Duplex

Copa le vegia. A questo imperativo categorico giungono, al termine di una sequela di tragicomiche disavventure, la coppia di giovani sposi composta da Alex (Ben Stiller) e Nancy (Drew Barrymore). Lui, scrittore in procinto di terminare il secondo atteso, romanzo; lei, grafica in un’avviata rivista newyorkese, trovano finalmente il nido d’amore a lungo sognato. Per contratto devono però accettare la convivenza con un’anziana inquilina, la signora Connelly (Eileen Essel, 81 campanelli realmente suonati all’anagrafe), che si rivelerà tanto pestifera da indurre i due all’insano proposito dell’incipit. Con esiti infausti (ma non vi diciamo per chi).
Ispirato a un fatto realmente accaduto in Francia qualche anno fa, Duplex mette assieme un cast tecnico e artistico azzeccati per vestire elegantemente una commedia con screziature noir per altri versi non particolarmente originale. Siamo sempre dalle parti dei problemi di coppia, della schizofrenia della vita odierna, dell’improvviso erompere sulla crosta di perfetta rispettabilità dei personaggi di quegli «animali istinti» che sono in realtà prerogativa tutta e solo umana. Comunque si ride, e non è poco.
Larry Doyle, che ha scritto la sceneggiatura, e Danny DeVito, che ha curato la regia, si sono affidati a una coppia lanciatissima di attori: Ben Stiller e Drew Barrymore. Il primo è uno dei giovani artisti hollywoodiani dotato di maggior versatilità, con una predilizione per i ruoli comici dotati di fisicità (Ti presento i miei; Tutti pazzi per Mary). La Barrymore sta rapidamente costruendo, grazie a un viso rotondetto ma piacevole e soprattutto a un senso degli affari non comune, la sua terza vita artistica. La prima cominciò con E.T. e terminò con problemi alcolici a soli dieci anni; la seconda ne fece un’icona della trasgressione adolescenziale. Ora, a neppure trent’anni e con due matrimoni alle spalle (ora sta con Fabrizio Moretti, batterista degli Strokes), Drew si rigenera alla grande in costosi blockbusters (Charlie’s Angels 1 e 2) o in patinate commedie di cui è anche produttrice (50 volte il primo bacio e questo Duplex).
Due parole infine per la perfetta Eileen Essel, la vecchia che rende impossibile la vita dei due piccioncini. Indifesa, tenera, viscida, perfida, diabolica, sardonica: un perfetto camaleonte di ottanta e più primavere. Da amare (o uccidere). (enzo fragassi)

Titan A.E.

Anno 3028. La razza umana, al culmine del suo sviluppo tecnologico, viene annientata dagli spietati Drej. Il professor Tucker affida al figlio Cale un anello in grado di attivare un’ipersofisticata astronave di sua invenzione: il Titan A.E. 15 anni dopo: Cale lavora in una discarica spaziale; gli umani sono praticamente estinti, ma dal passato spunta fuori Corso, vecchio amico di Tucker, che tenta di convincere Cale a ritrovare il Titan A.E. e a lottare così per la causa dell’umanità. Dopo il flop di Anastasia Don Bluth ci riprova, ma Titan A. E. – al di là delle prodezze tecniche ostentate – è un’opera che riafferma tutti i limiti di un cineasta il quale, ossessionato dalla realizzazione e dal «maraviglioso», non riesce ad attivare alcuna suggestione narrativa. Sfruttando una misera traccia parahubbardiana (siamo dalle parti di Attacco alla Terra ), Bluth mette in campo tutti i progressi compiuti dalla sua squadra: e si tratta comunque di cose notevolissime, che però hanno il difetto di ritrovarsi in un film drammaticamente inerte, al quale manca quel soffio vitale che rende interessante anche il meno ispirato dei cartoon Disney. Come in una specie di showcase industriale, Titan A.E. risulta così un prodotto promozionale di tutte le maraviglie realizzabili in un futuro non lontano, del tutto privo di quel radicamento affettivo indispensabile per incontrare i bisogni immaginari del pubblico. (giona a. nazzaro)

Charlie’s Angels

Sembra che il miliardario Roger Corwin abbia sottratto al suo rivale Eric Knox un prezioso software in grado di riprodurre il dna vocale di ogni individuo. Knox si rivolge perciò alle Charlie’s Angels – ossia Natalie, Dylan e Alex – pregandole di tirarlo fuori dai guai. Le fanciulle indagano a modo loro e scoprono che Knox ha in realtà ben altre mire. Si può entrare in sala prevenuti quanto si vuole, ma vedere LL Cool J che diventa Drew Barrymore con un face/off in stile
MI:2
è una bella sorpresa (senza contare che poco prima c’era stata la gag del film proiettato sull’aereo: un probabilissimo
TJ Hooker: The Movie
). Poi partono i titoli di testa e in una manciata di minuti viene condensata, attraverso una serie di velocissimi frammenti, tutta la storia della televisione pop degli ultimi trent’anni. E così sembra di stare quasi dalle parti di un film dei Monkees dei bei tempi andati. Comunque l’intuizione di fondo non è tanto quella di rifare pezzi di cinema e di tv già «cultizzati», quanto di operare una sorta di archeologia glam degli anni Novanta come se essi stessi fossero oggetto di rievocazione critica (e/o nostalgica). Come dire, la classica strategia da futuro anteriore alla base di tutte le operazioni di ricontestualizzazione di retoriche e stilemi rétro. Detto questo, il film di McGinty Nichol procede spedito, accumulando frammenti, gag e citazioni (da
Diabolik
a
True Lies
passando per
Wheels on Meals
,
L’uomo nel mirino
e addirittura il finale di
Pallottole cinesi
) e sfruttando al meglio il plusvalore sexy delle tre protagoniste. Le coreografie sono ancora una volta frutto del genio del clan Yuen, ai cui membri Hollywood dovrebbe dare una medaglia per aver svecchiato, esteticamente, il cinema d’azione americano nell’arco di pochissimi film. La colonna sonora, infine, affianca tormentoni R’n’B a rockacci settanteschi come
Barracuda
delle Heart o
I Love R’n’R
di Joan Jett. Insomma, «McG» ha confezionato un vero e proprio «McMovie», che può anche risultare indigesto (se se ne abusa), ma semel in vita può persino risultare gradevole.
(giona a. nazzaro)

I ragazzi della mia vita

«Un giorno può farti cambiare la vita in meglio, un altro rovinartela. La nostra intera esistenza si riduce a quattro o cinque giorni importanti in grado di determinare tutto». Questa la frase cardine del film
I ragazzi della mia vita,
che racconta la vita della scrittrice Beverly Donofrio. Bev (Drew Barrymore) vive a Wallingford nel Connecticut, papà poliziotto e mamma casalinga. A 15 anni rimane incinta di un poco di buono innamoratissimo di lei. Decide di sposarsi e di sacrificare, momentaneamente, il suo sogno: andare al college a New York e diventare scrittrice. Il matrimonio naufraga a causa della tossicodipendenza del marito e Beverly deve crescere da sola suo figlio Jason. Riuscirà a realizzare il suo sogno? Ovviamente sì, visto che si racconta la vita della scrittrice Beverly Donofrio. Ma a che prezzo? Soggetto molto interessante, non sempre sostenuto da una sceneggiatura convincente. Chi invece convince molto è la bravissima Drew Barrymore, sempre più padrona della scena e dei suoi mezzi talentuosi. Una storia di sogni infranti contro lo squallore della vita di una periferia alla periferia d’America, lottando per se stessi e per chi si ama. Magari non sempre in maniera ortodossa.
(andrea amato)

Confessioni di una mente pericolosa

La vera storia di Chuck Barris, o così dice lui. Un importante autore televisivo di programmi ultra pop, come
Il gioco delle coppie, Tra moglie e marito, La corrida,
che di notte uccide per la Cia. Una vita vissuta pericolosamente, tra assassini a sangue a freddo e puntate pilota, tra spie nemiche e indici di gradimento. La pistola con il silenziatore e i dati audience, la ragazza conosciuta da giovane, decisa a sposarlo e a perdonargli tutti i tradimenti, o la misteriosa e fatale donna incontrata a Berlino Ovest? Due esistenze parallele che, alla lunga, si intrecciano, mischiandosi pericolosamente, fino ad arrivare alla paranoia, alla schizofrenia e all’esaurimento nervoso. Come uscirne? Semplicemente raccontando tutto e liberarsi del fardello. Nessuno sa con precisione se l’autobiografia di Chuck Barris sia reale o semplicemente frutto della sua fantasia, certo è che è risultata essere il soggetto perfetto per il debutto alla regia di George Clooney. Il bello di Hollywood, che recita anche in una piccola parte, ha voluto come sceneggiatore il geniale Charlie Kaufman, già autore di
Essere John Malkovich
e il
Ladro di orchidee.
Un film fatto in famiglia, prodotto dall’amico Steven Soderbergh e recitato dall’amica Julia Roberts, con due comparsate d’eccezione come Brad Pitt e Matt Damon, ironicamente scartati durante una puntata de
Il gioco delle coppie,
a favore di un goffo grassone. Ottima esordio di Clooney, che con la sua ironia e la delirante visionarietà di Kaufman ha permesso al protagonista Sam Rockwell di fare una splendida figura, vincendo anche l’Orso d’Argento al Festival del Cinema di Berlino 2003.
(andrea amato)

Everybody’s Fine

Dopo avere passato tutta la vita a lavorare per far stare bene la sua famiglia, per Frank Goode é arrivato il momento della meritata pensione, ma da quando é rimasto vedovo, si rende conto di non aver mai dedicato abbastanza tempo alla sua famiglia e che il collante che la teneva unita era sua moglie. Decide così di iniziare un nuovo corso e per farlo, invita i suoi figli per il week-end per un barbecue. Nessuno di loro però accetta l’invito, così Frank, deciso a riprendere in mano il rapporto con tutti loro, si mette in viaggio per andare a trovarli uno ad uno…

50 volte il primo bacio

Veterinario domiciliato alle Hawaii, Henry Roth si prende cura delle giovani donne in vacanza nell’isola con la stessa dedizione con cui guarisce gli animali ammalati. La sua vita da playboy subisce un drastico cambiamento nel giorno in cui incontra Lucy, una deliziosa ragazza sofferente di frequenti vuoti di memoria. I due si innamorano ma ogni singolo giorno lui è costretto a riconquistarla, giacché lei, a causa dei vuoti di memoria, non ricorda di averlo mai incontrato.

Due attori giovani, carini e più che mai sulla cresta dell’onda (Adam Sandler e soprattutto Drew Barrymore), un regista che ha già dimostrato di sapersela cavare con la commedia (Peter Segal, il cui esordio con
Una pallottola spuntata 33 1/3
non fece rimpiangere troppo il maestro David Zucker) e una storia che fa il verso a un classico degli anni Novanta come
Ricomincio da capo
di Harold Ramis. Dalla miscela di questi ingredienti di base è uscito un film leggero e divertente, che gioca con i vuoti di memoria della protagonista per ricreare ad ogni scena la magia del primo appuntamento. Una pellicola potenzialmente in grado di accontentare tutti: gli amanti della commedia americana che rifugge le sguaiataggini, gli inguaribili romantici che al cinema vogliono una storia d’amore che li faccia sognare e persino gli appassionati di musica, grazie alla divertente

colonna sonora,
composta da classici del pop-rock anni Ottanta riletti da band attualmente in attività.
(maurizio zoja)

Mai stata baciata

Josie Geller è una goffa e insicura redattrice del “Chicago Sun Times” che aspira a diventare giornalista. Le viene chiesto di infiltrarsi in un liceo come una studentessa qualsiasi, allo scopo di documentare vita e modi delle nuove generazioni. In Josie riaffiorano le umiliazioni subite nell’adolescenza, i continui scherzi e il fatto che all’età di venticinque anni non ha ancora baciato un ragazzo. Josie riesce a farsi amica di Aldys e ad essere invitata al ballo studentesco dal ragazzo più carino e popolare della scuola. Un terribile scherzo ai danni di Aldys la spinge però a rivelare la sua identità e a scrivere un articolo, unito alla richiesta, rivolta al professor Coulson, di ricevere il suo primo vero bacio…

Scrivimi una canzone

Una pop star degli anni Ottanta decide di scrivere di proprio pugno le sue canzoni, cosa che non aveva mai fatto nella sua carriera. Le cose però diventano più complicate del previsto e decide così di assumere una ragazza che sembra avere un talento naturale per la musica e i testi dell

Vertenza inconciliabile

Una bambina di dieci anni trascina i propri genitori, in procinto di divorziare, davanti al giudice. Marito e moglie, entrambi appartenenti all’estamblishment hollywoodiano, sono costretti a rievocare gli eventi che hanno portato allo sfaldamento del matrimonio. Buon debutto del regista Charles Shyer (in seguito autore del recente rifacimento de
Il padre della sposa
) con una commedia agrodolce che si fa beffe dell’ambiente del mondo dello spettacolo americano. A distinguersi è soprattutto la giovanissima Drew Barrymore, che due anni prima era stata tra i piccoli protagonisti di
E.T.
di Steven Spielberg.
(andrea tagliacozzo)

Everybody’s Fine – Stanno tutti bene

Dopo avere passato tutta la vita a lavorare per far stare bene la sua famiglia, per Frank Goode é arrivato il momento della meritata pensione, ma da quando é rimasto vedovo, si rende conto di non aver mai dedicato abbastanza tempo alla sua famiglia e che il collante che la teneva unita era sua moglie. Decide così di iniziare un nuovo corso e per farlo, invita i suoi figli per il week-end per un barbecue. Nessuno di loro però accetta l’invito, così Frank, deciso a riprendere in mano il rapporto con tutti loro, si mette in viaggio per andare a trovarli uno ad uno…

Tutti dicono I love you

Le disavventure di una famiglia di classe medio-alta di Manhattan tra casa, Venezia e Parigi. Una vivace confusione che Allen utilizza per realizzare un musical. Il semplice piacere di guardare gli attori cantare meravigliose vecchie canzoni (solo la Barrymore è doppiata) fa dimenticare tutti difetti del film (comprese la mancanza di una storia e la curiosa insensata abitudine delle telecamere di non riprendere chi sta cantando). Tutti sembrano divertirsi un sacco e Woody ritorna con piacere sul suo personaggio di perdente. La colonna sonora è brillantemente arrangiata da Dick Hyman.

E.T. l’Extra Terrestre

Un piccolo e indifeso extraterrestre si ritrova tutto solo sulla Terra, abbandonato dai suoi sbadatissimi compagni. Rifugiatosi nella casa di un famiglia americana, l’alieno s’imbatte in tre bambini che, dopo l’iniziale timore, decidono di tenerlo con loro. Grazie all’aiuto dei ragazzi, l’extraterrestre riesce a lanciare un segnale di soccorso indirizzato ai compagni. Uno dei maggiori successi della Storia del Cinema, allo stesso tempo divertente e commovente, realizzato con stile impeccabile e un entusiasmo quasi infantile da un ispiratissimo Steven Spielberg. Vincitore di tre Oscar, per la colonna sonora (straordinaria, di John Williams), gli effetti visivi e quelli sonori.
(andrea tagliacozzo)

La verità è che non gli piaci abbastanza

La verità è che non gli piaci abbastanza

mame cinema LA VERITÀ È CHE NON GLI PIACI ABBASTANZA - STASERA IN TV alex e gigi
Alex e Gigi

Nove personaggi alle prese con l’amore, tra speranze, sotterfugi, delusioni e inganni. Gigi (Ginnifer Goodwin) è convinta che, se un uomo trascura una donna, in realtà ne è innamorato. Alex (Justin Long), invece, le dice chiaramente che se un ragazzo non la richiama, “la verità è che non gli piaci abbastanza.” Tra i due, quindi, nasce un rapporto di amicizia/consulenza, e, forse, qualcosa di più.

E poi ci sono Neil e Beth (Ben Affleck e Jennifer Aniston), che stanno insieme da sette anni: lei vorrebbe sposarsi, lui odia l’idea del matrimonio. Cosa ne sarà della loro relazione, dunque? Si lasceranno definitivamente o troveranno un compromesso?

Il matrimonio di Ben e Janine (Bradley Cooper e Jennifer Connelly), invece, procede da anni in modo monotono. Le cose si complicano quando Ben incontra Anna (Scarlett Johansson) al supermercato. Lei è un’attraente insegnante di yoga che gli dà il suo numero. Tra i due cresce un’attrazione reciproca, che sfocia in una relazione extraconiugale. Ben, tuttavia, non regge il senso di colpa e confessa il tradimento a Janine, la quale tenta di salvare il loro matrimonio. I coniugi riusciranno a riprendere le redini della loro vita o dovranno lasciarsi?

Curiosità

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Neil e Beth
  • Il film risale al 2009 ed è stato diretto da Ken Kwapis. La sceneggiatura è basata sull’omonimo romanzo di Greg Behrendt e Liz Tuccillo, sceneggiatori di Sex and the City.
  • Con un budget di circa 40 milioni di dollari, la pellicola ha incassato ben 178,4 milioni di dollari in tutto il mondo. Insomma: un grande successo, soprattutto per il pubblico giovane.
  • Il titolo originale è He’s Just Not That Into You. La traduzione italiana, quindi, è abbastanza letterale.
  • La pellicola ha ottenuto una nomination ai People’s Choice Awards e una nomination ai Teen Choice Award.
  • Le riprese sono state effettuate in California, Oregon, Maryland e Regno Unito.
  • Le musiche sono del compositore californiano Cliff Eidelman (Rotta verso l’ignotoFree Willy 3) che torna a collaborare con il regista ken Kwapis dopo la commedia per famiglie L’amore è un trucco.
  • Nella colonna sonora sono inclusi brani di Maroon 5,R.E.M.Talking HeadsCuree il singolo Last Goodbye, cover del brano di Jeff Buckley cantata da Scarlett Johansson.

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Donnie Darko

Già la storia in sé è insolita, dal fascino rapinoso, quasi una sfida logica contagiosa: siamo nell’ottobre del 1988 in un’imprecisata cittadina della provincia americana, con ville ricche, strade pulite e campi di golf che sembra richiamare la città finta di
The Truman Show);
Donnie Darko (Jake Gyllenhaal) è un adolescente dall’intelligenza vivissima e dal nome di supereroe (gli dirà la sua ragazza), refrattario alla dilagante ipocrisia del mondo che lo circonda. In cura da un’analista per le sue frequenti allucinazioni, in rotta con i genitori con cui non dialoga, incompreso a scuola, non può confessare a nessuno che spesso la notte lo visita un coniglio che gli annuncia l’imminente fine del mondo e gli ordina di fare alcune cose.

Proprio in una di queste notti sonnambule scampa a un incidente inspiegabile (un reattore di boeing cade sulla sua stanza) e da allora comincia ad avere strane visioni.
Donnie fronteggia una duplice realtà con due tipi di problemi diversi. Da un lato il suo rigetto della superficialità (come quella dei suoi amici che sognano orge dei Puffi) e del fondamentalismo che lo circondano (incarnato dalla professoressa di ginnastica, fanatica adepta di una setta new age il cui guru, Patrick Swayze, predica una crescita lineare e manichea dalla rabbia all’amore); dall’altro gli inquietanti interrogativi su ciò che il coniglio vuole, e la paura della nuova dimensione del futuro schiusagli dalla rivelazione. Scoprirà che una ex professoressa di scienze della sua scuola ha scritto un libro,
The Philosophy Of Time Travel,
in cui vengono descritte esperienze identiche alle sue e avanzate teorie sul viaggio nel tempo che lo aiuteranno a capire.

L’unica cosa bella sembra essere per Donnie la tenera storia sbocciata con una nuova compagna di classe, Gretchen (Jena Malone), fuggita dal patrigno violento e convinta di vivere con la tragedia nel sangue. Ma il tempo stringe: il coniglio vuole che Donnie incendi la casa del guru (i vigili del fuoco vi scopriranno un’alcova per torture pedofile); la psicologa, allarmata dalle rivelazioni di Donnie sotto ipnosi, teme che il ragazzo faccia qualche sciocchezza; e lui, all’alba del giorno fatidico, dopo la tragedia consumatasi la notte prima, capirà come un universo tangente può incontrare quello primario e cambiarlo in meglio.

Se la sceneggiatura (dello stesso Kelly) incanta, non sono da meno i dialoghi (attenzione a quello fra Donnie e il suo professore di scienze su Dio e il destino, o con la psicologa sulla fine del mondo) e l’uso delle canzoni (con brani di INXS, Tears For Fears, Duran Duran), i cui testi fungono da contrappunto esplicativo di significati non detti. Geniale è il montaggio per opposizioni concettuali (Donnie e Gretchen che saltano felici nel giardino e poi lui dalla psicologa a parlare della solitudine davanti alla morte; il balletto scolastico delle piccole lolite organizzato dal guru pedofilo mentre Donnie ne brucia la casa) che sembra essere la cifra visiva del giovane regista. Il quale reinventa una struttura narrativa tipicamente made in Usa – viaggiare nel tempo per sistemare il presente (vedi
Ritorno al futuro) –
innestandovi citazioni da
E.T.
(la corsa in bici verso l’incontro risolutivo) a Kieslowski (la carrellata finale e catartica di tutti i personaggi come in
Film Blu),
mischiando il fantastico al romanticismo, la metafisica a un’ironia sociale sferzante.

Cinema giovane, fresco, di grande inventiva ed empatico per ogni fascia di pubblico. Un capolavoro di nuova generazione, che riscrive molti canoni creandone uno multiplo e indefinibile. Al momento la migliore definizione di cosa sia
Donnie Darko
l’ha data lo stesso regista: «Magari
Donnie Darko
è la storia di Holden Caulfield risuscitato nel 1988 dallo spirito di Phillip K. Dick, che inventava di continuo storie di schizofrenia e abuso di sostanze in grado di infrangere le barriere dello spazio e del tempo? O si tratta di una black comedy che presagisce l’impatto delle elezioni presidenziali del 1988? In primo luogo, ho voluto fare un film che deve essere visto e digerito più volte». Vedere per credere.
(salvatore vitellino)

Scream

Scream

mame cinema SCREAM - CHI URLA MUORE: L'HORROR STASERA IN TV drew
Drew Barrymore in una scena del film

L’horror Scream è ambientato a Woodsboro, in California. La diciassettenne Casey Becker (Drew Barrymore) e il suo ragazzo vengono brutalmente uccisi da un misterioso assassino. Un’altra ragazza, Sidney Prescott (Neve Campbell) viene aggredita, ma riesce fortunatamente a salvarsi. Sospettando del proprio fidanzato, Billy (Skeet Ulrich) la ragazza lo fa arrestare. Tuttavia, mentre il giovane si trova in prigione, Sidney riceve una telefonata: è l’assassino. Una volta scarcerato Billy, Sidney e il resto della comunità vivono nel terrore. Infatti, persino la scuola locale chiude e viene istituito un coprifuoco.

Ma basterà tutto ciò a evitare altri brutali omicidi? Chi è l’assassino e perché uccide? Quale sarà la sua prossima mossa? E, soprattutto, chi sarà in grado di sfuggirgli?

Curiosità

  • Nel film ci sono dialoghi che fanno satira sui vecchi film horror. C’è persino una citazione di Nightmare, quando il preside del liceo si affaccia nel corridoio della scuola deserta e scambia due parole con il bidello, il quale indossa un maglione a righe rosse e verdi, proprio come il famoso assassino sfigurato.
  • Dopo il primo Scream sono seguiti altri tre sequel, formando quindi una quadrilogia.
  • Il personaggio dell’assassino, che indossa una maschera di Halloween (Ghostface), è ispirato al serial killer Danny Rolling.
  • La pellicola fu un grande successo al botteghino, ottenendo uno degli incassi più alti del 1996. Infatti, il primo capitolo della saga ha ottenuto più profitti dei tre sequel.
  • L’attrice Drew Barrymore avrebbe dovuto interpretare la protagonista, Sidney, ma rifiutò sostenendo che, se lei fosse “morta” all’inizio del film, si sarebbe creata una maggiore suspance.
  • Sempre per il ruolo di Sidney fece l’audizione Melissa Joan Hart, che fu tuttavia scartata. Anche Reese Witherspoon rifiutò l’ingaggio.
  • Nella maggior parte delle scene, dietro la maschera di Ghostface c’è uno stuntman, non un attore.
  • La critica accolse favorevolmente il film. In particolare,  Morando Morandini scrive nel suo dizionario che «Craven gioca con gli stereotipi del genere, analizzandoli e smontandoli, ma anche con i nervi dello spettatore, dimostrandogli che funzionano ancora.»

Amore a mille… miglia

L’ironia e la sua non filtrata franchezza di Erin (Drew Barrymore) affascino il non recente single Garrett (Justin Long) con una birra, curiosità da bar e una prima colazione il mattino successivo. La loro alchimia sprizza scintille in un’avventura estiva a pieno titolo, ma non si aspettano che duri una volta che Erin deve tornare a casa a San Francisco e Garrett deve rimanere indietro per il suo lavoro a New York. Ma quando sei settimane di divertimento per tutta la città inavvertitamente acquistano significato, nessuno dei due è sicuro di voler che la storia finisca.

E mentre gli amici di Garrett, Box (Jason Sudeikis) e Dan (Charlie Day), scherzano sul suo taglio delle calorie pre-volo e il suo rapporto a tempo pieno con il suo telefono cellulare, a loro non piace perdere il loro migliore amico di bevuta per un’altra storia romantica. Allo stesso tempo, l’ iperprotettivo sorella sposata di Erin, Corrine (Christina Applegate), vuole tener lontana Erin da una strada fin troppo familiare. Ma nonostante i fronti opposti, i no degli amici e della famiglia, e qualche imprevista tentazione, la coppia potrebbe appena aver trovato qualcosa simile all’amore, e con l’aiuto di un sacco di sms, e telefonate a tarda notte, potrebbero effettivamente andare lontano.