Tontaine et Tonton

Sesso e politica possono avere qualcosa in comune? Sembra di sì, per Tonie Marshall, che costruisce l’episodio più comico della serie
Destra/Sinistra
sull’attrazione fisica di due uomini (Alexandre, uno scrittore frustrato, e Joseph, un disoccupato depresso) per una giovane prosperosa laureanda con la tesi «Mitterrand, o la verità esce dal consenso». Justine (il nome gliel’ha dato la madre, una femminista rivoluzionaria, in memoria di Saint-Just) li sottopone a una maratona notturna su Mitterrand, suo idolo anche sessuale. Il culto idolatrico di un personaggio politico si avvicina così moltissimo alla componente illusoria che costituisce ogni rapporto amoroso. Il tempo delle ideologie è finito, la pulsione sessuale non tiene (più) conto dei credo politici, le coppie resistono anche se di schieramenti opposti. I quarantenni vengono presi in giro per strada da ragazzine con le magliette di Che Guevara. La confusione è tanta. Forse è un po’ poco, sembra indicare la regista, ma è comunque un punto da cui ripartire.
(raffaella giancristofaro)

Sulle mie labbra

Una ragazza parzialmente sorda e tenuta in scarsa considerazione che lavora in un ufficio assume un teppista ex carcerato come suo assistente, e diventano complici in un crimine. Questo thriller feticista psicosessuale su un grosso colpo non ha neanche un personaggio piacevole, ma è così pieno di svolte inaspettate e colpi di scena che vi catturerà. Cassel e la Devos sono bravi da paura nel ruolo dei perversi reietti. Audiard è anche co-sceneggiatore. 

L’amore sospetto

Ricorda certi racconti dello scrittore russo Gogol o anche Pirandello la trama di questo film di Carrere, premiato a Cannes 2005 nell’ambito della Quinzaine des Realisateurs. Marc (Vincent Lindon) una mattina decide – quasi per scherzo – di tagliarsi i baffi che porta da ben dieci anni. Con suo sommo stupore, che si trasforma ben presto in rabbia, scopre tuttavia che nessuno, neppure la propria moglie, si accorge del cambi

Tutti i battiti del mio cuore

Thomas (Romain Duris), ha seguito le orme del padre nelle speculazioni immobiliari in società con due trentenni come lui; comprano stabili fatiscenti e occupati nei vari angoli di Parigi e li rivendono. Thomas si prende cura del padre, imbroglione mezzo fallito che ricompare dopo lunghe assenze per farsi aiutare negli affari andati male; la disponibilità forse nasconde un malcelato rancore legato alla morte della madre (suicida?), un tempo pianista affermata. Thomas è giovane, belloccio (Duris è acclamato come il nuovo Delon dai francesi) inquieto e arrabbiato col mondo: passa le serate nei bar a bere con i due soci e a sfrattare a mazzate i sans papier insediati nei suoi stabili, copre i tradimenti del socio dongiovanni e intanto ne ama segretamente la moglie tradita. Finché casualmente, una sera, non incontra il vecchio agente di sua madre che lo convince a riprendere l’esercizio del pianoforte (che Thomas ha interrotto da anni) e a prepararsi per una audizione. Sarà perché è stanco del caos in cui vive, sarà perché nella perfetta bellezza, nell’ordinato equilibrio della Toccata in Mi minore di Bach che esegue fino allo stremo trova requie la sua implacabile inquietudine, Thomas si lancia in questa sfida e nella promessa di nuova vita cui allude in lontananza. Trova un’insegnante cinese che parla solo cinese e con lei, puntualmente, ogni giorno, a discapito della sua attività, si chiude in un mondo di sacrificio, costanza e rabbiosa ossessione per il traguardo, prova e riprova comunicando con la pianista solo con i fraseggi. Ma la tragedia incombe e arriva col padre, gli affari precipitano e tutto il suo mondo implode. Lo salverà solo la musica.
Di certo ad Audiard non fa difetto lo stile, fluido nel suo essere sincopato e nevrotico, nei movimenti di camera a spalla, nei passaggi musicali della bella colonna sonora di Alexandre Desplat, dalle sezioni della Toccata di Bach alle avvolgenti sonorità elettroniche che ovattano il riemergere ai suoni della vita reale. I temi sono tanti e complessi (forse troppi per un film che deve decidere cosa vuole essere): rapporto padre figlio, con la sua voglia di riscatto e l’eredità di uno stesso destino; la musica come antidoto all’incomunicabilità e alla violenza; i generi che si contrappuntano, con un basso continuo di noir, con inserti di romanticismo disperato e fughe verso il valore salvifico dell’arte. Purtroppo stavolta la coppia Audiard-Benaquista non centra l’obiettivo come nel suo precedente Sulle mie labbra (2001): l’idea, allora unica e felice, si frammenta qui in una miscela di ingredienti tutto sommato noti e lasciati irrisolti e il fallimento malinconico di Thomas sembra quasi un corto circuito di una storia che prometteva di meglio; la definizione dei personaggi è funzionale ai cliché utili alla storia stessa e come tali restano, bidimensionali e sbrigativi; il «senso» finale resta ambiguo e non tanto in un’accezione morale che lascia un senso di incompletezza, ma piuttosto per una incongruità che non ha saputo coniugare il noir con qualcosa che non è riuscito a emergere. E tutto il film ne paga lo scotto. (salvatore vitellino)