettivo junghiano, mescolato con influenze orientali e suggestioni cavalleresche e medievali») il vero protagonista del film, motore delle azioni dei personaggi in grado di utilizzarla. Da molti punti di vista, sostiene ancora a ragione Lucas, gli eventi raccontati nel film modificheranno l’idea che il pubblico si è fatta della storia narrata nella prima trilogia. «Riguardare tutta la serie – ha detto ancora il regista – sarà un’esperienza completamente differente». Ma anche chi non vorrà passare ore e ore davanti allo schermo, ci permettiamo di aggiungere noi, difficilmente rimarrà deluso dal sesto e ultimo episodio.