Piano 17

Mancini, Pittana e Borgia devono portare a termine un colpo su commissione: distruggere dei documenti all’interno di una banca piazzando una bomba al suo interno. Mancini si assume il compito di posizionare l’ordigno mentre i suoi compagni tengono sotto controllo la situazione dall’esterno. Ma Mancini comincia ad avere qualche dubbio sui suoi amici.

Ricordati di me

Una famiglia borghese come tante altre, in un quartiere residenziale romano. Padre, madre, figlio e figlia. Tutti che vogliono o volevano diventare qualcuno. Carlo (Fabrizio Bentivoglio), il padre, voleva essere uno scrittore e da anni ha il suo romanzo incompiuto, Giulia (Laura Morante), la madre, era un’attrice, Paolo (Silvio Muccino), il primogenito, vorrebbe essere come i suoi amici, appartenere a un gruppo ed essere ricambiato da una sua compagna di liceo, molto più sveglia di lui. E poi c’è Valentina (Nicoletta Romanoff), la figlia, decisa a fare la showgirl, a tutti i costi. La lucida determinazione della piccola di casa risveglia tutti i sogni degli altri componenti della famiglia. Carlo incontra una sua vecchia fiamma (Monica Bellucci), che lo galvanizza, Giulia riprende a fare teatro e pensa di innamorarsi del regista, Paolo fa una festa per essere accettato dagli altri e Valentina, a tappe serrate, arriva in televisione. E ora che cosa succederà? Dopo il grande successo de
L’ultimo bacio,
Gabriele Muccino ritorna sul grande schermo con un film molto più complesso e scioccante: la famiglia è nuovamente sgretolata, i valori non esistono più, conta solo autoaffermarsi e ottenere riconoscibilità all’esterno. Di chi è la colpa? Del sistema, della televisione, di noi stessi… Uno spaccato verosimile, un film che ne contiene altri quattro, una prova matura di scrittura e regia, un ritorno al cinema di quarant’anni fa, un film onesto, anche in tutti i suoi limiti. La paura di essere normali, questa la fobia che attanaglia una famiglia normale come tante altre. E se bastasse solo ascoltarsi un po’ di più?
(andrea amato)

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videointerviste
ai protagonisti del film

Come te nessuno mai

Silvio è un adolescente liceale romano. Ha una sorella minore saputella e apparentemente un po’ sfigata, il padre ex sessantottino ora borghese inquadrato come la madre, un fratello maggiore in crisi con la fidanzata, e tanti amici. Quello che l’ha già fatto e racconta, con molta fantasia, il suo rapporto con la ragazza e quelli, come lui, ancora vergini. Ma a scuola scatta l’occupazione. Mentre scorre velocemente sullo schermo una panoramica con le principali tribù di adolescenti romani, Silvio lotta con i genitori per passare la notte nella scuola occupata. Più della politica può però Valentina, in crisi con Martino, amico di Silvio. Un bacio nell’archivio della scuola occupata, le chiacchiere di Ponzi, il miglior amico cui ha confidato l’evento, un pugno in un occhio di Martino fanno naufragare la «prima volta» sognata. E anche la notte a scuola. C’è però un’altra ragazza, Claudia, che da «sei mesi pensa a lui». Lei è pensierosa e cupa, ma per Silvio è una tenerissima scoperta… Gabriele Muccino al suo secondo film. Dopo
Ecco fatto,
dove un diciottenne ripetente era alle prese con il primo rapporto serio, Muccino guarda ai sedicenni di fine anni Novanta. Prima di scrivere il film, ha «messo sotto torchio» il fratello minore Silvio e la coetanea Adele Tulli, entrambi nel cast. Per farne un ritratto non banale. Il film si snoda attraverso tre giorni della normale vita di questi ragazzi. Con relative liti in famiglia («A che cosa vi è servito il Sessantotto se siete più borghesi di quelli contro cui combattevate», grida Silvio a mamma Anna Galiena e papà Luca De Filippo), discorsi dei ragazzini sulle coetanee (e viceversa), telefonate a casa dalla questura dopo la retata a scuola, una madre un po’ sconfortata ma che cerca comunque di capire questi figli che stanno crescendo, sesso più parlato (per ora) che praticato, paure, ansie, aspettative, ribellioni. E tanta simpatia (anche se sfugge qualche battuta ai non romani). Buona prova alla regia di Muccino sr. E ottima sceneggiatura. Oltre a un cast di ragazzi che mostrano se stessi in modo assolutamente veritiero e naturale. Tre giornate per crescere. Chi è adolescente si riconosce, chi ci è già passato guarda a quel periodo con lieve e divertita tenerezza.

Che ne sarà di noi

Matteo, Paolo e Manuel sono giovani, carini e hanno appena fatto la Maturità. Il problema di cosa fare nella vita li sfiora appena e la scelta tra università e lavoro appare molto lontana. Prima bisogna decidere cosa fare durante l’estate tanto attesa. Alla fine i tre decidono di partire per la Grecia, meta delle vacanze di Carmen, la ragazza di cui Matteo è innamorato. A Santorini si avvicineranno, ma solo un po’, all’età adulta, in una sorta di viaggio iniziatico senza prove troppo difficili da superare.
Reduce dai flop artistici e commerciali de Il mio West (1998) e Streghe verso Nord (2001), Giovanni Veronesi si riscatta con una commedia dolceamara sulla generazione dei ventenni prossimi futuri. Silvio Muccino, all’opera anche nelle vesti di sceneggiatore, conferma le buone qualità già mostrate ne Il cartaio di Dario Argento, ben affiancato da Giuseppe Sanfelice (il «figlio» di Nanni Moretti) e dalla rivelazione Elio Germano. Accanto a loro la sempre più affascinante Violante Placido, che non sarà una grande attrice ma è perfetta nel ruolo della sirena che incanta il diciannovenne Matteo. Non tutto funziona alla perfezione, a cominciare dall’idea, un po’ scontata, di ambientare in Grecia la vacanza dei tre ragazzi. I teenager però si riconosceranno nelle abitudini dei protagonisti e chi ha qualche anno di più potrà guardare con occhio diverso i ventenni di sua conoscenza. Un onesto film d’evasione con qualche buono spunto per riflettere, proprio come una vacanza ben riuscita. (maurizio zoja)