La stangata

Nei ruggenti anni Trenta, i simpatici imbroglioni Henry Gondorff e Johnny Hooker decidono di unire le loro forze per realizzare il colpo più grande della loro carriera: organizzano un colossale e ben orchestrato raggiro ai danni di un famoso e temuto gangster. Una intricata commedia sul gioco d’azzardo, ricca di continui colpi di scena, interpretata da un trio d’interpreti in grande forma (compreso Robert Shaw nel ruolo del criminale truffato). George Roy Hill aveva già diretto Robert Redford e Paul Newman in
Butch Cassidy
. Può sembrare incredibile ma entrambi i film, vincitori di numerosi Oscar (sette per
La stangata
, tra cui la miglior regia e il miglior film) videro escluso tra i candidati alla statuetta l’ottimo Newman.
(andrea tagliacozzo)

Daisy Miller

Intelligente e godibile adattamento del romanzo di Henry James, che però manca il bersaglio: lo stile è freddo e l’improbabile performance della Shepherd, nella parte dell’ingenua fanciulla americana alla conquista della società europea di fine Ottocento, quasi affonda la pellicola. Girato in Italia.

Texasville

Divertente sequel di L’ultimo spettacolo, da un romanzo di Larry McMurtry. Il tempo ha modificato alcuni personaggi in vere caricature, non c’è una trama, ma una serie di vignette, alcune migliori di altre: Potts è bravissima nel ruolo della moglie di Bridges, mentre la Shepherd recita tutto il film senza trucco, sembrando (realmente?) sempre peggio in ogni scena.

Invito a cena con delitto

Un eccentrico miliardario ospita nel suo castello cinque celebri investigatori, sfidandoli a risolvere una intricata serie di assassini. Un film che con un pizzico di sforzo in più da parte degli autori (tra i quali lo sceneggiatore Neil Simon) avrebbe potuto essere quasi memorabile. Invece il ritmo è alquanto fiacco, le trovate così così e l’insieme risulta solo a tratti divertente. Gli interpreti, indubbiamente bravi, fanno il verso ad alcuni celebri detective della letteratura e del cinema (Philip Marlowe, Hercule Poirot, Miss Marple…). Ma su tutti spicca un irriconoscibile Peter Sellers, maestro nei trasformismi, nei panni di Sidney Wang (parodia di Charlie Chan).
(andrea tagliacozzo)

Finalmente arrivò l’amore

Reynolds e la Shepherd non sono certamente Ginger e Fred. Questo tributo di Bogdanovich ai musical classici degli anni Trenta ha tutto ciò che i soldi possono comprare (scenografia, costumi), ma manca un cast appropriato. Lo stesso regista ha girato un’ulteriore versione per la televisione, della durata di 115 minuti.

Signori, il delitto è servito

Ispirato al
Cluedo
, il celebre gioco da tavolo. Negli anni Cinquanta alcune persone, tra loro sconosciute, si ritrovano in un lugubre castello del New England, dove sono stati invitati dal misterioso Mr. Boddy. Quando quest’ultimo viene assassinato, tra gli ospiti si scatena una ridda di accuse. Nel finale agli spettatori vengono proposte tre risoluzioni differenti dell’enigma. Il cast, composto da ottimi elementi, è affiatato, ma il film, a parte qualche singola trovata, è modesto e raramente riesce a divertire.
(andrea tagliacozzo)

Divorzio all’americana

Commedia molto divertente: Van Dyke e la Reynolds incontrano più problemi di quanto immaginassero mentre cercano di divorziare. I protagonisti sono bravi come raramente accade per ruoli così originali. Scritto da Norman Lear, nominato all’Oscar per la sceneggiatura.

Jeepers Creepers – Il canto del diavolo

Fratello e sorella stanno tornando in auto verso casa. C’è un camion malridotto alle loro spalle, con una targa singolare, che li raggiunge e li tampona. Grande spavento. Dopodiché i due fratelli, che si beccano senza far ridere nessuno, nemmeno chi usa il loro gergo, vedono il figuro che era alla guida del furgone rovesciare in un tubo di scarico due inequivocabili cadaveri avvolti in teli sporchi di sangue. I ragazzi che fanno? Fuggono? Chiamano la polizia? Nemmeno per sogno, vanno a vedere dentro quel tunnel che cosa diavolo c’è. E scoprono cadaveri cuciti insieme, corpi straziati e mummificati… mentre fuori gracchiano i corvi e aleggia il diavolo… Al regista Victor Salva piacciono gli horror. Allo spettatore possono non piacere i suoi. Anche se, per la verità, nelle prime settimane di uscita questo
Jeepers Creepers – Il canto del diavolo
in Gran Bretagna e negli Usa ha fatto il pieno tra i teen-ager. Mal recitato, mal sceneggiato, mal ambientato. Insomma, non gliene va bene una. Gran profusione di corvi neri gracchianti, gatti miagolanti nel buio, urla, sangue, cadaveri (che non farebbero spavento a un bambino tanto sono mal realizzati), sensitive che prevedono sciagure, telefonini scarichi quando servono, folli corse in auto, poliziotti tanto imbranati da essere imbarazzanti, vecchie storie di ragazzi morti e mai trovati, la chiesa sconsacrata… Insomma, tutti i luoghi comuni e le banalità del genere. E poi questo diavolo che succhia i polmoni, odora i corpi, cammina sulle pareti come Spiderman ed è mascherato così male da far ridere. E questo è il punto. Forse Salva non voleva fare un horror. Voleva fare una parodia dell’horror. Purtroppo non è riuscito nemmeno in questo. Per fortuna, il film dura solo un’ora e mezzo.

L’ultimo spettacolo

Acuto ritratto (tratto da un romanzo di Larry McMurtry, sceneggiato dallo stesso Bogdanovich) della vita in una cittadina del Texas negli anni Cinquanta e di come le esistenze dei protagonisti finiscono per intersecarsi. Johnson e la Leachman vinsero l’Oscar per la loro eccellente interpretazione, ma tutto il cast funziona benissimo. Ottima la fotografia in bianco e nero di Robert Surtees. Debutto cinematografico della Shepherd. Con un sequel: Texasville. L’edizione speciale rieditata da Bogdanovich nel 1990 include sette minuti di materiale originariamente tagliato.