Francis all’accademia

Dopo aver sventato, grazie all’aiuto del mulo parlante Francis, un attentato ai danni di uno stabilimento atomico, Peter ottiene di essere ammesso all’Accademia di West Point. I risultati iniziali, però, sono disastrosi. Il film, terzo della serie
Francis il mulo parlante
, non si discosta molto dai precedenti: un onesto intrattenimento, senza troppe pretese d’originalità. Una curiosità: nel ruolo di uno dei cadetti appare un giovanissimo Leonard Nimoy, futuro Mr. Spock della serie
Star Trek
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(andrea tagliacozzo)

Tanoshimi – È bello amare

In Giappone, quattro marinai americani, per ottenere una licenza e raggiungere Kyoto, dove hanno stabilito fissa dimora in una Casa da tè, affermano di aver fondato un orfanotrofio. La piccola bugia, caduta nelle mani della stampa, acquista un’enorme risonanza e mette i quattro in un mare di guai. Pellicola dignitosa, sufficientemente divertente, ma dagli sviluppi fin troppo prevedibili. L’anno precedente, George Marshall aveva diretto Glenn Ford nel ben più riuscito
Gazebo
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(andrea tagliacozzo)

Cantando sotto la pioggia

Forse il capolavoro di Gene Kelly e del «suo» regista Donen: musical tutto cinematografico, tutto corpi, scatto, nervi. Ci sono i numeri di Gene Kelly che canta sotto la pioggia e di Donald O’Connor che fa l’acrobata (irresistibile), c’è il terzetto di «Good morning». Ma questo è anche uno dei primi tentativi di autocoscienza da parte di Hollywood, di rilettura acre della propria storia. A voler essere maligni, lo si potrebbe leggere in parallelo con Viale del tramonto di due anni prima, canto funebre del divismo e visione delle sue mostruosità. Singin’ in the Rain è uno dei primi film in cui la nostalgia si insinua a Hollywood; ed è forse questo a renderlo così perfettamente contemporaneo. «Questo film realizzato da un ballerino è il film della gioia», scrisse all’epoca Chabrol sui «Cahiers du cinéma»; ma si legga il saggio firmato da Michael Wood col senno di poi, e intitolato «Musica nel buio»: negli anni dei Brando e dei Dean, «il viso raggiante di Kelly divenne la maschera di una fiducia irrimediabilmente perduta». (emiliano morreale)