Una spia per caso

Negli anni Cinquanta l’insegnante di lettere McGrath, che dopo il lavoro al liceo svolge anche la professione di istruttore di guida, dichiara alla moglie assetata di prestigio sociale di lavorare per la Cia. Le vicende si susseguono e lui viene effettivamente reclutato dalla Cia, per ritrovarsi paracadutato nella Baia dei Porci a tentare di uccidere Castro. Troppo intelligente per i lobotomizzati dei multiplex, ma allo stesso tempo troppo stupido per cervelli più fini; affabilità e ottime prestazioni sportive sono tutto ciò che questo film ha da offrire. Woody Allen (che ha scritto Pallottole su Broadway con McGrath) appare non accreditato.

Accordi e disaccordi

Dopo aver tentato di aggiornare il proprio cinema con passerelle di star e autoanalisi spietate quanto compiaciute, Woody Allen pensa bene di rifugiarsi nella sua più autentica passione: il jazz. Accordi e disaccordi è il ritratto di Emmet Ray, personaggio di fantasia definito da critici veri come «il miglior chitarrista del mondo dopo Django Reinhardt». Come già in Zelig , l’artificio serve ad Allen per raccontare la verità dell’ossessione, ma qui le ambizioni sono più limitate: attraverso la figura di Ray, genio sconclusionato e immaturo, pateticamente ridicolo quando non impugna una chitarra, passa evidentemente una riflessione sul rapporto arte-vita che però non appesantisce mai né il racconto né il divertimento. Ai critici non è piaciuto e in America è stato un flop, ma è il miglior Allen dai tempi di Crimini e misfatti. I jazzofili apprezzeranno lo score di Dick Hyman e la gustosissima ricostruzione di un soundie, cioè uno di quei cortometraggi musicali in voga negli anni Trenta e Quaranta. (luca mosso)