Providence

Alla vigilia del suo settantottesimo compleanno, uno scrittore inglese, sentendo vicina la fine dei suoi giorni, trascorre una notte lunga e tormentata: i ricordi della moglie, morta suicida, si mescolano a vivide allucinazioni che, come fossero tratte dalle pagine di un suo romanzo, vedono per protagonisti i propri familiari. Un film di difficile lettura, come molti altri del regista Alain Resnais, ma indubbiamente affascinante, abilmente sospeso in un raffinato gioco d’incastri tra realtà e fantasia. Straordinari gli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

Romance & Cigarettes

Stati Uniti, anni Trenta. Una famiglia dell’East Side newyorkese. Nick (James Gandolfini), il padre, è un operaio metallurgico che trascorre il suo tempo a fantasticare su una mezza prostituta (Kate Winslet) dai capelli rossi e dal gergo da scaricatore di porto, mentre la moglie (Susan Sarandon) lo aspetta disperatamente a casa con le tre figlie in pieno delirio canzonettaro che strillano nel giardino di fronte a casa. Quando la donna si accorge dei tradimenti del marito dà il via a una lotta spietata nei suoi confronti, sorretta dalla solidarietà delle figlie. L’uomo si rifugia nell’agognata avventura carnale, che però entro breve lo lascia insoddisfatto per la troppa brutalità e volgarità della partner. Stufatosi di un rapporto banale e puramente a sfondo sessuale, decide di tornare dalla dolce e triste moglie che lo accoglie in casa ma gli impone di dormire sul divano…

In licenza a Parigi

Paul, giovane caporale americano, vince una licenza premio a Parigi in compagnia di una procace attrice argentina. Per evitare episodi incresciosi, lo Stato maggiore decide di mettergli alle costole il tenente donna Vickie Loren, impedendo così al povero soldato di rimanere solo con la diva. Commedia briosa, sostenuta da un Tony Curtis in stato di grazia e da una deliziosa Janet Leigh nei panni del militare in gonnella.
(andrea tagliacozzo)

Autumn in New York

Will King è un noto ristoratore di New York che veleggia intorno ai cinquant’anni; ma la sua fama di tombeur de femmes offusca quella di chef e gourmet. Casualmente Will conosce la fragile Charlotte, e inevitabilmente se ne innamora. Lei però soffre di una rara forma di tumore e non ha più molto da vivere: per Will è giunto il momento di cambiare. Autumn in New York , pur non riuscendo a mantenere le sue promesse, non è un film detestabile come sarebbe lecito attendersi. Grazie al lavoro dell’operatore Changwei Gu (sua la luce, tra gli altri, di Addio mia concubina ), la regista Joan Chen riesce a filmare una New York umbratile e minimale. E se la scommessa di realizzare un mélo in minore è persa a causa della gestione poco accorta dei climax (soprattutto nel disastroso finale), resta impressa la vulnerabilità di un Gere finalmente non autopromozionale e la tenerezza severa di una sorprendente Winona Ryder. Di suo Joan Chen ci mette uno sguardo partecipe (anche se non sempre equilibrato), che rivela una grande attenzione ambientale. Peccato, perché il suo film avrebbe potuto essere una piccola sorpresa. (giona a. nazzaro)

Settembre

In una bella villa del Vermont, un gruppo di sei persone passano alcuni giorni di vacanza. Tensioni, passioni e risentimenti degli ospiti non tardano a venir fuori. Uno dei lavori meno riusciti di Woody Allen, ben scritto e interpretato, ma inerte e di maniera. Il film è stato girato due volte: la prima versione, nella quale comparivano anche Maureen O’Sullivan, Charles Durning e Sam Shepard, non aveva infatti soddisfatto l’esigente regista newyorkese. (andrea tagliacozzo)

Criminali da strapazzo

Uno sfigato appena uscito di galera affitta un negozio e vi monta una vendita di ciambelle a mo’ di copertura per svaligiare la banca adiacente attraverso un tunnel. Capita però che la moglie sia così brava a far frittelle da diventare miliardaria, rapidamente e legalmente. Le cose si complicano quando l’ambiziosa signora assume un infido «maestro di buone maniere» per essere accolta in società. La prima mezz’ora segna il ritorno di Allen a un cinema di pura comicità, anche fisica: quello per intenderci di Bananas e Prendi i soldi e scappa (anche se per noi italiani gli echi de I soliti ignoti sono fortissimi). Si ride, e parecchio, senza tanti pensieri. Ma l’idea regge appunto per mezz’ora, dopodiché Allen ci incolla un altro film e cominciano i guai. Perché Allen, grande autore di tragicommedie, se la cava male con la sophisticated comedy, e nel tentare la strada lubitschiana ( Mancia competente ) finisce per limitarsi alla satira – scontata e ripetitiva – dei parvenus. Senza il polo tragico, Allen non sa dare profondità alla frivolezza, e diventa superficiale. Ma in realtà il vero problema del film (meglio, della sua seconda parte) è Hugh Grant, attore sempre mediocrissimo, incapace di rifare decentemente i cicisbei alla Ralph Bellamy. (emiliano morreale)