Maverick

Aggiornamento svogliato della serie televisiva degli anni Sessanta ricordata con affetto che si avvalle fortemente del fascino individuale per portare avanti una storia che si trascina troppo lenta e troppo a lungo. Gibson è divertente nei panni dell’abile baro delle carte a caccia di piatti ricchi a poker e il cast è pieno di facce familiari dal mondo dei western televisivi d’annata e della musica country contemporanea. Cercate un paio di cammei delle star dei film precedenti del regista Donner. Garner, che recitò nella vecchia serie tv, qui fa un maresciallo. Sceneggiatura di William Goldman. Panavision.

Gangster Story

Bonnie e Clyde, lui impotente e lei intraprendente e di liberi costumi, sono una coppia di gangster che mette a ferro e fuoco l’America degli anni Trenta, fino all’inevitabile epilogo tragico. Film epocale, con due divi belli, giovani e bravi (e la rivelazione Gene Hackman) e una storia d’amore rovente e tragica. Uno dei capolavori di Penn, uno dei classici di quella rivisitazione del passato – sospeso tra nostalgia e demistificazione – che diventerà uno dei cardini del cinema statunitense degli anni Settanta. Ritmatissimo, spezzettato, follemente libertario ma condotto fin dall’inizio sotto il segno dell’autodistruzione, un film che possiede la saggia e rispettosa memoria dei classici del gangster movie (
La donna del bandito di Ray, La sanguinaria di Lewis
) ma anche tutta la spinta ideale del ‘68. Un grande incrocio di tempi storici e mitici; un avvincente, nevroticissimo romanzo americano.
(emiliano morreale)

A casa dopo l’uragano

Wade Hunnicut è un ricco proprietario terriero, l’uomo più importante in una cittadina del profondo Sud degli Stati Uniti. Uno dei suoi due figli, Theron, s’innamora della bella Libby, ma il padre della ragazza fa di tutto per ostacolare i loro progetti di matrimonio. Libby, nel frattempo, è rimasta incinta e Wade, fratellastro di Theron, si offre di sposarla. Un eccellente melodramma, nonostante la lunghezza forse un po’ eccessiva. Grande merito agli ottimi interpreti (con Mitchum una spanna sopra agli altri) e alla regia fluida e sicura di Minnelli. (andrea tagliacozzo)