Balada triste de trompeta

1937. La Spagna è nel mezzo della terribile Guerra Civile. In un circo il Pagliaccio Tonto viene interrotto nel mezzo della sua performance e reclutato con la forza da un gruppo di repubblicani. Mentre indossa ancora il suo costume di scena, gli viene messo in mano un machete e viene condotto in battaglia contro i soldati franchisti, dove da solo massacra un intero plotone.

I lunedì al sole

Nord della Spagna, una città dal florido passato industriale, oggi zona depressa. Un gruppo di amici, ex colleghi di lavoro, sono stati licenziati, tre anni prima, dal cantiere navale dove lavoravano, dopo giornate di lotta sindacale. Santa non ha famiglia, vive in un alberghetto sudicio, per arrivare a fine mese si arrangia come può: volantinaggio, baby sitter. Josè è sposato con Ana, che fa i turni di notte in una fabbrica che inscatola pesce. Si incrociano appena, parlano poco, ma Josè non fa nulla ed è mantenuto da Ana. Lino è un uomo di mezza età, con moglie e due figli. Non vuole rassegnarsi alla sua situazione da disoccupato e così ogni giorno va a colloqui di lavoro dove cercano ragazzi molto più giovani di lui. Amador è il più anziano di tutti, vive praticamente al bar, aspettando che sua moglie ritorni in città. Rico, invece, con la liquidazione del lavoro ha comperato un bar, le cose gli vanno bene e così ospita i suoi amici tutto il giorno e tutta la notte nel suo locale. Rico ha una figlia di quindici anni, molto sveglia e innamorata di Santa. Il tempo, le giornate, per questi uomini passano in maniera strana, diversa da tutto il resto della città. La cosa più strana è proprio come riuscire a impiegare il tempo. C’è chi beve, chi si inventa di tutto pur di sopravvivere e chi, invece, ha accettato con rassegnazione la propria situazione. Ogni giorno uguale all’altro, nulla può cambiare, a parte la morte di un amico o il tradimento della propria moglie, ma alla fine si ritorna sempre nello stesso immobilismo di sempre. Ottimo film di Fernando Leòn de Aranoa, ormai al suo terzo lungometraggio. Una pellicola che richiama il migliore Ken Loach, o che nei temi trattati fa venire in mente
A tempo pieno
di Laurent Cantet, anche se ovviamente il contesto è diverso. Eccezionale, come sempre Javier Bardem, che pare proprio non sbagliare un colpo. Perderselo sarebbe un vero peccato.
(andrea amato)

La comunidad – Intrigo all’ultimo piano

In un condominio di Madrid un anziano signore vince un premio milionario alla lotteria, si chiude in casa e nasconde i soldi. I vicini, avidi, non aspettano altro che il vecchio tiri le cuoia per mettere le mani sul bottino. Non hanno però fatto i conti con Julia, agente immobiliare che riesce ad afferrare il gruzzolo: tra lei e gli altri inquilini si instaurerà una sanguinosa lotta all’ultima banconota. Álex de la Iglesia, dopo l’ultrahard Perdita Durango e lo strepitoso Muertos de risa (entrambi tuttora inediti da noi, ed è un grosso peccato), torna alle atmosfere grottesche spinte di El dia de la Bestia , ma l’operazione gli riesce assai meno bene: il girotondo delle violenze cartoonesche, degli imbrogli bramosi e dell’egoismo inaudito ha il fiato corto, dopo poco gira a vuoto, ripetendosi e accumulando notazioni e azioni senza accortezza per il ritmo e l’equilibrio generale del film. Accadeva un po’ la stessa cosa pure in Perdita Durango , ma almeno lì c’era un contorno di suggestioni davvero notevole; in La Comunidad invece si sente subito la pochezza dell’assunto, che rasenta la banalità e non dice niente di nuovo. Strano, ma questa sorta di kammerspiel da tinello e tromba delle scale, isterico e minaccioso (ma soltanto negli sguardi dei personaggi), prende il volo solo quando – negli ultimi venti minuti – esce dal condominio. Tutta la parte sui tetti, bellamente hitchcockiana, è girata con gusto della suspense e ottima scansione, risultando più allucinata e, volendo, più scorretta di ogni minuto precedente. Ma la perfezione calibratissima e acidissima di Muertos de risa , a tutt’oggi il miglior lavoro di de la Iglesia, non riesce a replicarsi. (pier maria bocchi)

Crimen Perfecto – Finché morte non li separi

Il commesso del reparto donna di un grande magazzino fa la bella vita, andando a letto con molte delle sue clienti, e punta a diventare caporeparto, ma quando fallisce nell’obiettivo, un’animata discussione con il suo rivale finisce in omicidio. A questo punto, una divertente commedia nera prende svolte poco credibili e perde tutta l’energia che era riuscita ad accumulare. Questa farsa hitchcockiana è stata un successo nella nativa Spagna e coglie un parziale successo nel tentativo di smettere i panni della black comedy. Toledo è il fulcro dello show e regala un’interpretazione veramente maliziosa. Super 35.