Animal Factory

La vita da carcerato di uno spacciatore che assiste a continue violenze sessuali. Cercherà protezione dal boss dei detenuti con il quale progetta un’evasione… Aumentano sempre più gli attori americani che con minore o maggiore assiduità si dedicano alla regia. Ma di Steve Buscemi, uno degli attori più cari ai fratelli Coen, avevamo già apprezzato l’opera prima
Mosche al bar
per non attendere con una certa impazienza e con interesse
Animal Factory
, tratto da un romanzo di Edward Bunker. Bunker, che co-firma anche la sceneggiatura, è stato autore dello script di
A 30 secondi dalla fine
di Andrej Konchalovskij e ha impersonato il Mr. Blue de
Le iene
di Quentin Tarantino. Insomma, è uno che di ambienti duri e di canaglie matricolate se ne intende, non foss’altro perché in carcere c’è stato davvero e ha potuto verificare di persona cosa voglia dire sopravvivere all’interno di strutture rieducative solo sulla carta. E infatti l’aspetto più convincente di
Animal Factory
, servito da un’inquietante e ossessiva colonna sonora di John Lurie, è proprio la capacità di riflettere con consapevolezza su un’esperienza vissuta. Decisamente più carente appare invece il lato registico. A differenza di
Mosche al bar
, Buscemi – che qui si ritaglia un piccolo ruolo positivo – non riesce a dare adeguato spessore visivo a una sceneggiatura estremamente solida, priva di concessioni banali agli stereotipi del genere carcerario oltre che aperta a diversi e sottili livelli di lettura. Peraltro lavora molto di più, e meglio, sulla recitazione, che è evidentemente un terreno sul quale si sente più sicuro: ne risulta una galleria di interpretazioni tutte memorabili, da quella del galeotto senior e intrallazzato Willem Dafoe, che fa da pigmalione al giovane delinquente Edward Furlong (già ottimo protagonista di
American History X
), al bravissimo e irriconoscibile Mickey Rourke – un attore che pochissimi registi hanno saputo valorizzare – nei panni del travestito.
(anton giulio mancino)