Guai in famiglia

Jon Aldrich conduce una tranquilla esistenza in quel di Chicago con moglie e figli. La pace è presto interrotta quando l’uomo è costretto a ospitare i suoi anziani genitori. In seguito a una numerosa serie di guai provocati dal padre di Jon, la moglie e i figli di questi se ne vanno di casa. Infelice esordio della Penta (l’ex società cinematografica di Berlusconi e Cecchi Gori) sul mercato americano. Il film, infatti, fu un clamoroso disastro commerciale. Non poteva essere altrimenti vista l’insipienza del prodotto.
(andrea tagliacozzo)

Supponiamo che dichiarino la guerra e nessuno ci vada

Un titolo orribile nasconde una decisa satira sui difficili rapporti tra una città di provincia e la vicina base militare fino all’inevitabile punto di rottura. Non ci sono dei veri “buoni” in questo insolito film; non è privo di difetti, ma certamente merita un’occhiata. L’idea fu poi ripresa in Tank. Rititolato War Games per la tv.

Oscar, un fidanzato per due figlie

Siamo negli anni Trenta. Il gangster Angelo Provolone, deciso a mantenere una promessa fatta al padre sul letto di morte, sta lasciare l’attività criminosa. Nello stesso giorno in cui dovrebbe entrare in società con un gruppo di banchieri, in casa Provolone si scatena il putiferio. Commedia degli equivoci divertente e movimentata, tratta da una pochade di Claude Magnier che nel 1967 aveva già ispirato
Io, due figlie e tre valigie di Edouard Molinaro
. Apparizione a sorpresa di Kirk Douglas nel ruolo del genitore morente del protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Scugnizzi

Assillato da un insistente creditore, un mediocre organizzatore di spettacoli decide di allestire una recita nel carcere minorile di Nisida nella speranza di ricavarne un congruo profitto. Durante le prove, l’uomo viene a conoscenza delle tragiche storie dei giovani reclusi. Scritto dal regista Nanni Loy a quattro mani con Elvio Porta (già co-sceneggiatore di
Cafè Express
), è un tentativo piuttosto debole di denunciare i mali di una città. Buone, comunque, le canzoni scritte da Claudio Mattone.
(andrea tagliacozzo)

Cocoon – L’energia dell’universo

In una casa di riposo per anziani, tre vecchietti non intendono rinunciare all’uso della piscina, momentaneamente affittata da un misterioso individuo. Dopo essersi immersi nell’acqua, grazie all’energia vitale sprigionata da alcuni strani massi depositati sul fondo della vasca, i tre ritrovano le forze di un tempo. Commedia fantastica e di buoni sentimenti realizzata dal giovane Ron Howard con la sicurezza e il mestiere di un veterano. Un film divertente, a tratti anche commovente. Don Ameche vinse l’Oscar 1985 come miglior attore non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

L’incendio di Chicago

Nel 1871, a Chicago, un giovane diventa il proprietario di un locale di divertimenti e si occupa, con profitto, di altre losche attività. Il fratello, un onesto magistrato, viene eletto sindaco ed è deciso a debellare la città dal vizio. Il film, che valse l’Oscar 1937 a Alice Brady come miglior attrice non protagonista, ricostruisce con grande spettacolarità l’incendio che distrusse gran parte di Chicago.
(andrea tagliacozzo)

La signora di mezzanotte

A Montecarlo, una ballerina americana, avendo sperperato tutti i suoi averi al tavolo da gioco, è costretta a impegnare il suo guardaroba. Giunta a Parigi, la donna viene assoldata da un ricco signore allo scopo di sedurre un giovanotto che da tempo gli insidia la moglie. Una commedia sofisticata, divertente e spumeggiante, soprattutto per merito della strepitosa sceneggiatura di Billy Wilder e Charles Brackett (in quello stesso anno i due, assieme a Walter Reisch, avevano realizzato il copione di
Ninotchka
di Ernst Lubitsch). La regia di Mitchell Leisen – in origine uno scenografo – è raffinata, ma priva dell‘efficacia di un maestro come Lubitsch. Rifatto dallo stesso Leisen sei anni più tardi con il titolo
Mascherata in Messico
.
(andrea tagliacozzo)
.

Una poltrona per due

In seguito a una futile scommessa, due fratelli, ricchi finanzieri, buttano sul lastrico un giovane ed efficiente manager della loro società, abituato a vivere nel lusso, per sostituirlo con un vagabondo afroamericano, abituato a vivere di espedienti. Una scatenata commedia, dominata dalla verve comica di Eddie Murphy (al suo secondo film, dopo il felice esordio con
48 ore
, girato l’anno precedente). Il tipico humour del regista (ovvero la vena anarchica di
Ridere per ridere
e
Animal House
) è tenuto un po’ a freno dalla confezione di lusso, anche se di tanto in tanto Landis non esita ad assestare un micidiale colpo dei suoi (vedi il personaggio della prostituta interpretato da Jamie Lee Curtis).
(andrea tagliacozzo)

Bigfoot e i suoi amici

Durante una gita fra i boschi, i coniugi George e Nancy Henderson s’imbattono nel corpo inerte di una specie sconosciuta, simile a un grosso scimmione. L’animale, ingombrante e pasticcione, viene ospitato nella loro casetta. Tornato rapidamente in salute, socializza con i figli degli Henderson, Ernie e Sarah, che decidono di chiamarlo Harry. Prodotto da Steven Spielberg, un film gradevole e di poche pretese che vinse l’Oscar per il miglior trucco (opera del geniale Rick Baker).
(andrea tagliacozzo)

Le cose cambiano

Seconda prova da regista di David Mamet, dopo il felice esordio del 1987 con
La casa dei giochi
. Dietro il compenso di un’agognata barca da pesca, un anziano lustrascarpe di Chicago accetta di prendersi la colpa di un delitto che non ha commesso. Prima di entrare in prigione, il vecchio ottiene di passare un week-end di relax, vigilato da un gangster piuttosto maldestro. Mamet si dimostra ancora una volta un dialoghista di prima qualità. Joe Mantegna, protagonista del precedente (
La casa dei giochi
) e del successivo (
Homicide
) film del regista, dà come al solito un’interpretazione misurata ma intensa. Piccola particina per Luca Barbareschi.
(andrea tagliacozzo)