SoloMetro

Come in un gioco di intrecci e coincidenze in SoloMetro sono raccontate le storie di personaggi apparentementi lontani tra di loro ma accomunati dalla solitudine: l’arricchito Enrico (Michele Placido), la prostituta Carla (Anna Valle), il giovane sceneggiatore Andrea (Pietro Sermonti), Elvira (Eleonora Giorgi) e un giornale raccolto frettolosamente in metrolopolitana, SoloMetro.

Uomini&Donne Amori&Bugie

Anni Sessanta. Giovanni e Anna si sposano giovani. Hanno cinque figli. Anna è una donna che ha fatto della famiglia la sua unica ragione di vita. Giovanni dirige una galleria d’arte, avrebbe preferito avere meno figli, ha un’amante. Non è mai a casa e Anna si sente sola, a farsi carico dei suoi bambini senza la comprensione del marito. Prima bambina di dieci anni poi ragazza di sedici, Nina, la secondogenita, è spettatrice è protagonista dei cambiamenti sociali del periodo.

Eleonora Giorgi si cimenta per la prima volta alla regia. Il suo film, di cui firma la sceneggiatura, è un lavoro fatto in famiglia. L’ex marito Massimo Ciavarro, è il produttore, mentre l’attuale compagno, lo scrittore Andrea De Carlo (proprio lui, quello di
Due di due)
ha scritto le musiche. Il risultato lascerà scontenta la maggior parte degli spettatori e anche chi si aspettava una
vanzinata
rimarrà deluso. Purtroppo questo film vuole puntare in alto. Attraverso la storia di una famiglia vuole raccontare un po’ di storia italiana, quella degli anni Sessanta. Troppe idee mal sviluppate, troppa superficialità. Qualcuno è ancora convinto che, per poter ricreare il clima giovanile di quel periodo, basti inquadrare poster di Dylan e dei Beatles o far suonare ad alto volume un vecchio giradischi, o ancora girare una scena d’amore dentro un maggiolone. Questo film è la fiera delle banalità. La voce narrante della Giorgi è onnipresente e finisce per risultare fastidiosa. La storia è delle più semplici, eppure l’autrice spiega tutto, racconta tutto, non lasciando il minimo spazio all’immaginazione. Gli attori, dal canto loro, non vengono aiutati dalla mediocrità di dialoghi scontati. Impossibile negare che Ornella Muti abbia una faccia da cinema ma recitare nei film di Pozzetto e Celentano è una cosa, tentare di interpretare ruoli di spessore è un’altra. E la Giorgi doveva per forza cimentarsi con la regia?
(francesco marchetti)

Inferno

La giovane newyorchese Rose Elliot scopre che nel palazzo in cui abita si cela mater Tenebrarum, una delle tre streghe di cui aveva scritto l’alchimista Varelli, ma la scoperta le costa la vita. Suo fratello Mark cerca di far luce sul mistero… Argento parte dal Suspiria de profundis di Thomas De Quincey (1845) per celebtrare un letterale trionfo della morte. Per i fan è l’apice del suo gusto barocco e visionario, per gli altri l’inizio di una fase calante, dove l’intrecci si riduce a una serie di elaborati ammazzamenti. Mario Bava cura gli effetti speciali in uno dei suoi ultimi lavori per il cinema. Seconda parte di una ideale trilogia che comprende Suspiria (1977) e La terza madre (2007).

Borotalco

Sergio Benvenuti, imbranato rappresentante di enciclopedie musicali, contatta una sua più brava collega per imparare i rudimenti del mestiere. Quando la ragazza, che non l’ha mai visto, si presenta all’appuntamento, Sergio finge di essere un altro e si atteggia a playboy con l’intento di conquistarla. Terza regia di Carlo Verdone, ancora piuttosto inesperto, ma senza le pretese dei film successivi. L’attore confeziona una commedia gradevole, ma tutt’altro che originale. (andrea tagliacozzo)

Sapore di mare 2 – Un anno dopo

Enrico e Carlo Vanzina tornano, stavolta solamente in veste di sceneggiatori, alla Capannina, sulla spiaggia della Versilia, nei favolosi anni ’60. Qualche personaggio del film precedente è rimasto, qualche altro manca, ma le situazioni sono invariate: le solite avventure sentimentali, i soliti scherzi in riva al mare. Insomma, niente di nuovo sotto il sole! Film stupido e scontato. Anche se messo a confronto a prodotti come Abbronzatissimi diventa quasi un capolavoro. (andrea tagliacozzo)

Mia moglie è una strega

Una giovane strega seicentesca ottiene dal diavolo di poter rivivere ai giorni nostri per vendicarsi del discendente che l’ha condannata al rogo. Ma una volta conosciuto l’uomo in questione, la ragazza dimentica ogni suo proposito di vendetta e se ne innamora. Rifacimento all’italiana di
Ho sposato una strega
, il classico del 1942 di René Clair interpretato da Veronica Lake. Improponibile, ovviamente, il confronto tra quest’ultima e la Giorgi. Confezione mediocre.
(andrea tagliacozzo)

Compagni di scuola

Dopo quindici anni, la trentacinquenne Federica riunisce nella sua villa i suoi ex compagni di scuola. Qualcuno ha fatto strada, qualcun altro no. La maggior parte, comunque, è terribilmente insoddisfatta di quello che la vita gli ha riservato. C’è anche chi, però, non ha perso il gusto per gli scherzi goliardici. Il più maturo dei film di Carlo Verdone, alle prese con una storia corale piuttosto difficile da gestire, ma risolta con una buona dose di sana cattiveria. L’attore-regista è comunque aiutato da un cast di tutto rispetto e una buona sceneggiatura scritta dallo stesso Verdone con Leo Benvenuti e Piero De Bernardi. Rimarrà, purtroppo, un tentativo isolato di uscire fuori dagli schemi, vanificato da un prosieguo di carriera a tratti imbarazzante. (andrea tagliacozzo)

Nudo di donna

A Venezia, dopo un ennesimo litigio con la moglie Laura, con la quale è sposato da sedici anni, Sandro si rifugia in un vecchio palazzo settecentesco. Tra i ritratti di un fotografo, Sandro trova quello di una donna nuda che, sebbene raffigurata di spalle, somiglia incredibilmente alla moglie. Da un racconto di Paolo Levi, un mystery in parte suggestivo, anche se finisce più volte per cadere nella banalità. Il film venne iniziato da Franco Brusati che, dopo alcuni contrasti con Manfredi, lasciò la regia all’attore romano.
(andrea tagliacozzo)