Daybreakers – L’ultimo vampiro

Siamo nel 2019: una misteriosa malattia si è diffusa sul pianeta, trasformando la maggior parte degli esseri umani in vampiri. L’umanità è ormai una specie in via di estinzione costretta a nascondersi, ma Edward Dalton, vampiro e al tempo stesso ricercatore, rifiuta di nutrirsi di sangue umano: sta cercando di creare un sangue artificiale che possa nutrire i vampiri e al tempo stesso evitare l’estinzione della razza umana. Si troverà così al centro di una lotta per decidere le sorti del genere umano.

Lord Of War

Yuri Orlov (Nicholas Cage) è un giovane ucraino trasferitosi a New York con i genitori e il fratello Vitaly (Jared Leto). Resta affascinato dalle armi durante un attentato e comincia così a dedicarsi, anima e corpo, alla lucrosa professione del traffico di pistole e mitragliatori. Insieme al fratello ribelle, batte tutte le zone di guerra utili alla sua «frusciante» causa, dalla fine degli anni Settanta fino alla caduta del muro di Berlino, nel 1989, e oltre, momento più propizio per fare affari con i vari dittatori di tutto il pianeta. In poco tempo diventa uno tra i più grandi trafficanti internazionali d’armi, anche grazie a un canale preferenziale al di là dell’ex cortina di ferro che gli garantisce ogni armamento pensabile a prezzi stracciati. All’apice del successo personale conquista la bellissima modella Ava Fontaine (Bridget Moynahan), la donna dei suoi sogni, e la sposa tenendole però nascosta la sua vera professione. Yuri dovrà poi vedersela con Jack Valentine (Ethan Hawke), un agente dell’Interpol che cercherà di metterlo al fresco e fargli fare i conti con la propria coscienza.

Andrew Niccol
(Simone, Gattaca)
presenta una pellicola dalle molteplici ripercussioni etiche, affrontando una tematica difficile come il commercio internazionale d’armi, raccontato attraverso gli occhi di uno dei suoi artefici e principali beneficiari: il trafficante. Sceglie di farlo con la buona interpretazione di un Nicholas Cage che dosa bene la spirito cinico e quello etico del suo personaggio e di un Jared Leto perfetto nel dar vita al fratello sbandato del protagonista, emblema della debolezza umana. Ma dopo un ottimo incipit con la soggettiva della vita di un proiettile, dalla produzione all’atroce utilizzo, il film si perde in uno zig zag, non sempre entusismante, di grottesca ironia e slanci moralistici. Poco incisiva e alla lunga anche noiosa risulta poi l’onnipresenza della voce narrante fuori campo che, anche se dovuta (visto che il racconto è ispirato a una storia vera), avrebbe potuto essere meglio utilizzata. Un’occasione mancata per realizzare un film di denuncia e analisi profonda e non solo di facile e a tratti scontato intrattenimento, nonostante la regia di Andrew Niccol già autore dell’originale script di
The Truman Show.
La performance defilata di Ethan Hawke fa da cornice a una pellicola al limite dell’anonimo. In puro stile hollywoodiano.
(mario vanni degli onesti)

L’attimo fuggente

Autunno 1959: all’Accademia Welton, in Vermont, c’è un nuovo insegnante di Lettere, John Keating, ex allievo del college. Gli studenti rimangono affascinati dai metodi anticonformisti del professore e, risvegliata la creatività, fondano la Società dei Poeti Estinti, riunendosi di notte in una grotta per declamare poesie. Un film indubbiamente commovente, dalla confezione quasi impeccabile, interpretato con la giusta dose di freschezza da un manipolo di giovani attori (tra i quali il futuro divo Ethan Hawke). Ottima anche la prova di Robin Williams. Oscar 1989, tutto sommato meritato, alla sceneggiatura di Tom Schulman. (andrea tagliacozzo)

Fast Food Nation

Il film, tratto dall’omonimo libro-inchiesta di Eric Schlosser, mostra il lato oscuro dell’industria americana dei fast food, fondata sullo sfruttamento lavorativo degli immigrati e caratterizzata da precarie condizioni igieniche. Invece di riprendere la struttura da reportage del libro, il regista Richard Linklater ne trae un racconto di finzione, incentrato sulle vicende di un manager della catena Mickey’s, costretto a lasciare il suo comodo ufficio per recarsi nell’impianto di macellazione, dove si sospetta che il cibo non sia prodotto a norma di legge. Qui scopre che numerosi lavoratori clandestini provenienti dal Messico sono stati assunti illegalmente.

Onora il padre e la madre

Andy e Hank sono due fratelli molto diversi l’uno dall’altro: il primo sembra avere il pieno controllo sulla sua vita, ha una splendida moglie e un buon lavoro, mentre l’altro è alla continua ricerca di un nuovo impiego. Ma diversamente da quello che può sembrare, anche Andy non se la passa nel migliore dei modi: decide così di convincere il fratello a compiere una rapina in una gioielleria che entrambi conoscono bene.

Hamlet 2000

Più di quaranta versioni cinematografiche dell’Amleto shakespeariano e ancora c‘è chi ha voglia di rivisitarlo. Hamlet di Michael Almereyda ambienta la storia fra i grattacieli di Manhattan e lo adatta all’epoca delle multinazionali: la lotta per il potere si mescola ai conflitti generazionali e al disagio di un universo giovanile upper class cresciuto con i media, il consumo, la riproduzione e il riciclaggio delle immagini.
Amleto è un regista senza grandi prospettive, sempre a disagio nelle circostanze pubbliche in cui la madre naturale (Diane Venora) e patrigno (il lynchano Kyle MacLachlan), proprietari della Denmark Corporation, fanno sfoggio del proprio potere e della propria ricchezza. Amleto si rapporta alla realtà attraverso una telecamera digitale, ha un approccio virtuale e dolente con il mondo, dialoga con gli altri e con se stesso servendosi di fotografie, estratti da film o clip delle sue videoregistrazioni. Lo spettacolo con cui Amleto smaschera i genitori assassini è un cortometraggio realizzato con frammenti eterogenei di altri film, telefilm o documentari. La celebre sequenza del monologo si svolge invece tra i corridoi gremiti di videocassette di uno dei tanti Blockbuster della Grande Mela. La crisi amletica si traduce in una vaga nostalgia paterna, che prende le mosse dalle apparizioni di un padre-fantasma (Sam Shepard) che assomiglia molto ad una delle innumerevoli immagini latenti e virtuali che popolano la solitudine del ragazzo. Al padre tradizionale, emblema di un passato imposto come un dovere che rivendica un posto nella vita interiore e nell’agire fatale di Amleto, pretendendo di essere ricordato e dunque vendicato, si contrappone la prospettiva di un futuro indecifrabile, codificato in numeri, transazioni di quote societarie e in cerimonie autopromozionali, che ad Amleto appare come una gabbia alienante. Sulla falsariga di Scream e di The Blair Witch Project , Hamlet è una metafora contemporanea di stampo giovanile sul potere delle immagini, sul tragico diniego globale e sulle conseguenze sul piano cognitivo ed esistenziale di questa pervasiva dimensione artificiale. (anton giulio mancino)

Explorers

Tre ragazzini americani riescono a costruire, con i rottami di alcuni elettrodomestici e il ciarpame di un luna park, una nave spaziale. Grazie a una misteriosa energia, riescono a far decollare lo strano trabiccolo e a lanciarsi nel cosmo. Pellicola tra il fantascientifico e la commedia adolescenziale diretta con grande senso del ritmo dall’ottimo Joe Dante, regista di Gremlins. Il pessimo doppiaggio italiano non riesce a rovinare questo film divertente e spensierato. (andrea tagliacozzo)

Paradiso perduto

In questa storia moderna basata sul classico di Dickens Grandi speranze un tale Finn (in origine Pip) aiuta un detenuto nelle zone paludose della Florida, e poi viene convocato in una casa decrepita da un’altrettanto decrepita Miss Dinsmoor (in origine Havisham) dove incontra l’amore della sua vita, la bellissima ma insensibile Estella. In seguito viene scaraventato a New York in cerca di fama e fortuna come artista. Realizzato con tale eleganza che è una vergogna che non vi aggiunga molto altro. Lo scheletro del racconto di Dickens c’è, ma nessuna risonanza. Panavision.