Stregati dalla luna

Un carabiniere bonaccione deve sposare una poliziotta, che poco prima delle nozze gli rivela di aver avuto un’altra storia. Desolato, l’uomo va nel locale dove si era tenuta la festa di fidanzamento e viene consolato dai due proprietari e dal cameriere. Ma a un certo punto irrompe nel ristorante una bellissima turista… La produttrice Rita Rusic tenta di replicare la formula praticata quando lavorava con Cecchi Gori (cioè la tanto decantata «assenza di volgarità» dei vari Pieraccioni e Salemme), ma a forza di puntare sulle bellone giunge al paradosso di un film comico senza comici. Qui due vecchi caratteristi incollano tre o quattro esili storielle con lo sputo, sicché ogni dieci minuti la storia finisce e si cerca di farla ricominciare da un’altra parte. Anche le bellezze femminili che dovrebbero valere il prezzo del biglietto deludono: la Cucinotta è di legno, Megan Gale di gomma (gonfiabile). Mai visto un film comico così brutto. Colpa dei diritti d’antenna, a causa dei quali quella oltranzistica follia che era la forza della serie B e C deve chinarsi alle esigenze del prime-time.
(emiliano morreale)

Mari del Sud

Il giorno prima di partire per le vacanze in un’isola tropicale, il manager Alberto scopre di essere stato truffato dal suo consulente finanziario e di non avere più una lira in banca. Per evitare la figuraccia con amici e colleghi decide di nascondersi per due settimane in cantina con tutta la famiglia. Diego Abatantuono è sempre una sicurezza e questa volta è spalleggiato da una grande e convincente Victoria Abril (la preferita di Almodovar). Il film è abbastanza semplice e in alcune parti prevedibile, ma nessuno aveva le pretese del capolavoro. Almeno così si spera. Una commedia divertente, stile Chevy Chase in Christmas Vacation , in cui il cast salva il tutto. Bravi anche i giovani attori: Giulia Steigerwalt (Come te nessuno mai ) e Stefano Scandaletti, famoso per la pubblicità di un’aranciata. (andrea amato)

Alfredo Alfredo

Con l’aiuto di un amico, il timido Alfredo riesce a portare all’altare la ragazza che ama, la farmacista Maria Rosa. Fin dai primi giorni di matrimonio, il giovanotto comprende di aver commesso un terribile sbaglio: la moglie, possessiva ed isterica, gli rende la vita impossibile. Alfredo trova conforto nell’amicizia di Carolina, della quale s’innamora. Non è tra le cose migliori di Pietro Germi, ma contiene alcuni momenti davvero divertenti. Buona la prova di Dustin Hoffman, che aveva già lavorato in Italia nel ’68 in
Un dollaro per 7 vigliacchi
.
(andrea tagliacozzo)

Le comiche

Nel tentativo di sfuggire a una locomotiva, due strambi individui, personaggi di un film comico, escono dallo schermo ritrovandosi nel mondo reale. Provano a cimentarsi in diversi lavori, ma finiscono puntualmente per combinare un sacco di guai. Il film, realizzato dal team dei vari
Fantozzi
, si rifà allo stile delle vecchie comiche del cinema muto. Il risultato, però, è solo parzialmente – per non dire quasi mai – divertente, nonostante gli sforzi dei due protagonisti.
(andrea tagliacozzo)

Il paramedico

La vincita di una splendida fuoriserie a un concorso cambia radicalmente la vita di Mario Miglio, modesto infermiere. Sfortunatamente, però, un gruppo di terroristi si appropria dell’auto e il povero infermiere, scambiato per uno di loro, finisce in prigione. Gag a raffica, ma solo poche risultano realmente divertenti. Enrico Montesano si adegua alla mediocrità generale. L’attore romano era stato anche tra i protagonisti del precedente film di Sergio Nasca,
Stato interessante
.
(andrea tagliacozzo)

Piedone a Hong Kong

Continuano le avventure del commissario Rizzo, giunte al secondo capitolo della serie (un terzo,
Piedone l’africano
, verrà realizzato nell’80 con lo stesso regista). Questa volta il poliziotto della narcotici viene coinvolto in una rocambolesca vicenda tra Napoli e Bangkok. Simpatico come al solito Bud Spencer, ma la approssimazioni della sceneggiatura (con una cinese che si chiama Yoko!) e della regia non riescono a sollevare il film dalla mediocrità.
(andrea tagliacozzo)

Sabato, domenica e lunedì

Pozzuoli 1934: una coppia sposata da trent’anni (Loren e De Filippo) vive apparentemente felice e senza screzi. Quando però il marito umilierà la moglie, superba cuoca, con un tradimento gastronomico, quest’ultima gliela farà pagare suscitando in lui la gelosia per un professore (De Crescenzo) che frequenta la loro casa. Bravissima la Loren.

Cara sposa

Condannato a un periodo di detenzione per aver maltratto la moglie Adelina, Alfredo, una volta uscito dal carcere, apprende che questa ora convive con un tassinaro rude ma responsabile e intende chiedere il divorzio. Il film, pur non essendo particolarmente riuscito, è ravvivato dall’ottima interpretazione dei due protagonisti, Johnny Dorelli e Agostina Belli.
(andrea tagliacozzo)

Piedone l’africano

Il commissario Rizzo, detto «Piedone», stavolta è in missione a Johannesburg, dove ha l’incarico scoprire chi si nasconde dietro al contrabbando dei diamanti. Si fa aiutare da un cameriere napoletano, ex poliziotto, e dal piccolo Bobo, orfano di un agente africano ucciso in missione. Terza puntata della serie, condita, come le altre, con una buona dose di umorismo e scazzottate. Dignitoso e moderatamente divertente grazie alla presenza dell’inossidabile Bud Spencer, ma niente di più.
(andrea tagliacozzo)

Ho visto le stelle!

Napoli. Antonio, orfano di entrambi i genitori, è cresciuto con i nonni che lo hanno riempito di attenzioni. Soprattutto con il nonno, originario di Milano, il ragazzo ha instaurato un rapporto particolare, diventando il suo migliore amico e imparando a sfruttare il grande potere della fantasia. Una volta cresciuto, Antonio decide di partire per Milano con la speranza di diventare famoso. Lo accompagna l’amico di sempre, Eugenio. Antonio ha risposto ad un annuncio su Internet tramite il quale si cercano concorrenti per un reality show internazionale. Il concorso è una truffa ma Antonio non se ne accorge, rendendosi addirittura disponibile a fingersi gay per potervi partecipare e credendo che tutte le persone che incontra siano comparse pagate dalla produzione. Incapace di distinguere la realtà dalla fantasia, affronta la vita come se fosse una soap opera. Ma l’amore, quello autentico, è dietro l’angolo…

Ho visto le stelle!
potrebbe essere un
Truman Show
tarocco, comperato in un mercatino napoletani. Come la pellicola americana, anche il film di Salemme mette alla berlina i reality show televisivi. Ma il reality show non esiste. È solo una truffa in cui cade il protagonista. Niente telecamere nascoste e niente Grande Fratello che manovra i fili del destino di un uomo. Tutto si regge sull’apparenza, sulla fantasia, vero filo conduttore della storia. Intorno tanta comicità nel solco della tradizione della commedia partenopea. Salemme è il capocomico. Al suo fianco la spalla di sempre, Maurizio Casagrande. I due citano a piene mani
Totò, Peppino e la…malafemmina,
sembrano due emigrati del dopoguerra che strabuzzano gli occhi davanti alla grande metropoli, fonte di gag sul nome delle vie e sulle ragazze disinibite di città. E la memorabile scena in cui Totò e Peppino devono scrivere una lettera viene ricreata con l’ausilio di un pc portatile. È un film in cui si ride, diretto in modo onesto, in cui compare un volto noto della comicità milanese degli anni Sessanta-Settanta: Gian Fabio Bosco, in arte Gian, in una gustosa interpretazione del nonno milanese. La parte della bellona stavolta è affidata ad Alena Seredova, che durante tutto il film pronuncia circa una ventina di parole. Ma in fondo le belle ballerine della rivista non servivano solamente per stimolare il protagonista dello spettacolo?
Ho visto le stelle!
è un grande spettacolo che ruota tutto intorno alla figura istrionica del protagonista. Salemme
è
il film: recita in dialetto, fa la macchietta dell’omosessuale, e addirittura canta una canzone accompagnandosi al piano, una vera serenata napoletana.
(francesco marchetti)

Nuovo cinema Paradiso

Nell’immediato secondo dopoguerra, in un piccolo centro abitato della Sicilia, il piccolo Salvatore, preso a benvolere da Alfredo, un anziano proiezionista, passa gran parte del suo tempo nell’unico cinema del paese. Quando il vecchio perde la vista in seguito a un incidente, il ragazzino prende il posto dell’uomo in cabina di proiezione. Un omaggio nostalgico al mondo del cinema e al modo con cui questo veniva fruito in un’epoca che sembra ormai remota, visto con gli occhi di un bambino. Indubbiamente ben confezionato sul piano puramente estetico-visivo, il film eccede furbescamente in sentimentalismi e stereotipi nostrani (che hanno fatto la fortuna della pellicola all’estero). Esistono due versioni del film: la prima, voluta da Tornatore, fu distribuita senza fortuna; la seconda, sensibilmente accorciata dal produttore Franco Cristaldi, riuscì a ottenere un grande successo che spianò la strada alla conquista (ampiamente immeritata) dell’Oscar come miglior film straniero.
(andrea tagliacozzo)