Casanova farebbe così!

Dall’omonima commedia di Peppino De Filippo e Armando Curcio. Don Agostino, che si vanta in paese di essere un irresistibile seduttore, scommette con gli amici che riuscirà a passare una notte in casa di Maria Grazia, la moglie di Don Ferdinando. In assenza di quest’ultimo, Don Agostino si fa ospitare da Maria Grazia con la scusa d’essere inseguito dai carabinieri. Film poco riuscito, nonostante gli sforzi dei due protagonisti. Nello stesso anno, Bragaglia aveva diretto i De Filippo in Non ti pago! (andrea tagliacozzo)

Roma città aperta

Nei mesi dell’occupazione nazista, le vicende di un partigiano, di un prete e di una popolana sono destinate a epiloghi ugualmente tragici.

Programmaticamente ispirato al Cln nella scelta dei personaggi, il progetto di Rossellini si trasforma in un miracolo di cinema. Dovendo rinunciare a Cinecittà occupata dagli sfollati, girando su avanzi di pellicola, un regista tutto sommato di regime prende due divi del varietà e crea uno sguardo nuovo sull’uomo e sul mondo. Molto cinema italiano ed europeo nasce da lì (anche la commedia all’italiana secondo alcuni, nella scena della padellata in testa al vecchio).

Ancora oggi il film è di una potenza insuperata, proprio per il suo straordinario intreccio fra rigore e melodramma. E rimane devastante l’urlo della Magnani, uno dei momenti più alti della storia del cinema.
(emiliano morreale)

47 morto che parla

Totò è Antonio Peletti, ricco e avarissimo barone che ha ereditato dal padre una fortuna in monete d’oro. Secondo il testamento paterno, però alla sua morte, Antonio dovrebbe lasciare metà del tesoro di famiglia al Municipio e l’altra metà al figlio Gastone. Ma il barone nega l’esistenza del testamento e caccia di casa Gastone. Da una commedia di Ettore Petrolini, uno dei film meno felici di Totò, stranamente frenato da un testo più rigoroso rispetto ai canovacci a cui era solitamente abituato. (andrea tagliacozzo)

Una bruna indiavolata!

Un giovanotto, avendo vinto una grossa somma al gioco, lascia la natia Torrazze, un paesino vicino Cremona, e si reca a Roma con l’intenzione di darsi alla bella vita. Ma giunto nella capitale, il poveretto viene derubato del portafogli con tutto il denaro. Scatenata commedia, incentrata quasi totalmente sul brio e sulla bellezza di Silvana Pampanini. Uno dei primi film di Ugo Tognazzi, all’epoca ventinovenne. (andrea tagliacozzo)