I Testimoni

Primi anni ’80. Il giovane Manu (Johan Libéreau) si trasferisce a Parigi, andando a vivere con la sorella Julie (Julie Depardieu), aspirante cantante lirica, nella squallida camera di un albergo a ore. Manu è un giovane omosessuale, che vive con spensieratezza il clima di libertà che si respira sotto la Tour Eiffel. Una notte incontra Adrien (Michel Blanc), importante medico di mezza età, che si innamora di lui. Adrien presenta Manu a una coppia di amici che hanno appena avuto un bimbo, Sarah (Emmanuelle Béart), scrittrice di favole per bambini, e Medhi (Sami Bouajila), poliziotto in carriera. Inaspettatamente, fra Manu e Medhi scoppia una passione segreta. Ma l’avvento dell’Aids travolgerà le vite di tutti quanti. Il film è stato candidato all’Orso d’Oro alla Berlinale 2007.

Il viaggio di Capitan Fracassa

Deludente adattamento del romanzo di Theophile Gautier, che il regista Scola progettava di portare sullo schermo già da molto tempo. Nel Seicento, un nobile squattrinato, il barone Sigognac, si unisce a una scalcinata compagnia teatrale. L’improvvisa morte di uno degli attori, costringe il giovane a buttarsi nella mischia. Quindi, vincendo la timidezza, assume il ruolo di Capitan Fracassa. Sprecato il cast, in particolare Massimo Troisi nei panni di Pulcinella.
(andrea tagliacozzo)

Histoire de Marie et Julien

Jacques Rivette è un regista discontinuo, non solo nei risultati, ma anche nei generi, trapassando dalla commedia al noir più nero, dalla interpretazione di un’opera narrativa
(Balzac)
al documento storico (le due lunghe parti di
Giovanna d’Arco).
Credo che, però, questa sua versatilità curiosa, si scontri con una propensione felicemente assoluta, quella di filmare il quotidiano, nei suoi aspetti più quotidianamente usueti, negli angoli più insoliti, negli ambienti (caffè, interni di case, stradine periferiche) più anonimi, cogliendone l’aura poetica, grazie al suo modo di girare che rimanda alla grande stagione di Goddard e di Truffaut: avendo del primo tutta la gravità tecnico-ideologica e la noncuranza per la pazienza degli spettatori, e mancando del secondo la levità e la grazia. Arriviamo così a questa sua ultima opera:
Storia di Marie e di Julian,
concepito in tre capitoli. Il primo, Julian, ci fa vedere un uomo di quarant’anni, che abita in una bellissima villetta
delabrèe
alla periferia di Parigi, piena di orologi antichi, di stanze e stanzine e di un gatto, dal nome poeticamente referenziale di
nevermore:
è un architetto mancato, anche un orologiaio appassionato ma non bravo come vorrebbe, per le sue mani da macellaio. È anche in difficoltà economiche, perché ricatta un’imprenditrice di sete orientali, denominata soltanto come Madame X, con dei documenti che rivelano la falsità delle sue sete antiche.

Vive solo, la sua ultima compagna l’ha lasciato, quando irrompe nella sua vita, misteriosa e inquietante, Marie. Ed è l’amore, l’amore
fou
(come dichiara il regista in un’intervista), quello che non chiede nulla se non di essere tutto l’uno per l’altro. Marie così diventa amante e complice di Julian, ma con strane assenze, misteriose fughe e atti inconsulti. Si passa così nel secondo capitolo, quello di Julian e Marie, della loro vita in comune. Insieme riusciranno a estorcere il denaro a Madame X, la quale però rivelerà a Julian anche la verità sulla sua compagna: è una
revenant,
una morta, come la sorella di lei. Julian dapprima giudica una pazza Madame X, poi, all’ennesima fuga di Marie, inizia delle ricerche presso chi l’ha conosciuta e scopre la verità (terzo capitolo: Marie) che non dico per non togliere la sorpresa a chi vuol vedere il film. Che si vede in progressiva inquietudine, trapassando dall’interesse più vibrante alla perplessità e al dubbio più insistenti. Perché di fatto niente convince o quasi dell’amalgama di questo film. Non l’amore
fou,
più dichiarato che espresso, nonostante le numerose sequenze di prestazioni sessuali in realtà molto tranquille, non il thriller del ricatto assai strampalato e insulso, e nemmeno il lato fantastico di esseri
revenant
(Marie e la sorella di Madame X): più che una
revenant
Marie sembra una psicopatica, una schizofrenica; e se tale fosse tutto il film acquisterebbe un sua verità tragicamente poetica, che il regista nega e sciupa con il suo
divertissement
male assortito e a lungo andare anche noioso.

Ciò che rimane di valido, di affascinante di questo ultimo film di Rivette, è la figura di Julian, colto nei suoi aspetti domestici e nei suoi girovagare per Parigi e i suoi caffè, nella sua passione per gli orologi, nei suoi rapporti col gatto e via di seguito. Momenti di una quotidianità perturbante, come se vi aleggiasse una compresente occulta prossima follia, che il regista riesce a rendere con sicuri e fermi movimenti di macchina. Un po’ troppo poco.

(piero gelli)

Manon delle sorgenti

Seguito de Jean De Florette , tratto da L’acqua delle colline di Marcel Pagnol. Ugolin, responsabile morale, assieme allo zio Papet, della morte di Jean De Florette, s’innamora della figlia di quest’ultimo, la giovane Manon. Dopo essere stato rifiutato dalla ragazza, Ugolin, disperato, si toglie la vita. Di poco inferiore al primo episodio (girato contemporaneamente a questo), al film manca soprattutto la carismatica presenza di Gérard Depardieu. In compenso c’è il grande Montand e due giovani attori allora alle prime armi, ma adesso pienamente affermati: Emmanuelle Beart e Hippolyte Girardot. (andrea tagliacozzo)

Mission: Impossible

Ingegnoso adattamento in chiave moderna delle vecchie serie televisive di spionaggio segreto, riempito di innovazioni high-tech. L’agente segreto Cruise deve capire cosa è andato storto durante un’importante missione a Praga per stanare i responsabili. Il film perde grinta più volte, per risollevarsi alla fine con un travolgente inseguimento in treno ed elicottero. Le indimenticabili musiche per la televisione di Lalo Schifrin vengono riprese e amplificate di molti decibel. Cruise ha partecipato alla produzione esecutiva. Emilio Estevez compare non accreditato. Con due sequel. Panavision.

Pranzo di Natale

Plurale femminile. È questa la formula di
Pranzo di Natale
di Danièle Thompson, servito a meraviglia da un trio femminile d’eccezione: Sabine Azéma, Emmanuelle Béart, Charlotte Gainsbourg. Tre sorelle, tre stili di vita, un bel po’ di complicazioni familiari e sentimentali, un solenne tacchino al tartufo preparato meticolosamente per il tradizionale pranzo natalizio, due genitori separati, l’amante della madre morto e una serie di rivelazioni clamorose che rimettono in gioco parentele e legami: in parole povere, una versione sofisticata di
Segreti e bugie
di Mike Leigh, con una serie di battute felici e memorabili, che, come spesso accade nelle commedie francesi di elegante livello medio, centrano il bersaglio. Alla fine, nel ritratto di famiglia allargata e in fieri, trionfa l’equilibrio: ognuno può contare su un partner imprevisto da collaudare, e nessuno cade nell’incesto. Colonna sonora doc, firmata da Michel Legrand.
(anton giulio mancino)

Nathalie…

Le crisi coniugali al tempo della telefonia cellulare non possono che scoppiare a causa di un messaggio inequivocabile trovato sulla segreteria telefonica. Così deflagra la crisi lungamente incubata tra la coppia borghese formata da Catherine
(Fanny Ardant)
e Bernard
(Gérard Depardieu).
Nel piatto
ménage
interviene – per volontà di Catherine, ferita ma ancora innamorata del marito – Marlene/Nathalie
(Emmanuelle Béart),
affascinante
entreneuse
in un locale situato nei pressi dello studio dove Catherine esercita la professione di ginecologa. Marlene/Nathalie è incaricata di «abbordare» Bernard senza rivelargli né la sua professione, né – tanto meno – chi paghi le sue prestazioni. Al termine di ogni incontro la prostituta dovrà riferire dettagliatamente a Catherine…

All’inizio sembra una banale storia di corna, sia pure impacchettata nell’umido grigiore di una Parigi autunnale che Anne Fontaine ci mostra, con sapiente raffinatezza, quasi solo attraverso i suoi interni borghesi, decisamente
retrò.
Poi entra in scena Béart, sguardo da cerbiatta in corpo da
putain
e il film si rivela per ciò che è: un appagante coro recitativo di tre grandi attori del cinema d’Oltralpe. Non basta tuttavia per far guadagnare punti al film, che si mantiene su un registro di qualità medio-alta, senza però neppure raschiare il tetto del sublime. E quel finale a sorpresa (ma non troppo) inferisce un colpo basso alla già vacillante virilità dell’Uomo (e pure dell’uomo Depardieu). Distribuisce l’Istituto Luce.

Guarda alcune

immagini
tratte da
Nathalie…

(enzo fragassi)

L’enfer

Sophie, Ane e Celine sono tre sorelle. Da bambine hanno subito un terribile trauma che le ha segnate profondamente. Ora, da adulte, vivono le proprie vite l’una lontana dall’altra ma nessuna riesce a rimuovere il doloroso ricordo.
L’arrivo di un uomo però cambierà le cose e le tre sorelle riusciranno a riavvicinarsi e superare il passato

8 donne e un mistero

Natale 1950, in una magione dispersa nella campagna francese, sommersa dalla neve, sette donne si apprestano a passare tutte insieme le feste: la nonna inferma, la zia zitella e acida, la padrona di casa madre di due figlie, la governante e la cameriera. Al piano di sopra c’è il capofamiglia Marcel, uomo d’affari. In tarda mattinata la cameriera scopre il corpo di Marcel accoltellato a morte nel suo letto. Le sette donne diventano le sospettate del delitto e a loro si aggiunge Pierrette, sorella della vittima, donna affascinante dalla vita poco chiara. Tutte hanno un movente, tutte nascondono qualcosa, nessuna se ne può andare dalla casa. Fino a quando…
Otto donne e un mistero,
tratto da una piéce teatrale di Robert Thomas degli anni Sessanta, è un thriller classico, una giallo in perfetto stile Agatha Christie, una commedia musicale alla Vincente Minelli e un film con forti tratti umoristici e surreali. Questo frullato di generi dà vita a una pellicola piacevole, girata molto bene e recitata magistralmente dal meglio del cinema francese al femminile. Lotta di classe, trasgressioni sessuali, squallore famigliare, il tutto vissuto con la mentalità anni Cinquanta, ma visto con la giusta ironia dei nostri tempi. Una giornata surreale per capire le donne, tra sconcertanti rivelazioni e piccole vendette. Esilaranti le interpretazioni delle canzoni e i balletti delle protagoniste e da non perdere il bacio saffico tra la Ardant e la Deneuve. Trent’anni fa avrebbe fatto scalpore, oggi fa sorridere.
(andrea amato)

L’inferno

Sophie, Ane e Celine sono tre sorelle. Da bambine hanno subito un terribile trauma che le ha segnate profondamente. Ora, da adulte, vivono le proprie vite l’una lontana dall’altra ma nessuna riesce a rimuovere il doloroso ricordo.
L’arrivo di un uomo però cambierà le cose e le tre sorelle riusciranno a riavvicinarsi e superare il passato