Voglia di ricominciare

La storia straziante ma del tutto avvincente — ambientata negli anni Cinquanta — di un ragazzo e della madre nomade, che finiscono con l’andare a vivere in una zona sperduta dello stato di Washington con un tanghero che minaccia e picchia il giovane. Un ritratto scottante, vetrina per interpretazioni eccellenti (compresa la giovane rivelazione DiCaprio), ma ciò che in definitiva lo fa funzionare è la consapevolezza che si tratta di una storia vera. Sceneggiatura di Robert Getchell, dal libro autobiografico di Tobias Wolff. Clairmont-Scope.

Colpevole di omicidio

Storia cupa e già vista di uno sbirro newyorkese che ritorna nel luogo in cui è nato, la località costiera di Long Beach (a Long Island), ormai abbandonata, dove suo figlio, che da tempo si è allontanato da lui, potrebbe aver commesso un omicidio. Tenta di tracciare una saga tragica di padri, figli e opportunità perdute, ma troppo spesso suona falso. Ispirato a una vicenda realmente accaduta. Super 35.

Colpevole d’omicidio

Vincent LaMarca (Robert De Niro) è un rispettato detective di Manhattan, con alle spalle un passato un po’ agitato. Vincent è figlio di un infanticida condannato a morte negli anni Cinquanta e padre di un tossicodipendente accusato di omicidio. Vincent vive separato dalla moglie e ha una relazione con la sua vicina di casa, che però non lo consoce affatto. I giudizi della gente l’hanno sempre spinto a lavorare al massimo, per diventare uno dei migliori poliziotti della città e per potere camminare a testa alta. Questo però è andato a discapito del suo rapporto coniugale e, soprattutto, del rapporto con il figlio. Ora scopre di essere anche nonno e forse c’è l’occasione per fare la scelta migliore e provare a riparare gli errori fatti.
Colpevole d’omicidio,
titolo italiano che non rispecchia per nulla la versione originale
(City by the Sea),
è basato sull’articolo di Mike McAlary,
Mark of a Murder,
pubblicato su
Esquire.
Possibile che il gene omicida si trasmetta di padre in figlio o di generazione in generazione? Ovviamente no, ma alcune coincidenze della vita possono portare a questa conclusione e il peso del passato, poi, incide enormemente sulle scelte del presente. Dopo una sequela di flop totali, De Niro ritorna sul grande schermo con un film almeno sufficiente. Non certo un capolavoro, ma si lascia guardare. Qualche luogo comune buttato qua e la fa storcere il naso, ma nel complesso il ritmo e la scrittura non sono male.
(andrea amato)

True Lies

Schietto intrattenimento da parte del team Schwarzenegger/Cameron, con Arnold spia per un’agenzia governativa ipertecnologica supersegreta, che la moglie crede invece uno sfigato venditore di computer. Humour e azione in parti uguali: il film fa tutte le mosse giuste, fino a quando si impantana nella trama (e in uno smacco generale verso le donne) lungo il tragitto. Un finale avventato lo riporta sui binari, mentre la credibilità viene allegramente messa da parte. Cameron ha anche sceneggiato, ispirandosi al film francese La Totale. Una nomination per gli Effetti speciali. Super 35.

Ragazze nel pallone

Un gruppo di cheerleader deve lottare per vincere, per il sesto anno consecutivo, il premio nazionale come tifoseria migliore. Il nuovo capitano (Kirsten Dunst), tra errori e sfortune, ex fidanzati e nuovi amori, arriverà alla finale con orgoglio. Un incrocio tra
Berverly Hills 90210, American Pie
e
Voglia di vincere
, senza avere l’originalità di questi. Figlio di un genere che sembrava sepolto con il vecchio millennio,
Ragazze nel pallone
tira fuori tutti i luoghi comuni dei film da «high school»: buonismo, la rivale smorfiosetta, il fratellino rompiscatole, la protagonista che lascia il figo della scuola per il nuovo alunno bello e dannato, uso spropositato del dito medio e via dicendo. Le uniche scene che risvegliano minimamente l’interesse dello spettatore sono le coreografie delle cheerleader. Un po’ troppo poco.
(andrea amato)