Aida degli alberi

Il popolo di Arborea vive in una grande foresta, con case di legno in armonia con gli alberi, ma la pace di questo popolo è minata dalle scorrerie dei soldati di Petra, il popolo nemico, che vive in una città di roccia dall’architettura inquietante. L’amore tra la figlia del re di Arborea e il figlio del generale di Petra, risolverà tutto portando la pace. Ovviamente passando per alcuni imprevisti e tranelli orditi dai «cattivi». Tratto dall’opera di Verdi, un’imponente lungometraggio animato, in stile fantasy, dalle cifre impressionanti: 242 mila disegni, 1390 scenografie disegnate, 250 scenografie in 3D, 268 artisti impegnati nel progetto e 3 anni di lavoro. Dopo il grande successo de
La Freccia Azzurra
e de
La gabbianella e il gatto
, sceneggiati entrambi da Umberto Marino, un’altra grande favola animata della Lanterna Magica, la concorrente italiana della Disney e della Dreamwork di Spielberg. Tra i doppiatori compaiono Massimo Lopez (Ramfis) e Enzo Iacchetti (Kak), nella colonna cantano Filippa Giordano, Peppe Servillo e Mick Hucknall, leader dei Simply Red, magistralmente diretti da Ennio Morricone. Una favola natalizia per i piccoli, ma non solo.
(andrea amato)

Guarda l’intervista a Enzo Iacchetti e Guido Manuli

Legami!

Ricky, appena dimesso dal manicomio, sequestra Marina, una giovane attrice della quale è un fervente ammiratore. Lega al letto la ragazza, rendendola inerme, e le confessa il suo amore sperando che questa si convinca a sposarlo e a dargli dei figli. Reduce dal successo del brillante Donne sull’orlo di una crisi di nervi , Pedro Almodóvar cambia coraggiosamente registro virando sul melodramma passionale con esiti notevoli, ma all’epoca poco apprezzati dalla critica. La Abril tornerà a lavorare con Almodóvar nel successivo film del regista spagnolo, Tacchi a spillo . (andrea tagliacozzo)

Al cuore si comanda

Appena lasciata dall’ultimo fidanzato, la trentenne Lorenza decide che un amore in affitto è sempre meglio che niente e paga il bohemien Riccardo per svegliarla con parole carine, accompagnarla a fare shopping e presentarsi con un mazzo di fiori di fronte alle sue amiche. Finché non incontra Giulio, dentista di origine francese bello, ricco e con serissime intenzioni nei suoi confronti. Licenziato Riccardo, la vita dell’ex zitella scorre apparentemente perfetta ma qualcosa ancora le manca…

Figlio del grande Ennio e già regista di alcune puntate di
Un posto al sole,
Giovanni Morricone debutta sul grande schermo con una commedia che prende spunto da uno degli eterni problemi dei trentenni: trovare un partner con cui condividere il proprio destino. Sfortunatamente il suo film, pur interpretato da attori all’altezza, scorre senza lasciare il segno. Poche, pochissime battute da ricordare e uno svolgimento che più scontato non si potrebbe. Eppure gli spunti per far ridere ci sarebbero, tenuto conto della forte vena autoironica di Claudia Gerini e Sabrina Impacciatore, le protagoniste femminili della storia. Ma Morricone rinuncia sia al ritratto generazionale alla Muccino che alla satira di costume alla Verdone, rimanendo a metà del guado e firmando un’opera prima tutt’altro che memorabile. Peccato, perché con
Al cuore si comanda
il figlio d’arte dimostra comunque di saper usare la macchina da presa. Ma in assenza di dialoghi frizzanti non basta padroneggiare le tecniche di regia per realizzare una buona commedia. Come se non bastasse il padre Ennio e il fratello Andrea hanno contribuito al naufragio del progetto con una colonna sonora a dir poco banale. D’accordo, i film di Sergio Leone erano un’altra cosa ma tanto padre avrebbe potuto impegnarsi di più. L’unico ad aver guadagnato dalla partecipazione a questo film sembra essere Pierre Cosso. Desideroso di svincolarsi dall’immagine appiccicatagli addosso vent’anni fa ai tempi de
Il tempo delle mele 2,
l’attore francese interpreta in maniera convincente il ruolo dell’uomo dei sogni della protagonista.
(maurizio zoja)

Dimenticare Palermo

Un italoamericano, candidato alla carica di sindaco di New York, per combattere le speculazioni criminali lancia un sondaggio a favore della liberalizzazione della droga. Ovviamente la cosa non piace ai boss della mafia che, durante un viaggio in Italia, gli tendono una trappola. Le intenzioni del regista erano lodevoli e sincere (da anni si dice che l’unico mezzo per sconfiggere la mafia è quello di togliere il vigente proibizionismo sugli stupefacenti), ma il film, piuttosto costoso (15 miliardi), è riuscito solo in parte, appesantito da sequenze troppo didascaliche, una sceneggiatura poco omogenea (scritta, tra gli altri, da Gore Vidal e Tonino Guerra) e da un protagonista non all’altezza.
(andrea tagliacozzo)

Vittime di guerra

Durante la guerra del Vietnam, un plotone americano, comandato dal cinico sergente Maserve, cattura una giovane contadina, che viene stuprata a turno dai soldati. L’unico ad opporsi all’inumano trattamento a cui è sottoposta la ragazza è la recluta Eriksson. Una volta tornati alla base, questi decide di trascinare i propri compagni davanti alla corte marziale. Film di grande impatto visivo ed emotivo, ingiustamente sottovalutato alla sua uscita. Michael J. Fox si dimostra a suo agio anche nel registro drammatico. Bravissimo anche Sean Penn. (andrea tagliacozzo)

La migliore offerta

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Una scena del film

Scritto e diretto da Giuseppe Tornatore, La migliore offerta (2013) ha come protagonista l’esperto battitore d’aste Virgil Oldman (Geoffrey Rush). Egli, grazie all’aiuto dell’amico Billy (Donald Sutherland) riesce a impossessarsi a basso costo di tele dal valore inestimabile. Infatti, Virgil è anche un grande appassionato d’arte e nel corso della sua vita ha raccolto una collezione di opere straordinaria. E sono tutti ritratti di donne, le uniche a cui Virgil conceda il proprio sentimentalismo, nelle pause dalla sua vita interamente dedicata agli affari.

Un giorno, però, viene contattato telefonicamente da una ragazza che dice di chiamarsi Claire Ibbetson (Sylvia Hoeks), la quale gli chiede di valutare la propria villa. Inoltre, Claire chiede a Virgil di occuparsi solo lui della faccenda, senza coinvolgere altri professionisti del settore. Seppure perplesso, il protagonista accetta. Ma scopre presto di avere a che fare con una donna molto particolare, che rifiuta di uscire dalla propria camera da letto. La ragazza soffre infatti di una grave forma di agorafobia, malattia che le impedisce di frequentare luoghi affollati o aperti.

Pian piano, però, Claire decide di aprirsi a Virgil, il quale scopre un lato di se stesso che non credeva di avere. Ma, travolto da nuove emozioni, abbasserà la guardia per la prima volta nella sua vita e distinguere tra vero e falso non sarà più così facile per lui.

Curiosità

  • Girato interamente in inglese, il film è prodotto da Paco Cinematografica S.r.l. in collaborazione con Warner Bros Italia e con il sostegno della Friuli Venezia Giulia Film Commission, BLS Südtirol Alto AdigeUnicredit.
  • Le riprese del film hanno avuto luogo dal 16 aprile all’11 luglio 2012 tra TriesteMilanoFidenzaPraga e l’Alto Adige (BolzanoOra e Merano). Alcune scene sono state girate anche a Vienna.
  • La villa Colloredo Mels Mainardi, residenza di Claire nella pellicola, è situata a Gorizzo di Camino al Tagliamento, in provincia di Udine. Il bar antistante – allestito per il film in una casa disabitata e poi smantellato – si trova invece, nella realtà, non di fronte alla villa bensì a Trieste.
  • In Italia, il film ha incassato 9.111.965 euro.
  • La pellicola si è aggiudicata ben cinque David di Donatello nelle categorie Miglior film, Miglior regia, Miglior scenografia, Migliori costumi, Miglior colonna sonora (a Ennio Morricone) e ha ottenuto il David Giovani a Giuseppe Tornatore.
  • Il film ha trionfato anche al Nastro d’argento, vincendo nelle categorie Regista del miglior film (a Tornatore), Miglior produttore, Miglior colonna sonora, Miglior scenografia, Migliori costumi e Miglior montaggio.
  • La pellicola ha vinto nelle categorie Miglior film, Miglior regia, Miglior montaggio e Migliori costumi perfino ai Ciak d’oro.

Ogro

Nel 1973, il movimento separatista basco progetta di rapire il vicepresidente del Consiglio spagnolo, l’ammiraglio Carrero Blanco, in cambio del quale verrà chiesta la liberazione di 150 prigionieri politici. Ma alla nomina di Blanco a presidente del Consiglio, i loro piani cambiano: l’ammiraglio dovrà essere ucciso. Quinto lungometraggio di Gillo Pontecorvo, a tutt’oggi l’ultimo della sua filmografia. Poco convincente, nonostante il notevole apporto degli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

Ginger e Fred

Due ballerini, Pippo Botticella e Amelia Bonetti, quarant’anni prima divi dell’avanspettacolo con il nome d’arte «Ginger e Fred», vengono riuniti in occasione di uno show televisivo. I due, ormai anziani, stentano perfino a riconoscersi. Paradossalmente, il film, che dovrebbe essere una satira della Tv, utilizza un linguaggio e un tipo d’inquadrature di stampo televisivo. Un opera comunque non all’altezza degli altri lavori del regista riminese. Franco Fabrizi aveva già lavorato con Fellini nel ’53 in
I vitelloni
.
(andrea tagliacozzo)

Gli scassinatori

Da un romanzo dell’inglese David Goodis. Un gruppo di scassinatori sottrae a un miliardario greco una collezione di diamanti. Un poliziotto corrotto dà loro la caccia con lo scopo d’impossessarsi del bottino. Un divertente poliziesco con inseguimenti, sparatorie e due divi a confronto: Belmondo (il ladro) e Sharif (il poliziotto).
(Andrea Tagliacozzo)

C’era una volta in America

C’era una volta in America

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Una scena del film

Diretto dal grande regista Sergio Leone, C’era una volta in America (1984) è ambientato nella New York degli anni ’30. Quattro sicari sono alla ricerca di David “Noodles” Aaronson (Robert De Niro), il quale tenta di sfumare nell’oppio i ricordi legate alla morte dei suoi tre amici: Max (James Woods), Cockeye (William Forsythe) e Patsy (James Hayden). Appena prima di essere catturato, Noodles riesce a fuggire, sparendo quindi dalla città per molti anni.

Nel 1968, Noodles fa ritorno a New York sotto falso nome. Eppure, il suo arrivo potrebbe comunque essere stato notato. Tra flashback ed eventi in tempo reale, Noodles ripercorre la storia della sua vita, nel tentativo di non cadere preda dei malavitosi della Grande Mela. Una donna mai conquistata, una vita pericolosa, un disperato tentativo di far perdere le proprie tracce: come si concluderanno le vicende di Noodles?

Curiosità

  • Strutturato su un ampio ricorso alla formula dell’analessi e della prolessi, che lascia tuttavia spazio a un finale aperto, il film si presta a diverse interpretazioni. L’alto significato allegorico, la perfezione tecnica, l’atmosfera e il suo modo di trattare le più grandi emozioni come amicizia, amore e malinconia lo rendono unico e inarrivabile. Col passare del tempo il film è stato definito da una maggioranza sempre più ampia “un capolavoro assoluto”, uno dei migliori lavori cinematografici del secolo.
  • «Quando scatta in me l’idea di un nuovo film ne vengo totalmente assorbito e vivo maniacalmente per quell’idea. Mangio e penso al film, cammino e penso al film, vado al cinema e non vedo il film ma vedo il mio. Non ho mai visto De Niro sul set, ma sempre il mio Noodles. Sono certo di aver fatto con lui C’era una volta il mio cinema, più che C’era una volta in America.» Così parlò Sergio Leone riguardo al film e alla collaborazione con Robert De Niro.
  • La pellicola è tratta dal romanzo The Hoods (1952) di Harry Grey.
  • Avendo a disposizione un budget elevato Sergio Leone si avvalse di un cast misto, composto da grandi stelle internazionali e da attori debuttanti o poco conosciuti. Il personaggio della piccola Deborah, infatti, è interpretato dalla giovanissima Jennifer Connelly.
  • Il regista per la prima e unica volta nella sua carriera non usò il formato 2,35:1 durante le riprese (grazie a questo formato aveva ottenuto grande fama per via dei suoi primi piani) sostituendolo con il 1,85:1.