La Pantera Rosa 2

Quando dei leggendari tesori vengono rubati nel mondo, tra cui l’inestimabile diamante della Pantera Rosa, il Capo Ispettore Dreyfus (John Cleese) è costretto ad assegnare Clouseau (Steve Martin) a una squadra di detective ed esperti internazionali incaricati di catturare il ladro e ritrovare gli oggetti rubati.

Scream 3

Anche stavolta Sydney Prescott è perseguitata dal maniaco omicida mascherato, che si accanisce anche con il cast del film in produzione «Stab 3», ispirato ai delitti di cui è stata protagonista. Non mancano all’appello l’ex agente di polizia Linus e la giornalista Gale Weathers, sempre a caccia di scoop, mentre il bandolo della matassa è l’oscuro passato della defunta madre della protagonista. Scream 3 è superfluo esattamente come Scream 2 : sia l’uno che l’altro, oltre a non poter fisiologicamente competere con il primo film, non cercano affatto di approfondirlo, né di sviluppare nuovi percorsi di ricerca. Sono, come di consueto, tentativi di sfruttare e riciclare una formula rivelatasi efficace. Quando però di mezzo c’è Wes Craven, il più versatile e moderno esponente dell’ormai tramontato new horror americano, è inevitabile che i risultati si mantengano comunque buoni. Nonostante i molti limiti, Scream 3 è un film dignitoso e intelligente: una via di mezzo tra il primo Scream e Helzapoppin’ . Forse anche troppo intelligente e compiaciuto, visto che gioca parecchio a prendere in contropiede lo spettatore erudito, rendendo esplicita qualsiasi suggestione di tipo metalinguistico. Ma non era certo il metacinema alla base della meritata fama del primo Scream . Scream 3 , come già Scream 2 , tenta di far progredire il discorso puntando sulle interazioni tra la realtà e le degenerazioni della società-spettacolo, dove il crimine e le tragedie personali fanno audience diventando così saghe cinematografiche. Quel che dovrebbe contare maggiormente in questo (speriamo) ultimo capitolo della serie è la pura suspense, cui si aggiunge una banale sfida decodificatoria concentrata non già sulle regole del sequel (come in Scream 2 ), ma sulla recente voga «del terzo capitolo»: Guerre stellari , Il padrino e, ovviamente, Scream 3 . Questa lettura su più piani spinge ancora una volta Craven a interferire con il livello elementare del racconto e a fare del suo meglio per confondere lo spettatore, fornendogli simultaneamente più piste ognuna delle quali persuasiva e organica a uno svolgimento filologicamente goliardico, per non dire deliberatamente scorretto e incongruente. Interamente imbastito sull’idea del «film nel film», che Craven aveva peraltro già sfruttato in Nightmare 7 , Scream 3 funziona e diverte finché si cerca di star dietro alle citazioni incrociate da altri film o dai precedenti capitoli della stessa saga, oppure ai camei eccellenti (l’inquietante Lance Henriksen nei panni di un alter ego di Wes Craven, dedito a produrre più che a dirigere i film dell’orrore; Roger Corman in quelli inconfondibili del produttore; Carrie Fisher nel ruolo di una «sosia» della principessa Leila di Guerre stellari ; Kevin Smith in quello di un fan del fatale «Stab 3»). Per poi sgonfiarsi però, inevitabilmente, allorché ci si avvia allo scioglimento del mistero. (anton giulio mancino)

La Pantera Rosa

La nazionale francese di calcio ha appena battuto la Cina. In campo si festeggia quando, improvvisamente, l’allenatore dei
bleu
viene colpito da una freccetta avvelenata che lo schianta a terra. Nel caos che si viene a creare sparisce dal dito dello sfortunato sportivo anche un diamante dal valore inestimabile: La Pantera Rosa. L’omicidio e il furto suscitano un forte clamore mediatico e l’ispettore capo della polizia, Dreyfus, decide di affidare il caso al goffo detective Clouseau. Al suo fianco l’ispettore Gilbert Ponton, che dovrà aiutarlo nello svolgimento delle indagini.

La recensione

A quaratatre anni dalla

prima avventura
dell’originale ispettore Jacques Clouseau,
La Pantera Rosa
torna con l’o

Young Adam

Un cigno si muove sull’acqua gelida del canale Clyde. Ma ecco riaffiorare un corpo di donna. Lo trovano due chiattaioli. Ma chi è la donna? Chi l’ha uccisa? Se qualcuno l’ha uccisa… Nella Glasgow degli anni Cinquanta, il giovane fascinoso Joe da un paio di mesi lavora sulla chiatta di Leslie e di sua moglie Ella, donna spigolosa e acida. I tre vivono insieme con il bambino della coppia e trasportano carbone tra Glasgow ed Edimburgo. Joe diventa l’amante di Ella. E mentre i due consumano frettolosi (e scomodissimi) rapporti sessuali, mentre lei si addolcisce, mentre Les scopre tutto e se ne va, riemerge anche il passato di Joe. Che fatalmente conosceva la vittima, che si scopre essere irresistibilmente e anche perversamente attratto dall’altro sesso. E che dietro il suo enigmatico sorriso, i suoi silenzi, la sua apparente apatia, la sua indifferenza e il suo distacco…

Young Adam
è un noir del giovane regista inglese David Mackenzie, al suo secondo lungometraggio, tratto fedelmente (tranne per la scena del salvataggio del figlio di Ella) dall’omonimo romanzo di Alexander Trocchi, uno scrittore scozzese, tra i maggiori rappresentanti della beat generation degli anni Cinquanta. Un maledetto del suo tempo. E il suo romanzo passa per essere la versione scozzese de
Lo straniero
di Camus. Qui c’è la storia di un anti-eroe, scrittore fallito, un giovane che va avanti senza passioni, senza valori, senza emozioni, e apparentemente senza interesse alcuno se non il sesso, ora violento, ora perverso, più arrabbiato che innamorato, ma molto frequente (il film è vietato ai minori di 18 anni). Molto forte la scena di sesso (zeppa di citazioni) tra Joe e Cathy, l’ex ritrovata poi nel canale, con contorno di ketch-up, maionese e crema pasticcera. Una vita, quella del protagonista, anaffettiva sottolineata dai colori grigi del film, dai dialoghi scarni e distaccati, ma soprattutto da un bravissimo Ewan McGregor
(Trainspotting, Guerre stellari, Moulin Rouge!),
sigaretta sempre in bocca, andamento lento, sistenza annoiata, tranquillamente e inesorabilmente in fuga. Brava nella sua sgradevolezza di tratto e di carattere anche Tilda Swinton, nel ruolo della moglie e dell’amante, donna rassegnata, che riscopre solo per poco il sorriso, il vestito buono, il parrucchiere, il rossetto. Simpatico invece il personaggio di Les (Peter Mullan), l’unico che sembra vivere, l’unico che ha il coraggio di prendere una decisione… Ben utilizzato il flash back dal regista, che nega una soluzione o una presa di coscienza. Che fa del protagonista un uomo non innocente ma non completamente colpevole (perché in fondo è affascinante). E dipinge un mondo di atmosfere cupe, di carbone, facce sporche, nebbie e acque stagnanti come Joe. Sembra dire che la vita è questa, che il male è figlio anche dell’indifferenza, della pigrizia, dell’amoralità, della non-responsabilità… Fastidioso, morboso, interessante, intrigante.
(d.c.i.)

Dear Frankie

Una storia dolce, ambientata nella Glasgow degli anni Cinquanta, su una donna che vive con la madre e il figlio sordo di nove anni. In costante allerta per evitare il suo violento ex marito, la donna ha inventato per il suo bambino la romantica figura di un padre, facendogli credere che questi si trovi al mare: sarà poi costretta a trovare qualcuno che interpreti quel ruolo almeno per un giorno. Una pellicola tenera ma mai sdolcinata, con attori sempre all’altezza.