Giallo

Torino. Un tassista dal volto deforme (Brody) sequestra modelle, le mutila e le uccide. L’unica idea del film è far interpretare poliziotto e assassino dallo stesso attore, che nella seconda parte si nasconde dietro lo pseudonimo-anagrama di Byron Dedra. Peccato che Brody, anche co-produttore, sia ridicolo sotto il mascherone grottesco e giallognolo che è costretto a portare, dato che il titolo (demenzialità o autoparodia?) si riferisce non solo al genere cinematografico ma anche all’itterizia che affligge il personaggio. Argento, con una sceneggiatura che sta su un foglietto, cerca di rinnovare i fasti del suo cinema passato, nella città che gli è più cara. Per i primi 5 minuti ci si crede anche. Poi è il vuoto condito con ammiccamenti al torture porn, al di sotto dei telefilm della serie Masters of Horror.

La vie en rose

Presentato in apertura del Festival di Berlino 2007, il film ripercorre la straordinaria esistenza della cantante Edith Piaf (1915-1963), dagli esordi in povertà fino ai trionfi internazionali. Dotata di una voce e un carisma fuori dell’ordinario ma penalizzata di un fisico gracile e non aggraziato che le valse il soprannome di “passerotto”, visse una storia d’amore con il pugile Marcel Cerdan che si concluse tragicamente. Morì non ancora cinquantenne, di polmonite. Premio Oscar come miglior attrice protagonista a Marion Cotillard.