Iris – Un amore vero

La storia vera della scrittrice anglo-irlandese Iris Murdoch, autrice di 25 romanzi, gialli psicologici in cui vengono raccontate complicate e sofisticate relazioni sessuali. Professoressa di filosofia, la Murdoch ha sposato John Bayley, critico letterario. Nel 1997, all’età di 78 anni, le viene diagnosticato il morbo di Alzheimer. Suo marito le rimase a fianco fino alla fine, che giunse nel febbraio del 1999. Film basato su due mondi paralleli, quello del ricordo e il presente. Il primo permeato da un’aurea sognante, quasi etereo, in cui i ricordi di gioventù riaffiorano in maniera leggera, per poi diventare gabbie di dolori e dubbi irrisolti. Il presente, invece, si manifesta in tutta la sua angoscia, inquietudine, drammaticità del vivere quotidianamente in un mondo che piano piano si spegne. Incredibili Judi Dench, nella parte di Iris malata, e Jim Broadbent, nella parte di John Bayley, che riescono a trasmette re in maniera emozionante cosa prova un nucleo familiare colpito da una tragedia simile, come l’Alzheimer. La Dench è candidata al premio Oscar come migliore attrice, Jim Broadbent migliore attore non protagonista e Kate Winslet (nella parte di Iris da giovane) come migliore attrice non protagonista. (andrea amato)

Due per la strada

Ottima recitazione in questo film su una coppia che battibecca (Hepburn e Finney) e si ferma a ricordare i propri dodici anni di matrimonio, cercando di salvare la propria felicità. Sensibile, accattivante e ben diretto. Squisito tema musicale di Henry Mancini; sceneggiatura di Frederic Raphael. Fotografia di Christopher Challis, in deliziose location francesi. Panavision. Quattro nomination agli Oscar.

Wimbledon

Peter Colt (Paul Bettany) è un tennista di livello internazionale. Anzi, sarebbe meglio dire un perdente di livello internazionale. Giovane promessa che non ha mai sfondato, langue infatti ai margini delle classifiche ATP da diversi anni; ora, superata la trentina, sta pensando al ritiro.

Colt riesce però a ottenere un’ultima possibilità: una
wild card
per partecipare al torneo più prestigioso del mondo, quello di Wimbledon, e cercare di chiudere la carriera nel modo migliore possibile. Fra un match e l’altro, la sorte gli farà conoscere la giovane americana Lizzie Bradbury (Kirsten Dunst), astro nascente del circuito professionistico. Fra i due, inevitabilmente, sboccerà l’amore. Ma gli impegni sportivi sono destinati a mettere i bastoni fra le ruote alla loro relazione…

Wimbledon
è una pellicola senza troppe pretese, destinata a un pubblico che ricerca un puro intrattenimento. Una commediola romantica che soddisferà gli spettatori che sapranno entrare in sala nel giusto
mood
.

Si tratta infatti di un prodotto onesto, che si avvale innanzitutto di una sceneggiatura spesso spassosa. Le scene più godibili sono certamente quelle che vedono protagonista lo scalcinato agente/procuratore di Peter, Ron, interpretato da Jon Favreau, attore molto simpatico e con un volto azzeccatissimo. Del resto, lo sceneggiatore Adam Brooks si era già appoggiato molto sul carisma di un singolo attore ai tempi del divertente
French Kiss
, il cui protagonista era Kevin Kline, certamente uno dei più grandi attori brillanti dell’ultimo ventennio.

I due protagonisti, belli e atletici quanto basta, completano un cast scelto con una certa cura; ne fa parte anche il poco espressivo Sam Neill, che interpreta il padre della bella e impossibile Lizzie (e fa sempre più o meno le stesse facce sorprese di quando vedeva fuggire dalle gabbie i tirannosauri di
Jurassic Park
…).

Gli schemi della commedia sentimentale sono appena leggermente variati dalla caratterizzazione di perdente del protagonista, vero motore della vicenda, e arricchiti da qualche tocco di qualità: da segnalare il cameo del grandissimo John McEnroe, uno dei più grandi eroi di Wimbledon di tutti i tempi. In ogni caso, le particolarità del film si fermano qui: gli autori non hanno certo calcato la mano, infarcendo la storia di carrettate di scene sentimentali più o meno già viste e provvedendo a ricoprire di melassa il (lietissimo, naturalmente) finale. 
Solo per gli amanti del genere, in definitiva, o al massimo da vedere con gli amici e le amiche del circolo del tennis.
(michele serra)

Donne in amore

Dal romanzo di D.H. Lawrence. Le vite di Gerald, Rupert, Ursula e Gudrun, incontratisi casualmente al matrimonio di una comune amica, sono destinate a intrecciarsi indissolubilmente. Rupert, ispettore scolastico, s’innamora di Ursula, maestra elementare, mentre la sorella di questa, Gudrun, diventa l’amante di Gerald. Ottima regia di Ken Russell, al suo primo film veramente importante dopo una lunga gavetta televisiva e un paio di lungometraggi di minor rilevanza (come
Il cervello da un milione di dollari
). La bravissima Glenda Jackson – che tornerà a lavorare con il regista inglese nel successivo
L’altra faccia dell’amore
– vinse l’Oscar 1970 come migliore attrice protagonista. Nel 1989, Russell realizzerà un prequel del film intitolato
The Rainbow
in cui la Jackson ricopre il ruolo della madre di Gudrun, il personaggio da lei interpretato nel film originale.
(andrea tagliacozzo)