Il velo dipinto

Nella Londra di inizio secolo la giovane Kitty subisce le pressioni della sua famiglia borghese e accetta di sposare Walter Fane, un batteriologo conosciuto da poco, con la speranza di emanciparsi. Trasferitasi a Shanghai al seguito del marito, diventa l’amante di un diplomatico ma la loro relazione viene scoperta e bruscamente interrotta. Sarà costretta ad abbandonare la città per evitare lo scandalo e finirà assieme al medico nella profonda provincia cinese dove infuria il colera. Le difficoltà e le incomprensioni fra i due provocheranno uno scontro che cambierà le loro vite e li porterà a conoscersi e a scoprire l’amore. Tratto dall’omonimo romanzo di William Somerset Maugham.

La recensione

Ci sono opere dinnanzi alle quali ci si trova un po’ confusi, perché si stenta a coglierne il senso. Il credito accumulato dagli autori e dagli attori de
Il velo dipinto
è però così notevole da im

Pride and Glory – Il prezzo dell’onore

Quattro agenti della polizia di New York sono rimasti uccisi in un agguato. Il tragico evento scuote l’intero Dipartimento di Polizia, mettendo tutti in allerta. Con un assassino a piede libero e così tanto in gioco, Il Capo dei Detective di Manhattan, Francis Tierney Senior (Jon Voight), chiede a suo figlio, il Detective Ray Tierney (Edward Norton), di condurre le indagini. Ray accetta il caso anche se con riluttanza, consapevole del fatto che i poliziotti uccisi prestavano servizio sotto il comando di suo fratello, Francis Tierney, Jr. (Noah Emmerich), e al fianco di suo cognato, Jimmy Egan (Colin Farrell). Apparentemente sembrerebbe trattarsi del solito sequestro di droga finito male, ma col procedere delle indagini Ray comincia a rendersi conto che qualcuno deve aver informato gli spacciatori dell’imminente arrivo della polizia. Probabilmente si tratta di qualcuno dall’interno. Le prove sembrerebbero condurre verso persone di cui non dubiterebbe mai: suo fratello e suo cognato.

Schegge di paura

Schegge di paura

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Martin e Aaron

Diretto da Gregory Hoblit, Schegge di paura (1996) ha come protagonista un esperto avvocato penalista, Martin Vail (Richard Gere). L’uomo decide di difendere Aaron Stampler (Edward Norton), un chierichetto diciannovenne accusato di aver brutalmente assassinato l’arcivescovo di Chicago Richard Rushman. Il giovane balbuziente e timido sembra l’esatto opposto dello stereotipo dell’omicida, eppure tutte le prove raccolte sulla scena del crimine lo indicano come colpevole.

Martin, tuttavia, crede nell’innocenza di Aaron, sottoponendolo a intense sedute di psicoterapia. Durante questi incontri, emerge un lato inquietante e insospettabile del ragazzo, come se egli fosse bipolare e fosse animato da due personalità completamente diverse tra loro, delle quali una è persino capace di uccidere. Questa scoperta, oltre al ritrovamento di filmati in cui l’arcivescovo costringe Aaron ad avere rapporti sessuali con la sua ragazza in presenza sua e di un altro giovane, è l’asso nella manica di Martin al processo.

Ma il brillante avvocato ha davvero scoperto tutta la verità? Il ragazzo è davvero vittima di una seconda personalità indipendente dalla sua volontà? E se niente fosse come sembra?

Curiosità

  • La sceneggiatura del film si basa sul romanzo giallo Primal Fear di William Diehl.
  • Per la sua eccellente interpretazione in questa pellicola, Edward Norton è stato candidato ai premi Oscar del 1997 come Migliore attore non protagonista e ha vinto un Golden Globe nella stessa categoria. L’attore ha ricevuto anche una nomination ai premi BAFTA.
  • Nella colonna sonora del film compare come tema principale Canção do mar, hit della cantautrice portoghese Dulce Pontes, contenuto nel suo secondo album, Lágrimas, del 1992. In una scena del film si vede che uno degli attori regala il cd a Richard Gere.

Fratelli in erba

Quando Bill Kincaid (Edward Norton) riceve la notizia dell’assassinio del suo gemello Brady (Edward Norton), morto in un affare di droga andato male, lascia il suo posto di professore di Filosofia Classica alla Brown University e torna al suo paese nativo, nella rurale Oklahoma. Al suo arrivo però si rende conto che i racconti sulla morte di suo fratello sono “alquanto esagerati” e presto si trova coinvolto in uno dei complotti di Brady. Seppure con molte perplessità e dopo delle resistenze iniziali, Bill accetta di partecipare al piano del fratello trascorrendo un po’ di tempo nei panni di “Brady” in compagnia della madre Daisy (Susan Sarandon), fuggita alla contro-cultura scegliendo di andare prematuramente a vivere in una casa di riposo per anziani, e di Janet (Keri Russell), donna colta che ha abbandonato la vita movimentata per viverne una più tranquilla in un angolo appartato dell’America. Nel frattempo Brady e il suo migliore amico nonché socio Bolger (lo scrittore- regista Nelson) usano questo alibi perfetto per risolvere i loro problemi con Pug Rothbaum (Richard Dreyfuss, premio Oscar), un membro di spicco della sinagoga, nonché spacciatore di narcotici a Tulsa a cui devono dei soldi.

Frida

Nel 1925 Frida Khalo, a 18 anni, rimane vittima di un incidente stradale e le ferite che riporterà le cambieranno drasticamente la vita. Questo film, prodotto dalla stessa Salma Hayek, messicana come la pittrice scomparsa nel 1954, è la storia della vita di una donna forte, compagna del grande pittore messicano Diego Rivera e amante di Leon Trotsky. Dei suoi eccessi femministi, della sua bisessualità, della sua sofferenza fisica e della sua arte. Un personaggio scoperto dal grande pubblico solo negli ultimi anni, ma che ha influenzato la prima metà del secolo. Soprattutto in America Latina. Il film è tratto liberamente dall’omonimo libro di Hayden Herrera, pubblicato in Italia da La Tartaruga Edizioni. Un film biografico, con qualche visione surreale della regista Julie Taymor, che ha voluto interpretare a suo modo il pensiero della Kahlo: immagini oniriche, pittura che si confonde con la realtà, drammi vissuti in ambienti senza concezioni spazio-temporali. Un tocco registico azzardato, ma coraggioso e originale. Buono il cast, al completo, e ottimo il lavoro delle scenografie e dei costumi. Da vedere, se non altro per conoscere meglio Frida Kahlo e per apprezzare una convincente Salma Hayek.
(andrea amato)

Tutti dicono I love you

Le disavventure di una famiglia di classe medio-alta di Manhattan tra casa, Venezia e Parigi. Una vivace confusione che Allen utilizza per realizzare un musical. Il semplice piacere di guardare gli attori cantare meravigliose vecchie canzoni (solo la Barrymore è doppiata) fa dimenticare tutti difetti del film (comprese la mancanza di una storia e la curiosa insensata abitudine delle telecamere di non riprendere chi sta cantando). Tutti sembrano divertirsi un sacco e Woody ritorna con piacere sul suo personaggio di perdente. La colonna sonora è brillantemente arrangiata da Dick Hyman.

The Score

Come è possibile che due mostri sacri come Robert De Niro e Marlon Brando, due ottimi attori come Angela Basset ed Edward Norton, diretti da un bravo regista come Frank Oz, possano dare vita a un film così brutto? Nick Wells (De Niro) è un fenomenale ladro di gioielli, che da 25 anni compie furti eccellenti commissionati dall’amico ricettatore Max (Brando). Come copertura ha un jazz club e quando decide di farla finita con i furti, per sposare la sua amata (Basset), organizza il colpo del secolo in un museo. Ad aiutarlo nell’impresa c’è un giovane e promettente ladro, ma un po’ irrequieto. Di sfondo una bellissima Montreal, l’unica nota positiva del film. Banale il soggetto, brutti i dialoghi, prive di emozioni le scene ad «alta tensione», sciapa la regia. Incredibilmente il buon Bob De Niro imbrocca un altro fiasco. Ormai gira voce che lavori solo dove viene ben pagato, senza tener conto del copione. Di Brando ormai non ci si stupisce più: è l’ombra di se stesso. Questa volta è davvero il crepuscolo degli dei?
(andrea amato)

La 25ª ora

Monty Brogan (Edward Norton) è uno spacciatore. Qualcuno, forse la sua ragazza, ha fatto la spia alla polizia, che ha trovato la droga nel divano di casa sua. Ora ha 24 ore per salutare tutti e andare per sette anni in prigione. La giornata più lunga e allo stesso tempo più corta della sua vita. Cosa fare? Chi salutare? Cosa dire? Il tempo è tiranno e ormai non c’è più certezza, se non quella di andare in carcere. Monty cerca di recuperare il rapporto con il padre e passa la maggior parte della giornata con i suoi due più cari amici: un broker di Wall Street e un professore di letteratura inglese. E poi con la sua città, con la sua Manhattan, ancora scossa dall’11 settembre, ma sempre affascinante e piena di charme. Una città multicolore, multilingue, piena di contraddizioni e odio, che sa però stringersi in un’unica anima nel momento dell’emergenza. Monty è tormentato dal fatto che possa essere stata la sua ragazza a tradirlo, ma forse… Spike Lee torna alla regia con un grande film, un pugno allo stomaco per emotività, poesia, romanticismo, disillusione e intimità. Tratto dal libro di David Benioff, che ha scritto anche l’adattamento cinematografico, la pellicole vive su due storie parallele: quella del protagonista Monty Brogan e quella dell’altra protagonista, Manhattan. Una più personale e intima, l’altra corale. Una che sta scivolando verso il basso senza alcun tipo di scampo e l’altra che lotta per risalire. Una pellicola sulla vita e sulle possibilità di riscattarsi quando ormai è troppo tardi. Un gran bel film, girato come solo Spike Lee sa fare: montaggio originale, musiche perfette, fotografia accattivante, cast impeccabile. E poi: «Potete cambiare la vostra intera vita in un solo giorno?».
(andrea amato)

The Illusionist

Vienna, seconda metà dell’Ottocento. Edward è un giovane popolano con la passione per la magia: la principessa Sophia si invaghisce di lui ma il loro sentimento è osteggiato dalla famiglia reale. Edward allora decide di partire e non fa ritorno a Vienna per quindici lunghi anni. Al suo ritorno è diventato Eisenheim The Illusionist e incanta le platee con i suoi incredibili trucchi: la sua fama è tale che una sera anche i regnanti decidono di assistere al suo spettacolo.

The Italian Job

Los Angeles. L’astuto ladro Charlie e il suo amico di vecchia data John, sfuggito alla libertà vigilata, decidono di riunire un gruppo di fidati professionisti del mestiere e organizzare un colpo a Venezia. Obiettivo: rubare una cassaforte contenente trentacinque milioni di dollari in lingotti d’oro. Il colpo riesce ma al momento della spartizione Steve, uno dei componenti della banda, organizza un’imboscata e si impadronisce di tutto il denaro, uccidendo John e credendo di essersi sbarazzato di tutti gli altri. Un anno dopo, Charlie e Stella, figlia di John nonché esperta in scasso, ritrovano Steve e meditano un piano per vendicarsi…

Nato come remake del cult
Colpo all’italiana,
così venne tradotto in Italia l’omonimo film del 1969,
The Italian Job
è una piacevole sorpresa che l’estate riserva agli amanti del genere. Qualcuno ricorderà il Micheal Caine della pellicola d’annata che allora si cimentava con un memorabile colpo a Torino (da cui il titolo) ma poco o nulla ritroverà nel film in questo momento sul grande schermo. Il regista F. Gary Gray conferma l’innegabile abilità di
director
già emersa nel particolarissimo
Il negoziatore
raccontando l’organizzazione del colpo, il consumarsi del tradimento, la meditata vendetta e l’immancabile colpo di scena finale, il tutto condito da una buona dose di ironia e da un montaggio inedito, quantomeno per una produzione hollywoodiana che evita i ritmi nevrotici cui lo spettatore odierno si sta suo malgrado abituando. Non mancano gli effetti speciali del caso, utilizzati in scene costruite appositamente per catturare l’attenzione e creare suspance (come peraltro richiede il genere degli
heist
movie che tanto successo sta avendo negli ultimi tempi) e di fronte al lungo inseguimento (accompagnato dalle musiche dei Pink Floyd) in cui sono state utilizzate ben trentadue Mini Cooper coloratissime e abilmente truccate (gentilmente offerte dalla Bmw), si rimane letteralmente senza fiato.
The Italian Job
è un film che non ha paura di cambiare ritmo e stile a ogni snodo del racconto e che trova il suo punto di forza in una sceneggiatura a tratti divertente e divertita, anche se la sensazione è quella di trovarsi più di fronte a una commedia condita di omicidi e rapine che a un thriller dai risvolti drammatici. La validità della troppo breve prova di Donald Sutherland (John) era scontata, ma accanto a lui ci sono un perfido Edward Norton (Steve), come al solito bravissimo nell’interpretare personaggi sgradevoli e totalmente privi di etica e morale (come già accaduto in
Schegge di paura
e
Fight Club)
e la bionda Charlize Theron, mai così bella e in grado di bucare lo schermo con una sola occhiata. Buone notizie, insomma, per tutti coloro che amano il cinema scacciapensieri e che vanno in sala con l’intento di divertirsi ma non si accontentano di assistere a due ore di effetti speciali. Una bella storia, un film piacevole, non un evento.
(emilia de bartolomeis)

Tentazioni d’amore

Brian e Jacob sono legatissimi fin da bambini: uno cattolico, l’altro ebreo. Da grandi diventano rispettivamente un prete e un rabbino, ma rimangono amici per la pelle. Quando però si rifà viva Anna, comune compagna d’infanzia diventata nel frattempo affascinante donna-manager, nascono alcuni problemi. Primo: Jacob si innamora di Anna e nasce una relazione, quando gli toccherebbe una bella ragazza ebrea. Secondo: di Anna si innamora anche Brian, che ovviamente non potrebbe… Ed Norton, che esordisce nella regia imbottendo senza motivo il film di musiche del
Buena Vista Social Club
, vorrebbe fare la commedia sofisticata ma gli viene soltanto una sciocchezzuola leziosa (e noiosa: due ore e dieci!). La coppia Norton-Stiller, al di là dei bei vestiti e delle mossettine, è del tutto inverosimile. Se questi fossero i campioni del modernismo ecumenico, meglio Scientology. In confronto i preti canterini di Bing Crosby sono personaggi bressoniani. La commedia è davvero un’arte perduta anche a Hollywood?
(emiliano morreale)